Editoriale
Emanuela Scattolin

La prima parte di questo numero è dedicata alla Scuola, ai vari momenti che punteggiano, condensandolo, il suo dibattito interno: il Convegno nazionale che si terrà a Torino il 27 e 28 maggio; la Giornata di lavoro di febbraio che si è svolta a Roma preparata attraverso un lavoro in intensione dalle Segreterie locali; le testimonianze e riflessioni che hanno costituito il tema di un incontro pubblico della segreteria di Rimini sul Cartello. Momenti fecondi per la vita della nostra Comunità analitica in cui si fa il punto e ci si confronta sulle questioni teorico-cliniche che riguardano la pratica dell’analisi, la direzione della cura, la funzione e l’atto dell’analista, ma in cui ci si confronta anche sulla Scuola stessa come istituzione che procede dal discorso analitico e poggia sul transfert di lavoro e sui dispositivi che lo promuovono. Emerge un desiderio forte di mettere in rilievo e trasmettere in che cosa la psicoanalisi di orientamento lacaniano si differenzi da qualsiasi altra pratica, quale sia la sua specificità nell’approccio ai sintomi e al disagio della civiltà nelle forme attuali del suo manifestarsi, ma anche come la Scuola, tenendo vivo un costante dibattito al proprio interno, sperimenti di potersi scoprire Altra per se stessa.
Il tema del Convegno Usi della diagnosi nella cura analitica. Posizione del soggetto e clinica dei Nomi del Padre ci porta al cuore dell’esperienza analitica e interroga sia il concetto di diagnosi sia quello di cura per giungere a un concetto paradossale di guarigione che implica un “incurabile”. Al di là di ogni riferimento medico, quel che residua di incurabile riguarda piuttosto l’incomparabile, il singolare di ciascuno. L’esperienza psicoanalitica e la sua prassi puntano infatti a far sì che il soggetto, o più precisamente il parlessere – un essere cioè che trae la sua esistenza solo dal fatto che vi sia parola trovi la lettera, il marchio, il trauma, assolutamente singolare, che l’ha segnato nell’incontro con lalingua inscrivendosi nel suo corpo. Di questo, si può fare una risorsa, giungendo a quell’invenzione che, al di là della sofferenza del sintomo, consente un’altra soddisfazione e permette la costruzione di un nuovo legame con l’Altro.
Servirsi della diagnosi per farne a meno è il filo conduttore che attraversa i contributi che accogliamo. Nell’insegnamento di Lacan l’accento si è spostato dalla tripartizione classificatoria di nevrosi, psicosi e perversione, verso una clinica dei nodi. La prima corrispondeva a una necessità di struttura regolata dal Nome del Padre, cioè dalla presenza o meno di una funzione regolatrice del godimento che segna uno spartiacque fra nevrosi e psicosi; la seconda, senza sovrapporre i due ambiti, è determinata dall’annodamento particolare che, attraverso il sintomo, ciascun soggetto trova per far fronte al reale che lo riguarda. Con l’introduzione della clinica dei Nomi del Padre, Lacan ci indica infatti che per il parlessere sono possibili modalità diverse di annodamento tra il reale, il simbolico e l’immaginario. In questo senso il Nome del Padre sarà un sintomo tra gli altri, che permette un certo annodamento. Possiamo aggiungere che la clinica dei Nomi del Padre indica altresì come l’esperienza analitica sia lontana dall’universale, cioè da una normativizzazione che vale per tutti, e punti piuttosto a estrarre dal particolare, che non esclude un riferimento alla classificazione diagnostica, la posizione soggettiva singolare.
In Questioni di Scuola, il report della Conversazione romana di febbraio – che sarà pubblicata integralmente a settembre in un numero straordinario della rivista – evidenzia alcuni punti cruciali del dibattito la cui premessa potrebbe essere che uno psicoanalista non può esistere senza Scuola. I tre contributi che seguono, ripercorrono alcuni passaggi della Proposta del 9 ottobre 1967 sullo psicoanalista della Scuola e della Nota italiana in cui Lacan ha gettato, con l’Atto di fondazione, le basi della sua Scuola. Come esiste uno psicoanalista nella Scuola in modo da poter promuovere e sostenere l’esistenza della Scuola stessa?
Lacan ha posto il Cartello al cuore della Scuola da lui fondata, evidenziandone la logica: mezzo per svolgere il lavoro al suo interno, strumento per tener vivo un transfert verso il sapere e la Scuola stessa, in cui si tratta di preservare quel buco, quella mancanza da cui procede il desiderio che muove verso una propria ricerca particolare, come particolare è la posizione di ciascuno all’interno della Scuola. Fra Scuola e Cartello vi è dunque un intimo annodamento e le testimonianze dei tre cartellizzanti consentono di cogliere gli effetti che il lavoro in questo dispositivo ha prodotto su ognuno.
La seconda parte della rivista si snoda attraverso le rubriche Psicoanalisi e istituzione, Il bambino, l’adolescente e l’inconscio, Dibattiti e psicoanalisi nella società, Contributi originali, Dal Campo freudiano e Altri appunti.
Possiamo intendere i tre contributi della rubrica Psicoanalisi e istituzione come introduzione al tema, La clinica fuori dalle norme, che sarà esplorato nel 4° Congresso Europeo, PIPOL 8, promosso dall’Eurofederazione di Psicoanalisi l’1 e 2 luglio prossimo a Bruxelles.
Colui che è stato toccato e si lascia orientare dal discorso analitico cosa dovrà fare per sostenere nel suo lavoro in istituzione lo specifico della propria formazione analitica? A che cosa è chiamato a far posto? Si tratta, e i tre contributi lo testimoniano, di aprire una breccia in favore dell’uno per uno del caso accogliendo quella particolarità che, attraverso il lavoro inaugurato e istituito dal transfert, faccia scorgere la via che conduce il soggetto, o più precisamente il parlessere, a trovare un modo singolare e inedito di esistere e di stare nel legame con l’Altro. Impossibile dunque per la psicoanalisi uniformarsi a norme generalizzate e standardizzate, adeguarsi all’oggettività di una clinica basata sull’evidenza e forgiata da criteri che dovrebbero essere validi e uguali per tutti.
Tali questioni si ripropongono anche nel primo contributo della rubrica Il bambino, l’adolescente e l’inconscio che richiama, attraverso alcuni frammenti della clinica in istituzione con gli adolescenti come l’intervento dell’operatore orientato dalla psicoanalisi miri a creare le condizioni per uno spazio di parola che istituisca un legame inedito a misura del soggetto, sostenendo al contempo la propria posizione etica nei confronti dell’istituzione in cui opera. Mentre nel secondo, attraverso alcune vignette cliniche tratte dalla pratica in studio con un bambino, l’autrice mette in luce, in particolare, come solo in après coup, si possano cogliere gli effetti dell’atto dell’analista che seppur orientato, non è mai garantito.
Nella rubrica Dibattiti e psicoanalisi nella società, l’autore interroga il rapporto fra trauma e identità e ci propone di riflettere sugli effetti soggettivi che derivano dai progressi dell’oncogenetica predittiva. La predizione genetica introduce un trauma che si lega a una temporalità del tutto nuova. Traumatico diventa l’annuncio e la previsione, con valore di certezza, di qualcosa che non si sa quando accadrà.
La rubrica Contributi originali ospita un testo nel quale dopo gli apporti del Congresso dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi (AMP) Il Corpo Parlante. Sull’inconscio nel secolo XXI, l’autrice introduce nuovi elementi di riflessione intorno alla frase tratta dal Seminario XXIII di Lacan “Essere sintomo di un altro corpo”, che dà anche il titolo al contributo.
Di due eventi importanti del Campo freudiano, Après l’enfance giornata di studio promossa dall’Institut Psychanalytique de l’Enfant il 18 marzo scorso e Presenza dell’analista nella cura, XVII Conversazione Clinica dell’ICF-E avvenuta a Barcellona il 4 e 5 marzo, danno testimonianza i report ospitati nell’omonima rubrica Dal Campo freudiano che evidenziando il focus delle questioni teorico-cliniche trattate ci fanno entrare nel fervido clima dei lavori.
E infine, nella rubrica Altri appunti, Francesco La Mantia, professore di Filosofia del linguaggio presso l’Università degli Studi di Palermo, propone, a partire dal Seminario III di Lacan, degli spunti di riflessione sull’atto di parola nel quale l’emittente è anche, al tempo stesso, un ricevente, e sulle implicazioni che questo comporta.
Come di consueto, il numero della rivista si chiude con la pagina degli Appuntamenti.