Appunti 133, Maggio 2016

Editoriale

Carlo De Panfilis

Cari lettori,

questo numero di Appunti si articola in sette sezioni:apriamo con il preciso resoconto di Michela Zanella della recente giornata nazionale di lavoro della SLP, Lavorare in istituzione, a partire dalla psicoanalisi. Segue Il corpo nella psicosi ordinaria di Florencia F. C. Shanahan testo di preparazione al XIVCongresso della New Lacanian School Segni discreti nelle psicosi ordinarie. Clinica e trattamento. La terza sezione, quella monografica, è dedicata all’adolescenza.  Seguono le rubriche Cartelli, Contributi originali e Psicoanalisi nella città in cui pubblichiamo i contributi dellesegreterie di Ancona e Napoli. Il numero si chiudecon Dalle Segreterie di città alla Scuola e ritorno, introduzione e resoconto, a cura di Sergio Caretto, della conversazione avvenuta tra il Segretario nazionale e le segreterie di città sul tema. Che cosa vuol dire essere lacaniani?

Lavorare nelle istituzione orientati dalla psicoanalisi

Istituzioni non solo quelle orientate dall’insegnamento di Lacan ma istituzioni altre, (CSM, Consultori, Cliniche e Centri Ospedalieri, ecc.) in cui operano analisti formati, analisti sperimentati, ovvero che hanno fatto l’esperienza di quello che hanno attraversato nella loro formazione. Si tratta, per l’analista sperimentato, di operare per fare posto alla singolarità, far circolare la parola del soggetto sofferente in istituzioni che, in quanto tali, si riferiscono ad un proprio sapere costituito. Per la psicoanalisi la clinica si realizza sotto transfert, l’etica e il desiderio dello psicoanalista, il suo rimanere nella posizione di analista analizzante in ascolto dell’inconscio, orienta il suo atto; lo psicoanalista è chiamato a sostenere l’incontro del soggetto con la sua parola, con la sua singolarità per superare e andare oltre a etichette nosografiche, e alla trasformazione di sintomi che interrogano il soggetto in disturbi e deficit. Michela Zanella nel suo contributo, Giornata di Scuola, articola le scansioni della giornata di Scuola mettendo in rilievo come per l’operatore rispetto all’istituzione in cui sitrova inserito, sia possibile la messa in atto di qualcosa di analitico per il soggetto che si rivolge all’istituzione.

Da Rio a Dublino 

J.-A. Miller, nella presentazione del recente Congresso dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi (AMP) che si è svolto a Rio de Janeiro intitolato Il corpo parlante. Sull’inconscio nel XXI secolo, afferma: “Finché l’ordine simbolico era concepito come un sapere che regola il reale e gli impone la sua legge, la clinica era dominata dall’opposizione tra nevrosi e psicosi”[1]. Ora, l’ordine simbolico ci appare come “[…]un sistema di sembianti che non domina il reale ma gli è subordinato”[2]. Ne conseguono effetti di uguaglianza clinica fondamentale tra i parlesseri.

 Il prossimo Congresso della New Lacanian School (NLS), che si terrà a Dublino in luglio, tratterà il tema Segni discreti nelle psicosi ordinarie. Clinica e trattamento. All’interno di una clinica continuista,  occorrerà cercare i piccoli indizi della forclusione,i “segni discreti” che mettono in luce “[…] un disordine provocato nella più intima giuntura del sentimento della vita nel soggetto”[3]. L’ordinario, si traduce in termini di forclusione generalizzata, in quanto manca nell’Altro il significante che significa il godimento e questo per tutti gli esseri parlanti. La nozione di psicosi ordinaria è un tentativo, nell’orientamento lacaniano, sia di parlare degli effetti mutevoli prodotti dalla matrice della nostra civiltà, sia d’inventare un linguaggio clinico confezionato su misura sull’esperienza singolare, come sostiene Florencia F.C. Shanahan nel suo contributo. Il testo, Il corpo nella psicosi ordinaria,è il risultato dell’articolazione tra il tema del Congresso di Rio sul corpo parlante e quello di Dublino sulla psicosi ordinaria. Quando l’Altro non esiste, quando si rivela nella sua natura di sembiante(far credere), la prospettiva si sposta dal corpo parlato a quella del “corpo parlante”, scrive l’Autrice.

Il tempo rarefatto dell’invenzione adolescenziale

“L’adolescenza è una costruzione”[4], un artificio significante, in questa epoca marcatamente incerta per quanto riguarda il reale. Freud non parla mai di adolescenza ma di pubertà poiché c’è un reale in gioco nel corpo dell’individuo che richiede risposte a una nuova situazione di godimento. L’adolescenza non è un concetto psicoanalitico, è invece un termine sociologico che la psicologia ha preso a prestito. Più pertinente alla clinica, è il termine pubertà. A. Stevens[5] propone di considerare l’adolescenza come sintomo della pubertà (modalità di godimento dell’inconscio). L’adolescenza costituisce la serie delle risposte possibili, riuscite o fallite all’apparizione di un reale che esordisce con la pubertà. Un tempo inventato, un tempo confuso, un tempo sospeso, un tempo di rabbia e di paura, un tempo di crisi, un tempo che mette in crisi, un tempo irresponsabile, il tempo del non volerne sapere di ciò che accade, un tempo dell’invenzione, dell’invenzione della propria singolarità. Il tempo del dramma dell’assunzione di ciò che l’adolescente percepisce nel suo corpo e non sa neppure da dove venga, da dove si origini e dove lo condurrà. Il soggetto nel tempo dell’adolescenza si scopre drammaticamente preso tra il proprio reale biologico e il mondo simbolico, con la necessità di una composizione singolare e il cammino, che può essere drammatico, che questo comporta.

In Il tempo inventato,Giovanna Di Giovanni precisa come l’adolescenza non sia riducibile al tempo del soggetto nella ricerca di un accordo vivibile con il corpo e con la società circostante, perché non dipende solo dal lui ma anche dall’Altro familiare e sociale, che spesso è più smarrito del ragazzo stesso. Nell’intervista Adolescenza e aggressività,Philippe Lacadée intravede cosa accade nella “delicata transizione” chiamata adolescenza, in cui la sessualità fa un buco nel reale. Un momento in cui il reale del corpo emerge in una maniera indicibile. La sofferenza che sommerge l’adolescente moderno è il godimento fuori senso, non traducibile in parole che, “in una crisi della lingua articolata all’Altro”, origina una violenza che, in maniera paradossale, si presenta come un tentativo di ricostituire un legame. In Adolescenza e tempo logicoAndrea Gravano precisa come l’identificazione con l’Altro che non esiste rappresenta uno dei frequenti sintomi contemporanei per un giovane: la cosiddetta adolescenza prolungata, la a-adolescenza. È un modo di rimandare il problema della separazione e, in ultima analisi, della significazione soggettiva. Questa sezione monografica si conclude con il contributo di Anne Edan Un’enunciazione pacificante. L’adolescente si sorprende, a volte, di detenere un sapere che non sospettava di avere, a volte misura l’abisso delle sue questioni senza risposta che riguardano il “Chi sono? Da dove vengo? Che cosa diventerò? Che ci faccio qui? Che vogliono da me?” Per l’Autrice è una molla simile che conduce il soggetto alla psicoanalisi e l’adolescente all’Unità di crisi. Occasione d’incontro che può lasciare un’impronta. Un “buon ricordo”, un momento di vita piuttosto che un momento di drammatica perdita.

Cartelli

 Pietra angolare e fulcro, è l’intervento conclusivo che Jean-Daniel Matet ha tenuto a Bologna nel novembre dell’anno scorso in occasione del primo incontro nazionale sui Cartelli organizzato dalla nostra Scuola. I Cartelli hanno un ruolo esemplare ed essenziale nella storia della Scuola. L’Autore indica i tre tempi che marcano la loro elaborazione nell’insegnamento di Lacan e analizza la principale evoluzione dei temi di lavoro dalla loro origine, facendo emergere in tal modo, quanto la vita dei Cartelli sia la vita stessa della Scuola. Di seguito, due testimonianze provenienti dal lavoro dei Cartelli: un aforisma, Una voce che risuona? di Emanuela Allegretto e un contributo, Fenomeno psicosomatico e sinthomodi Annarita Petrilli.

Contributi originali

 I contributi di questa rubrica sono quattro: il resoconto di unaconferenza-dibattitoorganizzato dalla segreteria di Torino, Le donne e le perversioni nella nostra epocadi Monica Buemi, Silvia Morrone, Davide Pegoraro; l’intervento in un dibattito pubblico a più voci,Il soggetto collettivo nella clinicadi Roberto Pozzetti, e due approfondimenti, L’equilibrista di Chiara G. Nicastri che riguarda la teoria e la pratica psicoanalitica in istituzionee Il sintomo irriverente di Leonardo Leonardisulla clinica dei fenomeni ticcosi. 

Psicoanalisi nella città

Concludiamo con questo numero il lungo cammino iniziato nel dicembre del 2011. In questa rubrica sono stati presentati i contributi di tutte le segreterie locali della SLP, una per una, per far conoscere meglio le caratteristiche della presenza della nostra Scuola nelle diverse città. Uno sguardo sul cammino che gli psicoanalisti hanno fatto nei loro specifici contesti, sulle loro esperienze e sugli effetti della loro pratica quotidiana nello stabilire un legame culturale e sociale con la città. In questo numero potrete leggere i contributi delle segreterie di Ancona e di Napoli.

La conclusione di questo ciclo ne apre un altro: dalla presentazione della propria esperienza nella città al dibattito tra le città, un dibattito a più voci, voci da nord a sud, un coro singolare che rilancia gli echi della presenza della psicoanalisi nella città, le sue emergenze, i suoi effetti nella società e nella cultura. Quali attività promuoviamo nelle città per dare testimonianza degli effetti di una formazione che deriva dall’insegnamento di Lacan? Il 26 e 27 febbraio 2016, a Mestre, la Segreteria Nazionale della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi ha convocato le diverse segreterie di città per confrontarsi e discutere insieme su come ciascuna realtà locale intende e fa esistere “l’essere lacaniani”. Ne è nato un dibattito, condotto da Sergio Caretto, sul temaChe cosa vuol dire essere lacaniani? Dalle Segreterie di città alla Scuola e ritorno.

Appuntamenti,come sempre, chiude questo numero.

 

Buona lettura

 



[1]
J.-A. Miller, L’inconscio e il corpo parlante, in Scilicet, Aggiornamento sul reale, nel XXI secolo, Alpes, Roma 2015, p. 277.

[2]Ibidem.

[3]J. Lacan, Una questione preliminare ad ogni possibile trattamento della psicosi, in Scritti, Einaudi, vol. II, Torino 1974 e 2002, p. 555.

[4]J.-A. Miller, In direzione dell’adolescenza, in  http://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/in-direzione-delladolescenza

[5]Cfr. A. Stevens, L’adolescence, symptôme de la puberté, in Feuillets du Courtil, n. 15, marzo 1998, pp. 79-92.

-92.

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