Editoriale
Emanuela Scattolin

Le prime tre sezioni di questo numero, Verso Barcellona, Bambini e adolescenti, e gli adulti che se ne occupano, Dal Campo freudiano e l’ultima, Supplemento, introducono e rilanciano il vivace dibattito teorico, clinico, epistemico e politico in corso nell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi sul tema del prossimo Congresso Le psicosi ordinarie e le altre, sotto transfert (2-6 aprile 2018); propongono una riflessione e rendono conto, dandone un’eco, degli eventi più importanti che hanno punteggiato nel mese di novembre 2017 il lavoro delle comunità analitiche del Campo freudiano: la Giornata clinica nazionale promossa dalla Scuola Lacaniana di Psicoanalisi (SLP), le Giornate dell’École de la Cause Freudienne (ECF) Apprendre. Désir ou dressage che si sono svolte a Parigi, le Giornate dell’Escuela Lacaniana de Psicoanálisis (ELP) Yo soy… Todos somos… El  psicoanálisis ante las nuevas identidades tenute a Madrid e il forum Desideri decisi di democrazia in Europa che ci ha visto riuniti a Torino.
La parte centrale del numero è costituita da alcune delle consuete rubriche: Dibattiti e psicoanalisi nella società, Contributi originali, Psicoanalisi e arte, Psicoanalisi e istituzione, Cartelli.
Nel congresso mondiale dell’AMP converge l’ampio dibattito che coinvolge, nei due anni che lo precedono, ciascuna Scuola del Campo freudiano sul tema proposto. Lacan invitava lo psicoanalista a essere al passo con la soggettività della sua epoca. Ciò che la contemporaneità mette in luce è che l’alleanza e l’intreccio tra il discorso del capitalista e la scienza, con le sue derive tecnocratiche che toccano tutti i campi del sapere e della vita, producono forme inedite e fino a ora impensabili, di “disagio della civiltà”. Il discorso della scienza e quello del capitalismo hanno scardinato i fondamenti su cui si reggeva la tradizione. Lacan lo aveva già preconizzato fino a ridurre il Nome-del-Padre da perno dell’ordine simbolico a sinthomo, cioè a uno strumento, tra altri possibili, con il quale l’essere parlante fa fronte all’inesistenza del rapporto sessuale (rapporto non è sinonimo di relazione) e all’assenza nell’Altro di garanzia e fondamento. Da tempo perciò la psicoanalisi lacaniana, secondo l’orientamento dato da J.-A. Miller e sotto il suo impulso, è impegnata, a partire dall’ultimo insegnamento di Lacan, in un radicale aggiornamento teorico e clinico che tocca, ridefinendola, la pratica analitica. Il contributo di V. Voruz ne traccia i “punti di capitone”: il concetto di “psicosi ordinaria” è uno di questi. Il contributo di A. Aromí, invece, ci fa partecipi della riflessione che ha portato alla formulazione del titolo Le psicosi ordinarie e le altre, sotto transfert. Tra gli altri punti, mette in luce come il termine “psicosi ordinarie”, nozione epistemica e non classificatoria proposta da J.-A. Miller nel lontano 1998, introduca un altro modo di intendere la follia. Non più contrapposta come deficit rispetto alla cosiddetta “normalità” definita dalla presenza e operatività del significante NdP (nevrosi), assume, all’interno della nozione di forclusione generalizzata, un’altra valenza. Per quanto riguarda il godimento e la sessualità c’è, per ogni essere parlante qualcosa che sfugge, che resta fuori senso, che non può essere spiegato o ordinato dal simbolico. Ecco allora che l’impossibilità di un sapere nel reale, porta ciascun essere parlante a trovare le proprie soluzioni de-liranti (a piè di lettera, “fuori dal solco”), che rispondano a un “non c’è” fondamentale. Nella pratica clinica si tratta dunque di tener conto ed essere orientati da questo reale.
La Scuola Lacaniana di Psicoanalisi ha dedicato una Giornata nazionale alla clinica e alla pratica con i bambini e gli adolescenti. Nelle mutazioni in cui nella nostra epoca si presenta la famiglia, quale posto viene  dato al bambino e quale statuto assume? Il report di M. Zanella ci restituisce il fulcro del lavoro che è stato ricco e articolato anche attraverso la presentazione di molti casi clinici.
Nell’epoca dell’Altro che non esiste, cioè in cui nell’Altro non vi è garanzia, assistiamo a una proliferazione, talora sotto forma di rivendicazione, di/delle identità: identità politiche, culturali, religiose, identità virtuali; identità talora evanescenti, liquide, per usare un termine di Bauman; identità sessuale, identità di genere ma anche identità costituite da un sintomo condiviso con altri e socialmente riconosciuto (anoressica, bulica, obesa, depresso, parkinsoniano etc). Perché il concetto di “identità” che produce un aumento dei processi di segregazione interessa l’esperienza analitica lungo la quale si articolano piuttosto le identificazioni del parlessere? A questa domanda hanno cercato di rispondere i colleghi spagnoli riuniti a Madrid e il report di R. Cid e B. Fernandez, preceduto da un testo preparatorio alle Giornate di N. Carbonell, riassume gli assi fondamentali attorno ai quali si è condensato il dibattito.
Corsi di formazione, manuali, regole pronte per l’uso sono messe oggi a disposizione per insegnare qual è la condotta più appropriata da tenere con i figli, con il partner, con gli amici, a scuola, al lavoro. Si può apprendere come fare il proprio dovere, come “gestire” la malattia, lo stress etc. Insomma si possono trovare tutte le indicazioni del “come si fa” per accrescere, secondo un modello ipercognitivista, le proprie competenze a risolvere i problemi ancor prima di porseli. Nel titolo delle Giornate dell’École Apprendre. Désir ou dressage troviamo la questione: l’apprendimento passa attraverso la via del desiderio o attraverso l’addestramento? Quando e come si apprende? E ancora: come insegnare e poter trasmettere un sapere che non sia una mera trasmissione di informazioni ma instilli la scintilla del desiderio di imparare e di conoscere? Questione di transfert, diremmo noi e non di tecnica. C. Crosali, nel suo contributo preparatorio alle Giornate parigine, afferma che  l’apprendimento resta un mistero, si sa solo che accade. Ed enuclea alcuni passaggi fondamentali che conducono a soggettivare il sapere differenziando così l’apprendimento dalla formazione. Il sapere costa, comporta cioè, sempre, una perdita di godimento. In questo senso, emblematico è il caso del bambino Ernesto, protagonista dei romanzi di M. Duras Ah! Ernesto e La pioggia d’estate, che Ph. Lacadée ci presenta nel suo contributo. Ernesto non vuole andare a scuola perché, paradossalmente, gli insegnano cose che non sa e che lui, possiamo dire, non vuole sapere perché toccano qualcosa del reale, impossibile a dirsi, che lo riguarda. Ernesto rigetta l’Altro del sapere. Il sapere dell’Altro non gli interessa poiché non è disposto a perdere qualcosa del suo godimento, della sua lalingua, perdita necessaria per imparare a parlare, leggere e scrivere. Ernesto, tuttavia, pur abbandonando la scuola tesse un suo intimo sapere, costruito attorno a quel buco nel e del sapere che M. Duras rappresenta mirabilmente attraverso l’immagine del libro ritrovato che è bruciato al centro.
La scienza, con le sue applicazioni mediche, ha reso flessibile l’identità sessuale, ha reso possibile, su richiesta del soggetto, modificarla a piacimento. La psicoanalisi non crede vi sia identità sessuale che ripartisca uomini e donne in base all’anatomia, il sesso biologico non definisce l’essere sessuato. Lacan con la teoria della sessuazione parla piuttosto di scelta del godimento. Potremmo dire che Lacan, scombinando le carte, sia stato il precursore degli studi di genere. Nella rubrica Dibattiti e psicoanalisi nella società il contributo di G. Castellarin interroga la questione transessuale rilevando come nella sua pratica peritale incontri dei soggetti che credono nella differenza dei sessi convinti come sono dell’esistenza reale dell’uomo e della donna. Nella stessa rubrica, anche il contributo di M. Vacca affronta un tema di estrema attualità. Oggi, il discorso capitalistico è caratterizzato da una spinta al godimento illimitato. Fuori da ogni presa sul simbolico, tale spinta, che sembra essere diventata un nuovo super-io sociale, ha preso il posto del super-io freudiano che esigeva, come condizione di entrata nella Civiltà, una rinuncia pulsionale. Il sintomo dell’obesità stigmatizza nel corpo il godimento autistico della pulsione.
I due contributi di F. Galimberti e A. Monselesan ospitati nelle rubriche Contributi originali e Psicoanalisi e arte mettono bene in luce quale sia il rapporto che la psicoanalisi intrattiene con la produzione artistica. Non si tratta di applicare i concetti psicoanalitici all’arte, alla ricerca del senso recondito dell’opera, ma si tratta piuttosto, non senza un effetto di sorpresa, di lasciarsi guidare dal punto di reale che l’opera racchiude e su cui poggia. Per questo, Lacan ha potuto dire che l’artista precede lo psicoanalista. Sia l’oggetto filmico che l’oggetto poetico gettano luce e trasformano la teoria e la clinica del sintomo.
La rubrica Psicoanalisi e istituzione accoglie due testi. M. Gargano, insegnante in un liceo torinese, propone una puntuale analisi sulle trasformazioni e sui cambiamenti che hanno investito l’istituzione scuola (burocratizzazione, proceduralizzazione, medicalizzazione, necessità di spendere le competenze sul mercato del lavoro) chiedendosi quali siano oggi le sfide per chi si pone dalla parte dell’inconscio e della singolarità del soggetto. Evidenzia che nel particolare legame che unisce docente e discente deve trovar posto l’incalcolabile dell’incontro con l’Altro che può produrre amore per il sapere, base di ogni processo di trasmissione. A. Succetti, che opera all’interno di un reparto ospedaliero che si occupata di disturbi del comportamento alimentare indica, attraverso alcuni flash clinici articolati con la teoria, come l’atto dello psicoanalista possa esistere e produrre degli effetti anche al di fuori del setting analitico propriamente detto, poiché tali effetti dipendono dal discorso, cioè dalle condizioni e dalle coordinate che l’analista avrà saputo instaurare a partire dall’esperienza in cui si è ingaggiato.
Nell’atto di fondazione della Scuola, Lacan ha incluso il Cartello come elemento fondamentale per svolgere il lavoro al suo interno. Ciascuno che vi partecipi può dare testimonianza, anche attraverso uno scritto, del lavoro svolto, un resto che potrà trovare una sua collocazione all’interno della Scuola. Appunti è uno dei “luoghi” in cui tale resto può trovare posto. Nella rubrica Cartelli pubblichiamo il “resto” del lavoro in un Cartello di O. Battisti nel quale, attraverso la sperimentazione di una scrittura topologica, si mette in luce come l’intreccio fra psicoanalisi e teatro non sia un semplice raffronto ma un passaggio, uno scivolamento, un camminare su una striscia che risulta continua.
Infine, il Supplemento della rivista, che ospita due contributi, è dedicato al primo Forum europeo che si è tenuto a Torino. Lo psicoanalista del Campo freudiano è sceso in campo per far sentire la sua voce ovunque, nel mondo, sia minacciata la democrazia e lo stato di diritto. È chiamato a intervenire nella politica, nella res publica poiché le attuali declinazioni del discorso del padrone attaccano e minacciano l’esistenza stessa del discorso psicoanalitico e la sua pratica. In Lo psicoanalista di fronte al mondo – contributo preparatorio all’evento – R. E. Manzetti enuclea la finalità della psicoanalisi lacaniana, il ruolo che deve svolgere nella società e la posta in gioco della democrazia. In Desideri decisi di democrazia in Europa. Contro la fatalità delle passioni tristi I. Papandrea ci offre una riflessione e una testimonianza sulla pluralità delle voci emerse nel Forum rilevando, tra l’altro, come la politica della psicoanalisi debba tener conto della dimensione pulsionale, che tocca il corpo, in gioco in ogni legame sociale.
Il numero termina con la pagina finale dedicata ai prossimi Appuntamenti del Campo freudiano.

Appunti ricorda Judith Miller, scomparsa il 7 dicembre 2017, che ha sempre promosso e sostenuto lo scritto e le pubblicazioni quale mezzo essenziale per trasmettere la psicoanalisi lacaniana. A lei dedichiamo, con gratitudine e riconoscenza, questo numero della rivista.