Editoriale
Carlo De Panfilis

Cari lettori,

nella prima parte di questo numero troverete due  rubriche: il “Lavoro dei Cartelli” e  “La psicoanalisi nella città“, questa volta dedicata a Roma, la cui segreteria ci mostra e racconta come l’insegnamento  di Lacan e la SLP hanno  inciso e operano  nella capitale  attraverso il lavoro degli psicoanalisti lacaniani.  Nella seconda parte, pubblichiamo  testi presentati nel convegno dedicato al ricordo di Martin Egge “Autismo. Dalla parte del soggetto”. In chiusura, il contributo di Maria Rosa Salvatore, psicoanalista, membro SLP e docente di storia e critica del cinema, dal titolo ” Shame, il godimento del corpo”.

Freud, nel testo del 1919 “Bisogna insegnare la psicoanalisi all’Università?”, affermava che la formazione degli psicoanalisti si dovesse realizzare partendo dall’analisi personale, attraverso il sapere sull’inconscio che emerge nel corso dei trattamenti (con la supervisione e la consulenza di psicoanalisti riconosciuti), lo studio della letteratura specializzata, la partecipazione a ciò che lui chiamava le “riunioni scientifiche” della società psicoanalitica e, infine, il contatto personale con i suoi membri più esperti. Oggi, queste argomentazioni di Freud sulla formazione dello psicoanalista sono nel Campo Freudiano interpretate attraverso l’analisi personale, il controllo e l’insegnamento. Tutti meccanismi che si rapportano all’elaborazione di un sapere. Lacan, nel 1964, in occasione dell’atto di fondazione dell’Ècole Freudienne di Parigi, istituisce il Cartello, dispositivo di lavoro, di trasmissione di un sapere a cui possono aderire sia coloro che praticano la psicoanalisi sia chiunque desideri studiarla. I membri del Cartello non sono dei soggetti dei quali si suppone il sapere o dei saccenti. Ciascuno vi entra con il proprio tratto, messo in valore come tale. È questa la condizione per un lavoro che produca sapere. Il rapporto di ognuno con il sapere, nel lavoro di Cartello è sempre particolarizzato. Si tratta di un rapporto con il sapere radicalmente alternativo al sapere universitario. Ciascuno vi partecipa a partire dal proprio interrogativo, nella sua singolarità ma non nella solitudine, in quanto il prodotto del lavoro di ciascuno in Cartello è rivolto alla Scuola. Il Cartello è uno strumento della formazione degli psicoanalisti, è un organo di base della Cause Freudienne.

I quattro testi che vi proponiamo nella rubrica dedicata al lavoro dei Cartelli sono stati presentati alla giornata “Intercartelli” organizzata dalla segreteria SLP di Bologna e Rimini nell’ottobre di questo anno.

I primi due, apertura della giornata di lavoro, sono quello del presidente della SLP Paola Francesconi, “Dall’iscrizione alla scrittura“, e quello di Amelia Barbui, responsabile nazionale ai Cartelli. Paola Francesconi argomenta con precisione l’importanza di un rilancio  del dispositivo del Cartello nel tempo presente della nostra comunità psicoanalitica e della SLP. Amelia Barbui,  articolando  lo schema del funzionamento del Cartello, evoca  il  lavoro del Cartello anche come  un esercizio dell’Arte di interpretare il testo prescelto all’interno del tema (sinfonia) nel quale i membri del Cartello si ritrovano. Segue Giuliana Zani che, ne  “La scrittura dell’oggetto a nel seminario XX“, apre il suo intervento domandandosi “in che modo dobbiamo situare la funzione dello scritto nel discorso analitico?” Le riflessioni dell’Autrice testimoniano la messa al lavoro che la lettura dei testi di Lacan produce. Infine, Silvia Di Caro, in “Sulla mia esperienza di Cartels“, attraverso la testimonianza del proprio lavoro nel Cartello, tratteggia, delinea, le modalità di elaborazione del sapere mostrando l’efficacia delle soluzioni trovate in questo dispositivo.

La psicoanalisi nella città” è aperta da Di Ciaccia, con elucidazioni sulla elaborazione del sapere e l’insegnamento, in “SLP Roma“, in continuità tematica con i testi che lo hanno preceduto nella rubrica precedente. Nei contributi  che seguono troviamo:  una riflessione sulla esperienza della psicoanalisi applicata, di Monica Vacca, in “Dal-sapere al non sapere,-l’invenzione”; “La psicoanalisi nella città“, un leggero, caldo, personale sguardo su Roma, sulla sua comunità psicoanalitica e sulla Scuola, di Laura Rizzo; Michele Cavallo con “I non-luoghi della psicoanalisi”, sulla presenza e l’operare della psicoanalisi nei luoghi dove si può applicare, istituzioni, contesti di cura, formazione e intervento sociale; Il Ce.cli di Roma”, di Ezio De Francesco, sull’esperienza del Centro clinico di psicoterapia e psicoanalisi applicata di Roma; “Il femmicidio: un reale senza legge”, un’analisi, uno studio, una testimonianza di pratica psicoanalitica in tema di violenza sulle donne, di Laura Storti; la presentazione di un intervento presso “Il Cortile”,Il caso di Leylan – un ciclo brevissimo“, di Maria Rita Conrado;  la presentazione del Centro Clinico di ascolto e di accoglienza “Il Cortile”, di Laura Di  Masso.

Nella rubrica “Convegni” potrete leggere  testi presentati  nel convegno dedicato al ricordo di  Martin Egge: “Autismo. Dalla parte del soggetto”, svoltosi a Venezia il 12 ottobre e organizzato dalla Scuola Lacaniana di Psicoanalisi, in collaborazione con il “Centro Martin Egge” per la cura dei bambini e degli adolescenti autistici o con sofferenze psichiche, l'”Istituto freudiano per la clinica, la terapia e la scienza”, l'”Istituto Svizzero” e le “Opere Riunite Buon Pastore” – Antenna 112 e Antennina.  Il titolo del Convegno, “Dalla parte del soggetto“, condensa in sé, come afferma Paola Francesconi, la nostra posizione teorica di psicoanalisti lacaniani sull’autismo: non un deficit ma una posizione soggettiva particolare. I testi qui pubblicati articolano e sviluppano il tema del convegno.

Per finire, Maria Rosa Salvatore, nella sua analisi del film “Shame”, guarda l’opera artistica come scenario per cogliere gli elementi strutturali che ordinano e regolano alcuni momenti della concettualizzazione psicoanalitica. L’Autrice, nella sua recente pubblicazione “La distanza amorosa, il cinema interroga la psicoanalisi” (Quodilibet Studio), riferendosi alla interpretazione nel cinema e nella psicoanalisi afferma che nella teoria del cinema l’interpretazione non è riducibile alla ricerca e alla rivelazione di un  significato quanto piuttosto deve essere rintracciata nella possibilità di produrre un “evento”. Così pure per la psicoanalisi l’interpretazione, ad opera dello psicoanalista, non mira ad una decifrazione totale ed esaustiva del senso, piuttosto introduce, nel battito di apertura e chiusura, nel movimento  di estensione e ritrazione dell’inconscio, qualcosa d’inconsueto e nuovo: solo in un tempo successivo i sogni, i sintomi, i lapsus prodotti dall’analizzante potranno testimoniare della verità della interpretazione.L’Autrice, attraverso gli strumenti che offre la conoscenza dei testi di Lacan, propone una lettura originale del film diretto da Steve McQueen, il quale, secondo l’Autrice, affida al trattamento delle immagini e al loro potere evocativo la figurazione di un malessere contemporaneo.

Buona lettura