Editoriale

Affetti dal linguaggio è il titolo di questo ventunesimo numero di Attualità Lacaniana, numero che inaugura il lavoro di una nuova redazione. Il linguaggio – o meglio la lingua, o lalingua, per usare il neologismo introdotto da Lacan per indicare la dimensione di godimento della lingua che precede e accompagna ogni intento comunicativo e di scambio – e il corpo, sono i temi centrali della parte monografica della rivista.
Già nel Seminario VI, Lacan ironizzava dicendo: “Io ignoro, a quanto pare, l’esistenza del corpo. Ho una teoria incorporea dell’analisi”. E proseguiva “È con le nostre membra che componiamo l’alfabeto di quel discorso che è inconscio”[1]. Certo, in quel momento Lacan si riferiva all’inconscio strutturato come un linguaggio, ma è su questa via che proseguirà la sua elaborazione, mettendo sempre più in rilievo come, al di là della significazione, il corpo, parlando, gode, e la lingua è fondamentalmente strumento di godimento.
L’analisi, dunque, è esperienza del corpo come resto, come Lacan lo definisce nel Seminario XX, resto dell’operazione di marchiatura, sempre traumatica, che lalingua produce sul parlessere.
“L’essere, è il godimento del corpo in quanto tale, cioè in quanto asessuato, dato che quel che si chiama godimento sessuale è segnato, dominato dall’impossibilità di stabilire in quanto tale, da nessuna parte nell’enunciabile, quel solo Uno che ci interessa, l’Uno della relazione rapporto sessuale”[2], dice Lacan in Ancora. L’essere parlante deve trovare il proprio modo, il bricolage che gli sarà possibile, per trovare un’articolazione fra gli affetti, il corpo e lalingua. La psicoanalisi può essere una via. Questa via, che la psicoanalisi offre a ciascun soggetto, si rivela tanto più preziosa oggi, quando il Nome del Padre non governa più gli ideali collettivi, e ciascuno è lasciato solo a sbrigarsela con il proprio essere. Lo psicoanalista si offre come partner-sintomo.
Le testimonianze e i testi degli AE, pubblicati nella sezione della rivista intitolata La passe, ne danno ragione, ciascuno con il suo punto irriducibilmente individuale che vi si mette in luce. Così come ne dà testimonianza la clinica delle psicosi, in relazione alla quale i testi che ci portano Verso Barcellona, ci spingono a lavorare intorno alla modalità possibile di annodamento dei tre registri che ogni soggetto può produrre, al di là del Nome del Padre, con le sue piccole o grandi invenzioni, incluse quelle che trovano posto nel campo cosiddetto artistico.
Questo numero di Attualità Lacaniana è un volume da lavorare, studiare, consultare, leggere e rileggere, perché presenta riflessioni e spunti che possono accompagnarci nel lavoro di Scuola sui temi cruciali che la psicoanalisi oggi si trova ad affrontare, sul piano clinico e sul piano epistemico. La scelta della nuova redazione, a cui vanno i migliori auguri di un buon proseguimento del suo lavoro, è quella di condurci, con questo strumento, attraverso i temi all’ordine del giorno dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi, ma anche attraverso i temi della nostra contemporaneità, che toccano profondamente la nostra esperienza di psicoanalisti nel XXI secolo.
E dunque un augurio di buona lettura

Paola Bolgiani

[1] J. Lacan, Il Seminario, Libro VI, Il desiderio e la sua interpretazione, Einaudi, Torino 2016, p. 305.
[2] J. Lacan, Il Seminario, Libro XX, Ancora, Einaudi, Torino 1983, pp. 7-8.