Editoriale
Andrea Gravano

Cari lettori,
questo numero di Appunti, il numero 144, esce durante un periodo non facile, di emergenza, nel quale, come non accadeva da lungo tempo, siamo tutti esposti a un reale che ci mette a dura prova.
Questo numero, nelle previsioni mie e della redazione, sarebbe dovuto uscire poco dopo la giornata di Scuola di febbraio: dopo che tale giornata è saltata, la stessa uscita di Appunti è stata oggetto di discussione. L’opportunità o meno di uscire in un momento di emergenza è in un certo senso divenuta un’occasione per meglio definire il perimetro della questione.
Se da una parte poteva pesare la considerazione ubi maior minor cessat a definire la scelta di rimandare la pubblicazione, dall’altra è emerso un desiderio di presenza che ha vinto ogni indugio: la psicoanalisi non si fa vincere da nessuna ondata di reale che tenta di sommergerla e il lavoro di Scuola, nel momento in cui viene portato avanti da coloro che, in quanto analisti/analizzanti praticano la psicoanalisi, non termina, non si ferma, ma addirittura avanza, anche sotto l’assedio del reale pandemico che determina questo tempo che viviamo.
Il tema in primo piano di questo numero di Appunti – Interpretare la Scuola – era stato determinato ben prima dell’emergere della pandemia e ho voluto – con l’accordo della redazione – che tale rimanesse, nell’idea che non sia tempo per parlare di quanto sta accadendo perché ritengo che lo si possa fare più opportunamente après coup, nel momento in cui il tempo dello sguardo potrà farsi tempo per comprendere; mi è parso altresì inevitabile aprire il numero con una Ouverture che dia una connotazione al tempo in cui viviamo.
Tuttavia mi pare opportuno sottolineare come già adesso si possa fare una considerazione: interpretare la Scuola è anche pensare a un legame sociale fra coloro – analisti/analizzanti – che intendano la psicoanalisi e la pratica analitica
come guida per tentare di far fronte a quel reale che ci circonda, nel proseguire con ogni mezzo che le nostre soggettività possano sostenere quel lavoro di sostegno, di ascolto, di cambiamento che ogni giorno compiamo e di cui siamo, con la nostra etica, responsabili. L’inventiva di ciascuno, la sua etica, unitamente al suo sinthomo nel costruire una risposta soggettiva unica al reale, faranno – come sempre – la differenza.
Mi auguro che questo numero di Appunti che vi accingete a leggere, cari lettori, sia per voi carico di suggestioni, utile e insegnante.