Carlo De Panfilis

Il bambino, declinazioni del reale

Il bambino è in presa diretta con il reale, con il reale del corpo pulsionale. Per i genitori, il figlio è qualcosa difficile da simbolizzare quando lo incontrano nella contingenza del traumatismo, nella malattia, nelle nascite premature e nelle espressioni delle diverse costellazioni sintomatiche.

Sintomi diversi

I sintomi del bambino sono la sua risposta inconscia a ciò che vi è di sintomatico nella struttura famigliare, sintomi che possono essere diversi se sono espressione di una presa del bambino nella sofferenza inscritta nella causa inconscia della relazione dei genitori, o se invece provengono dalla cattura del bambino da parte del godimento della madre[1].

L’enigma e il desiderio

Il bambino da un lato risponde al desiderio della madre – si tratta per lui, attraverso la metafora paterna, di assumere una versione del suo desiderio – dall’altro si trova di fronte anche all’enigma della donna in quanto madre[2]; è necessaria la costruzione di un fantasma per far fronte a tale enigma. Il bambino, inoltre, deve far fronte alle spinte pulsionali del proprio corpo.

Dal voler dire al godimento

Di fronte alla necessità di rispondere alle spinte pulsionali e all’enigma del desiderio dell’Altro, emergono nel bambino sintomi che toccano il corpo, sintomi singolari che si manifestano in modo a volte bizzarro, incomprensibili, come agitazione, disinteresse, mutismo, assenza di desiderio, preoccupazioni folli e terrificanti, idee d’intrusione che paralizzano; fusionalità con la madre, inibizione, angoscia, apatia, tristezza, disorientamento, anoressia, bulimia, difficoltà negli apprendimenti scolastici, balbuzie, tic, disturbi psicosomatici. Ma se il sintomo è un voler dire, è anche un godimento che s’impone al soggetto. Il sintomo è anche soddisfazione libidica. Il soggetto prova un godimento che lo sopravanza nella realizzazione stessa del sintomo. Il significante che è implicato è al contempo quello che fa senso e procura un godimento[3].

Corpo, lalingua e fragili risonanze

Nel bambino incontriamo fenomeni per cui il corpo non risponde ad alcune funzioni senza che ci sia una lesione né la costituzione di un sintomo. Il bambino inciampa con il suo corpo e nel suo corpo. Appare un corpo mal delimitato nella sua estensione e in difficoltà in rapporto alla dimensione della temporalità, corpo difficile da rappresentare e da localizzare nello spazio. Bambini non abili, inabili nell’uso degli oggetti; bambini che sanno quello che devono fare di fronte a un compito ma non sanno come farlo, incapaci di eseguire un progetto; bambini con un corpo che non sa correre, che non sa saltare o malato di vivacità, senza ordine; bambini disgrafici, disattenti, disprassici, dislessici. Corpo come Altro in cui il soggetto fa fatica a localizzarsi – come nelle neoconversioni – ma dove l’accento è posto sulla dimensione temporale della localizzazione corporea. Fragilità del corpo come proprio, come origine. Luogo del corpo apparentemente inconsistente. Nella clinica dell’“inabile con il corpo o del corpo maldestro, addormentato” è la costruzione del corpo che è in questione. Il corpo come evento. Il reale della lalingua non è forse entrato in modo percettibile permettendo le rappresentazioni del simbolico, del significante come sostanza godente nell’immagine dell’unità del corpo. Immagine del corpo dalla materialità fragile.

Note per la conduzione della cura

Nel bambino come nell’adulto occorre che il soggetto abbia sufficientemente costruito il fantasma che lo anima, con la versione dell’oggetto di cui dispone secondo l’età. È questa la dimensione dello sviluppo secondo Lacan. Sostenere il dire del bambino nella costruzione del fantasma, seduta dopo seduta, permettendo alla madre, laddove possibile, di far emergere un’altra posizione di fronte al reale del figlio. Procedere quindi nella direzione di una cura che permetta al bambino di non essere il condensatore del godimento della madre implica che il bambino abbia localizzato questo godimento in una costruzione fantasmatica. A ognuno il suo oggetto, potremmo dire, a ognuno il suo fantasma.

 

Madre-bambino, un legame non scontato

Madri che non vogliono sapere ciò che accade loro, madri che si raccontano. Madri arrabbiate per il figlio che non è come avrebbero voluto, madri afflitte dal senso di colpa, madri arroganti, madri disperate. Il legame madre bambino non è scontato né obbligatorio; si può istituire dopo, nel tempo, in un discorso. Passare dal sentirsi causa dei problemi del figlio al sentirsi in causa, implicata, in presenza è possibile ed è ciò cui può mirare una cura.

Il padre al di là dell’Edipo

Padri che non arrivano ad assumere le conseguenze della filiazione, padri distratti, padri umiliati.  L’operatività del padre si produce lì dove egli assume le conseguenze del suo desiderio, dove egli

dimostra di non retrocedere di a fronte alla spinta a godere e alla segregazione causata da tutti i processi di classificazione; si tratta per il padre di confrontarsi, come dice É. Laurent, con la parte perduta del vivente, “[…] [questo] statuto del padre è solidale a quello della fine della analisi”[4].

 

[1] Cfr. J. Lacan, Nota sul bambino [1969], in Altri scritti, Einaudi, Torino 2013, p. 367.

[2] Cfr. É. Laurent, La fin de l’analyse pour les enfants  in Les Feuillets du Cortil, n. 30  Leens – Belgique 2009, p. 21

[3] Cfr. H. Bonnaud, L’inconscient  de l’enfant, Navarin, Paris 2013, p. 61

[4] É. Laurent, La fin de l’analyse pour les enfants, cit., p. 21. [T.d.A.].