Editoriale
Carlo De Panfilis
Cari lettori,
questo numero si compone di tre parti.
La prima parte, monografica e articolata in tre scansioni, affronta il tema dell’essere madre e della maternità nel tempo della scienza della riproduzione della vita.
Être mère si apre con Essere madre, introduzione alle 44e giornate dell’ECF, di Christiane Alberti. Segue il testo di François Ansermet Chi bisogna mettere sulla foto?, presentato nell’ambito delle predette giornate. Maternità e psicoanalisi ospita l’intervista che ci ha rilasciato Christiane Alberti nell’immediatezza della conclusione delle giornate ECF. A questo interessante e articolato contributo seguono i testi dell’ultima scansione Le madri, i bambini, la scienza, lo psicoanalista che affrontano gli interrogativi che la nuova dimensione, anche sociale, dell’essere madre e della maternità pone per la psicoanalisi e lo psicoanalista, aprendo nuove frontiere nella clinica: la maternità e il bambino nel tempo della scienza della riproduzione. Cos’è una madre oggi? Cosa significa per una donna esserlo?  Cosa veicolano le cure materne?  Nuove configurazioni della maternità.
Freud ha promosso il fallo come il primo tra gli oggetti in gioco nella relazione tra i sessi e ha fatto sfociare le sue riflessioni sulla femminilità nel fallocentrismo della bambina e il suo prolungamento nella maternità. Secondo Freud, il destino della donna passa attraverso l’identificazione alla madre. Per Lacan la madre non è dissociabile dalla donna né riducibile ad essa. Lacan ha elaborato una precisa separazione tra madre e donna, partendo da un’altra prospettiva rispetto all’identificazione, ovvero da quella dell’essere. Considera non solamente la madre come madre per un soggetto, ma la posizione individuale e unica dell’essere madre per quella donna. I fatti dell’esperienza analitica fanno obiezione allo stabilire un’identità tra la madre e la donna, addirittura allo stabilire una continuità senza rottura tra la donna e la madre, scrive Jacques-Alain Miller in Madre Donna.
Cercare, come hanno fatto gli psicoanalisti post-freudiani che si sono orientati verso l’infanzia, dentro la relazione oggettuale madre-bambino per rintracciare il fondamento originario del soggetto, ha ridotto e ulteriormente schiacciato tutto ciò che implicava la donna nella madre. Lacan procedendo in senso inverso ai sostenitori della relazione d’oggetto, ha accentuato la nozione di mancanza d’oggetto e la necessità per il bambino d’incontrare l’al di là della madre, dove la mancanza fallica è al suo posto di causa di desiderio.
Il desiderio di avere un figlio congiunto ai progressi scientifici svela ciò che la natura sembra velare, cioè la falsa evidenza di un “legame naturale” e l’universalità del desiderio materno. Le procreazioni medicalmente assistite, le madri in affitto, le donazioni di gameti, hanno operato una disgiunzione tra genitorialità biologica e soggettiva, tra sessualità, procreazione e gestazione. Il desiderio di maternità ricopre molto spesso una volontà di godimento particolare. La maternità nell’epoca della domanda di bambino fatta alla scienza, che cresce senza limiti, è una maternità a pezzi staccati (ovociti, gestazione tramite altri, etc.) che si mostra essere sia dell’ordine del reale che del simbolico. La psicoanalisi lacaniana (la sola) affronta la maternità come un reale. Come scrive F. Ansermet in Chi bisogna mettere sulla foto?, il cursore del simbolico si sta spostando molto velocemente e lo si può seguire solo operando un ritorno alla clinica. L’essere madre lo si coglie nell’una per una e, dal lato del bambino, non bisogna ridurre il soggetto al modo in cui è stato procreato. Occorre che la madre possa uscire dal silenzio della biologia senza nome. “La trasmissione della vita, non quella legata alla soddisfazione dei bisogni, ma tesa ad una costituzione soggettiva, implica un desiderio che non sia anonimo” scrive Giovanna Di Giovanni, citando Lacan, in Essere madre, avere un figlio.
La seconda parte, Intercartelli, è dedicata al lavoro dei Cartelli. Il lavoro della Scuola passa attraverso il Cartello e i lavori prodotti da ciascuno nel Cartello danno consistenza alla Scuola, testimoniano che c’è Scuola. L’Intercatel fu messo a punto in Francia per favorire lo scambio tra Cartel che lavoravano in zone geograficamente vicine o anche su temi analoghi. La prima iniziativa di Intercartello italiano fu l’organizzazione di un Convegno a Milano nell’aprile del 1983 su Gli effetti terapeutici dell’esperienza psicoanalitica. Qui pubblichiamo i testi della terza edizione degli Intercartelli, promossa dalle segreterie di Bologna e Rimini, che si è tenuta a Ravenna con il titolo L’angoscia tra nevrosi e psicosi. La rubrica si apre con il contributo di Raffaele Calabria in Intercartelli e Scuola, seguono i testi che hanno animato i lavori della giornata.
Nella terza e ultima parte, apriamo il tema sull’evoluzione del rapporto tra Medicina e Psicoanalisi attraverso un testo di Giuliana Zani che ci riferisce sul VI Colloquio di Medicina e Psicoanalisi, La Clinique Contemporaine. La plainte tenuto a Clermont-Ferrand. La clinica contemporanea, i progressi della scienza e delle tecnologie, le nuove forme di organizzazione sanitaria pongono la necessità di riavvicinare e intrecciare la pratica psicoanalitica e quella medica, di “non delegare alla scienza il trattamento dei corpi”. La medicina e la psicoanalisi si riferiscono allo stesso metodo di costruzione del sapere che è costruito a partire dalla clinica. Incentrata sul paziente, la clinica, sia essa medica o psicoanalitica si deve fondare sull’esperienza della singolarità in quanto tale dando spazio a ciò che è unico, al soggetto. Nel prossimo numero proseguiremo l’approfondimento di questo tema dedicando la parte monografica al rapporto tra Medicina e Psicoanalisi attraverso l’analisi dei nuovi bisogni del soggetto nell’epoca della iperspecializzazione e della ipertecnologia.
Appunti si conclude come sempre con le rubriche la Psicoanalisi nella città curata dalla segreteria di Udine e Appuntamenti.
Buona lettura