Carlo De Panfilis

I grandi problemi e le grandi sfide del XXI secolo sono globali
La nostra epoca presenta problemi drammaticamente urgenti come il cambiamento climatico, l’immigrazione e la rivoluzione tecnologica. Inoltre “il progetto neo liberale nel tempo della globalizzazione ha prodotto l’acuirsi delle disuguaglianze con nuove forme di concentrazione economica verticale e con comportamenti prevaricatori delle imprese, ha lasciato gli individui sperduti nel labirinto dei potenti mercati internazionali.”[1]

L’unione europea e le nuove esigenze di democrazia
L’unione europea era considerata uno strumento efficace per affrontare la globalizzazione, un coraggioso esperimento di democrazia transnazionale, un modo intelligente di dare stabilità ai vicini e un vincolo per rafforzare la posizione dell’Europa a livello globale. “Nell’Europa degli anni sessanta e settanta del secolo scorso, molta parte del discorso liberale riguardava il welfare state e l’idea della mutua responsabilità, il riconoscimento che la mutua interdipendenza e il senso di comunità fossero gli strumenti per sostenere lo sviluppo individuale.”[2]Negli ultimi venti, trenta anni la progressiva globalizzazione ha generato nuove costellazioni di autorità e diritti. Ci si pone la domanda “se gli Stati nazione sono ancora responsabili di quanto si verifica nei loro confini.”[3]
Il mercato sembra per lo più sottratto a ogni controllo democratico. L’Europa non è riuscita ad adattarsi agli enormi cambiamenti geopolitici, economici e tecnologici che hanno spazzato il continente nei tre decenni passati. La crisi finanziaria del 2008 e la crisi dei rifugiati del 2015 hanno messo in luce la debolezza delle istituzioni europee e la divisione tra gli stati membri. Quello che appariva come una sfida direttamente finanziaria e migratoria è diventata una sfida sociale, politica, culturale e persino ideologica.

L’Unione europea è declassata, per i populisti e sovranisti è la versione continentale della globalizzazione
L’Europa è accusata di essere cristallizzata da burocrazie inefficienti utili solo a preservare i privilegi del sistema finanziario e di alcuni Stati. Il libero commercio è considerato dai sovranisti lo strumento che consente di arricchire le multinazionali e la libera circolazione, garantita dal trattato di Schengen, l’espediente che permette ai migranti di muoversi in libertà, “rubando” risorse sociali e lavoro. I leader sovranisti e populisti si propongono di bloccare, invertire tale processo e far risorgere le nazioni che possono meglio garantire la protezione del cittadino. “Quello che giustifica l’eresia del populismo è l’esistenza dei privilegi”[4]. La soluzione proposta è la costruzione di un’identità di popolo unificatrice che lotta e abolisce i privilegi delle élite finanziarie e dell’apparato burocratico dell’Unione europea. I detrattori dell’Europa presentano soluzioni semplici a problemi complessi, senza alcuna garanzia di successo, che comportano l’arretramento di diritti civili e sociali acquisiti in nome della sicurezza e della sovranità del popolo.

Cosa c’è in gioco
Nella maggior parte dei paesi, l’attacco all’integrazione europea va di conserva con gli attacchi alla democrazia liberale e al libero commercio, alla migrazione e ad una società multiculturale, alle verità storiche e alla correttezza politica, ai partiti moderati, alla tolleranza culturale e alla neutralità religiosa. In poche parole, in gioco non è soltanto il futuro dell’Unione europea ma anche il futuro della società aperta liberale.

Perché l’Europa?
Perché si difende un’Unione Europea, che si è data una struttura non all’altezza della storia del suo tempo? Perché la storia deve continuare a essere scritta; perché è necessario confrontarsi con la storia in corso senza voltare lo sguardo ai fantasmi che provengono dal passato; perché appartenere a un popolo è una scelta; perché l’altro, lo straniero individuato dal pensiero populista come minaccia, alterità radicale e come causa del crollo di senso e del disordine, non dovrebbe farci paura ma interrogarci; perché il tempo della crisi della società attuale e “i cambiamenti che ci attendono in futuro sono una conseguenza di una lotta tra fratelli all’interno di una singola civiltà invece che uno scontro tra civiltà distinte. Le grandi sfide del XXI saranno globali per natura”.[5]E, come anticipava Lacan nel 1972, “se torniamo alla radice del corpo, se noi rivalorizziamo la parola fratello (…) sappiate che quel che ne deriva (…) è qualcosa che ha radici nel corpo, nella fratellanza del corpo, è il razzismo.”[6]Un passaggio della costituzione Europea recita: “(…) i popoli d’Europa, pur restando fieri della loro identità e della loro storia nazionale, sono decisi a superare le loro antiche divisioni, e uniti in modo sempre più stretto, a forgiare il loro comune destino”.
La psicoanalisi interroga sugli effetti della crisi epocale sulla soggettività e sulle risposte che gli esseri umani possono trovare nel tempo delle identificazioni unificanti e totalizzanti, delle rimozioni massicce, dell’odio, del razzismo, del disorientamento, della crisi e dei grandi cambiamenti.



[1] Sassen, S., 2015, “Espulsioni – Brutalità e complessità nell’economia globale”, Il Mulino, Bologna, p. 227
[2]Zielonka. J, 2018 “Contro- rivoluzione – la disfatta dell’Europa liberale” Edizioni Laterza Bari p, 40
[3] Ivi, 57
[4]J.-A. Miller “Reflexion sur le peuple e les populisme”: intervento di apertura del Forum europeo che si è ottenuto in occasione del Congresso Pipol 8 a Bruxelles
[5]Harari Y.N, 2018 “21 lezioni per il XXI secolo” saggi Bompiani, Firenze p, 167
[6]Lacan, J., “Le Seminaire XIX …ou pire ” Edition Seuil 2011, p. 236