Carlo De Panfilis

Cari lettori,

questo numero di Appunti si compone diquattro parti: la prima, quella monografica, ha per tema Psicoanalisi e medicina; seguono Psicoanalisi e istituzione, Dal Campo freudiano e, infine, Dibatti e psicoanalisi nella società che conclude il numero.

Psicoanalisi e medicina (appunti per una medicina lacaniana)

Lì dove c’è un soggetto egli avviene con il suo corpo. È il corpo il luogo nel quale la medicina e la psicoanalisi s’incontrano. Due cliniche, diverse, in risposta alla sofferenza del malato. Confini attraversabili, crediamo, che in questo nuovo numero di Appunti interroghiamo.

Già nel 1966 Jacques Lacan, nel suo intervento tenuto al Collège de Médecine alla Salpêtrière, affrontando il tema di quale posto abbia la psicoanalisi nella medicina, aveva perfettamente previsto che il medico avrebbe dovuto fare i conti con problemi nuovi a causa “[…] della comparsa di un uomo [sempre di più] soggetto alle condizioni di un mondo scientifico, provvisto di nuovi poteri d’investigazione e di ricerca […]”[1]. Da qui l’emergenza di nuove esigenze sociali provocate dal progresso della scienza. Lacan preannunciava, indicandone gli estremi, l’emergenza di una faglia epistemo-somatica nella relazione della medicina con il corpo, come effetto del progresso della scienza.

Il ruolo della scienza nella medicina, le frontiere che essa apre con nuove capacità d’intervento sul corpo e gli interrogativi che ne emergono, un ruolo (nuovo) del medico e una idea di medicina (nuova) che operi grazie all’orientamento lacaniano e ai medici lacaniani, sono tra i temi che troverete qui mirabilmente trattati dagli Autori.

La rubrica si apre con un’intervista a Dominique Laurent, Libertà ed etica: medicina e psicoanalisinell’accelerazione dei tempi, nella quale è affrontata un’analisi sul divenire di un uomo “soggetto” alle condizioni del mondo scientifico, dei suoi effetti, delle sue implicazioni etiche e cliniche. Dominique Laurentci precisa in modo molto chiaro che “per quanto riguarda il corpo e le speranze, [sostenute dai progressi scientifici], di averne il controllo genetico, biologico, biochimico, batteriologico, virale e addirittura meccanico sono stati fatti molti passi avanti”, tuttavia i progressi tecnici della medicina e dei trattamenti farmacologici incontrano ancora molti limiti. L’Autrice afferma, inoltre, che bisogna distinguere ciò che attiene “alle promesse immaginarie della struttura del discorso da ciò che dipende dai fatti reali”. Se “nella struttura del discorso esiste un illimitato legato al vacillare dei significanti padroni”, questo illimitato “va distinto dal registro immaginario e dalle sue promesse legate a eventuali modificazioni del corpo […]. Prendere in considerazionegli effetti reali sul godimento e la sua distribuzione tra i sessi -ne conclude l’Autrice -è qualcosa di diverso”.

Come risposta all’effetto che avrà il progresso della scienza sulla relazione della medicina con il corpo, nel testo prima indicato Jacques Lacan aveva precisato: Freud “[…] ha inventato ciò che doveva rispondere alla sovversione della posizione del medico in seguito all’ascesa dellascienza: cioè la psicoanalisi come prassi”[2]. Un ritorno a Freud orientati dal pensiero di Lacan, la psicoanalisi come prassi per rispondere all’ascesa della scienza e ai suoi effetti sulla cura del corpo. Il corpo della medicina, oggettivato dalla scienza, è un corpo riferito al suo funzionamento, alle sue funzioni, differisce da quello preso in conto dalla psicoanalisi che la medicina, costituita da un sapere scientifico, oggettivo, non può cogliere: il corpo è un’immagine, più le parole dell’Altro, più il godimento.

Paola Francesconi scrive nel suo contributo Un’alterità irriducibile: appunti per unamedicina lacaniana:“La medicina non può che fare appello alla psicoanalisi se vuole prendere incarico quello che non cessa di non scriversi, e che tuttavia parla, nel corpo, ovvero il suo reale digodimento”. Si tratta di porre il rapporto tra psicoanalisi e medicina in termini nuovi, scrive sempre l’Autrice, ovvero “raccogliere la sfida/ausilio lanciati da Lacan per una medicina che affidi allopsicoanalista medico la missione e la prospettiva di singolarità promossa dalla psicoanalisi”.

Lacan ci dava, sempre nell’intervento sopracitato, due riferimenti precisi: la significazione della domanda (del malato) con la faglia che esiste tra la domanda e il desiderio e il godimento del corpo. Da qui l’importanza di una medicina lacaniana, di una pratica che considera il reale (del godimento) e la risposta che il medico può dare considerando la struttura del soggetto, ovvero la “[…] presa in conto della singolarità della storia soggettiva, della modalità tramite cui il desiderio dell’Altro si incrocia con il godimento” come ribadisce Francesconi.

“Il diritto dell’uomo alla salute, sancito per legge, pone il medico in posizione di dover rispondere alla domanda del paziente. Ma la psicoanalisi mostra la faglia tra domanda e desiderio e questo è comune sia alla medicina che alla psicoanalisi e vale anche per la domanda di guarigione, dove anzi questa discrepanza può apparire assai evidente”. È su questo tema e con queste parole che Giovanna Di Giovanni, nel suo prezioso contributo L’essere e il corpo, affronta lo statuto della domanda (del malato) che non è detto che sia di guarire, o di una domanda dove il soggetto fatica ad emergere dal reale del corpo sofferente.

Nel suo intervento al Collège de Médecine alla Salpêtrière, Jacques Lacan indicava che “è nel registro della modalità di risposta alla domanda del malato che c’è una possibilità di sopravvivenza della posizione puramente medica”[3]. Jean-Christophe Weber,con Il piacere nellapratica medica: stanno venendo a mancare le condizioni?,  intervento tenuto lo scorso anno a Clermont-Ferrand al VI Colloquio diMédecine et Psychanalyse, analizza le condizioni attuali (sviluppo delle tecnologie, le politiche di organizzazione sanitaria) nelle quali si trova a operare il medico e le loro conseguenze. L’Autore descrive un paradosso che ha effetti devastanti: cercare di rafforzare una pratica attraverso performance, qualità, certificazione, valutazione generalizzata, ovvero tutto ciò di cui si nutre oggi il sistema sanitario, “[…] suppone per ciascuno il controllo cosciente di ciò che deve fare e del modo di renderne conto attraverso una traccia”. Il medico formato e conforme alle pratiche attuali, afferma l’Autore, non potrà che schivare il movimento di fiducia del malato, rifiuterà ogni investimento al di là di capacità che gli siano state debitamente accreditate, rifiuterà di essere il destinatario di una domanda, perché il malinteso che ogni domanda genera sarà diventato insostenibile.

Conclude su questo tema il contributo di Giovanni Lo Castro, È possibile unapratica ad orientamento lacaniano in un Policlinico Universitario? L’Autore ci dimostra non solo che è possibile, ma anche come lo diventa attraverso la presentazione della sua pratica, orientata da Freud e Lacan, svolta in un Ambulatorio di Psicodiagnostica e Psicologia Clinica di un Policlinico Universitario. È una pratica in cui il proprio linguaggio e la clinica sono accessibili e non inconciliabili con il linguaggio degli altri operatori del servizio.

Psicoanalisi e istituzione

La rubrica si apre con un contributo di Anna Castallo, Alcuni appunti suVie della terapiapsicoanalitica.  L’Autrice commenta un testo di Sigmund Freud del 1918 presentato al Congresso di Budapest. Freud, stimolato tanto dagli esperimenti di “tecnica attiva” che dalla prospettiva di un impiego sociale del metodo psicoanalitico, aveva attirato l’attenzione sulle nuove possibilità aperte alla psicoanalisi dall’evoluzione della tecnica. In questo scritto Freud considera per la prima volta la possibilità di una clinica psicoanalitica in istituzione. Segue il contributo di Giuliana Grando, Una istituzione di psicoanalisi applicata alle patologiealimentari, nella quale l’Autrice declinala prassi di una istituzione di psicoanalisi ad orientamento lacaniano in modo preciso e istruttivo.

Dal Campo freudiano

Tra i diversi eventi che si sono svolti recentemente nel Campo freudiano ne riportiamo due tra i principali. Illettore attraverso i due contributi potrà entrare o ritornarenell’atmosfera che i congressisti hanno respirato a Bruxelles e a Ginevra.

Monica Vacca conSu PIPOL 7 Vittima!tratteggia, con una scrittura precisa, tutti gli elementi centrali del III Congresso dell’EuroFederazione di Psicoanalisi (EFP), che ha avuto luogo a Bruxelles il 4 e 5 luglio 2015. Violaine Clément, con Momenti di crisi a Ginevra,ci “invita” nel clima che si è creato nel XIII Congresso della New Lacanian School (NLS), dal tema Momenti di crisi, lo scorso 9-10 maggio.

Dibattiti e psicoanalisi nella società

In questa rubrica pubblichiamo testi che sono stati elaborati a partire dai contributi presentati in occasione di cicli di conferenze organizzate dalle Segreterie locali della Scuola Lacaniana diPsicoanalisi e altri contributi che si riferiscono a temi dibattuti nella società che riguardano la psicoanalisi. I primi due testi di Adriana Isabel Capelli e Irene D’Elia provengono dalla segreteria di Rimini che ha scelto come tema dell’anno 2014/2015 Il corpo. Seguono i contributi della segreteria di Torino, Declinazioni dell’amore con i testi di Maura Fabrizia Musso e Alessandra Fontana e Legami con i testi di Ilaria Papandrea e Paola Antoniotti. Infine un testo di Leonardo Mendolicchio che ragiona sul tema di come alcuni organi di stampa, anche attraverso interviste a terapeuti non analisti, dibattono sui “modelli di intervento psicoanalitico”.

Una nutrita agenda diAppuntamenti conclude questo numero di settembre.

Buona lettura



[1]
J. Lacan, Psicoanalisi e medicina, in La Psicoanalisi, n. 32, Astrolabio, Roma 2002, p. 12 .

[2]Ivi, p. 16.

[3]Ivi, p. 13.