Apprendere: desiderio o addestramento

47esime Giornate dell’École de la Cause Freudienne
25 e 26 novembre 2017 – Palazzo dei congressi di Parigi

Argomento e assi tematici

Apprendere: desiderio o addestramento.
Presentazione dell’argomento, a cura di Virginie Leblanc e Fabian Fajnwaks

Scosse dalla rimessa in dubbio dei valori tradizionali e disorientate dalla caduta degli ideali e dei punti di riferimento che erano presunti tracciare il solco delle vite ragionevolmente orientate, le nostre società rispondono allo smarrimento del nostro secolo attraverso un’esplosione dell’omni-educativo e l’esortazione quotidiana ad una vera e propria spinta all’apprendimento in ogni ambito della nostra vita.

Apprendere a elaborare il lutto, a vivere col proprio diabete o con la propria schizofrenia, cercando di individuare i segni premonitori di una crisi. Gestire le proprie emozioni, il proprio stress. Imparare a dominare il proprio comportamento, così come la propria immagine, attraverso un tutorial su Youtube. In ogni campo, si può apprendere la condotta appropriata: questa è diventata la vera e propria scommessa in ambito sanitario e politico. Se la sfera del pubblico arriva a estendere le sue ramificazioni fino a questo punto, non è forse anche vero che i molteplici volti della conoscenza, così come quelli della formazione, si legano sempre più profondamente a delle questioni economiche di controllo dei costi e di gestione del budget? Questo perché anche il sapere sembra essere diventato una merce, un bene che permetterebbe di vivere una vita regolare, a dispetto del “Tu puoi sapere” più intimo di ciascuno.

Tutti apprendisti?

Questo sapere, mutilato dei significanti primordiali, delle figure tutelari o dell’esperienza che gli donava la sua legittimità, si offre ormai senza domandare a coloro che lo apprendono nessun’altra forma di adesione, se non una sua completa assimilazione. Si moltiplicano, così, protocolli e linee guida di tutti i tipi, spesso non molto lontani da vere e proprie tecniche di addestramento. In ambito cognitivo ed evolutivo, si stimola il soggetto per farlo accedere a degli schemi precostituiti dall’Altro, passando attraverso degli stadi a cui egli è supposto pervenire. Persino nel campo amoroso, con un semplice clic si può beneficiare dei consigli di un coach per imparare ad approcciare una ragazza, o a sedurre sottomettendosi ai differenti “stadi” della coppia.

Tuttavia, là dove i soggetti umani fanno istituzione, nella coppia, nella scuola, nella famiglia e oltre, lontano da ogni forma di padronanza, di progetto, di raccomandazione di buone pratiche come di buone condotte, sono proprio il malinteso, il fallimento, la resistenza, se non addirittura l’opposizione violenta a farsi sentire tra i muri delle nostre aule, dei nostri ospedali, ovunque si verifichi ciò che è impossibile per struttura, ovvero trasmettere, insegnare, educare, curare e, soprattutto, amare.

Alla scuola della mancanza

Come provocare, dunque, un incontro con un sapere necessariamente intimo, come accompagnare il movimento verso una codifica di una domanda soggettiva, come suscitare il desiderio, che si trattasse di leggere, scrivere, contare, ma anche di vivere, lavorare o stabilire un legame?

Per cogliere com’è l’essere parlante che sempre decide quello che si tratta di apprendere. Per imparare cose che non sa, secondo l’espressione di Ernesto, ne La pioggia d’estate di Marguerite Duras.

Secondo la psicoanalisi, non si può incorporare niente, se non al prezzo di essersi prima alleggeriti di qualcosa, ovvero della soddisfazione che il soggetto poteva trarre dal proprio fantasma. L’apprendimento non sarebbe allora il risultato di un sapere da prendere dall’Altro, ma il frutto di una rinuncia che si paga a caro prezzo, al prezzo del proprio godimento, al prezzo di ciò che bisogna perdere per poterne conoscere almeno un frammento.

Aldilà dell’insegnar(si), dell’educar(si), non si tratterebbe piuttosto di puntare a un sapere che costi caro, per il solo fatto che il soggetto debba pagare di tasca propria, con il suo corpo, per avere la possibilità di scorgerne qualche cosa? Un’analisi può condurci fin lì, ma non è la sola. Perché per certi soggetti, il sapere si costruisce senza l’Altro, si inventa come soluzione all’abbandono soggettivo. In entrambi i casi, non si ottiene nessun’altra ricompensa se non la propria affermazione in uno stile di vita e la possibilità, forse, di apprendersi.

Traducteur : Marco Moretti