Editoriale
Emanuela Scattolin

Apre questo numero la rubrica Questioni di Scuola, dedicata alla Giornata nazionale della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi (SLP): La fine dell’analisi e l’esperienza della passe nella Scuola che si è tenuta a Roma  lo scorso 25 febbraio. Come ha sottolineato M. Bassols, attuale presidente dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi (AMP), l’evento è stato un momento storico per la nostra Comunità.
La passe, dispositivo e procedura inventata da Lacan, costituisce, all’interno delle Scuole dell’AMP, il focus dell’insegnamento e della trasmissione della psicoanalisi. In che modo lo svolgimento e soprattutto il momento clinico della fine della sua analisi ha portato qualcuno ad autorizzarsi a essere psicoanalista, ha prodotto il sorgere del desiderio dell’analista? Lacan auspicava che questo qualcuno, ingaggiato nel discorso analitico, potesse darne testimonianza contribuendo così a illuminare e a far avanzare la teoria, la clinica e la politica della psicoanalisi in una tessitura con il lavoro di Scuola. La sua idea, in controtendenza rispetto al modo di reclutamento degli analisti in voga allora nelle Società psicoanalitiche, era distante da qualsiasi procedura di selezione basata su criteri diversi da quelli del discorso analitico e dell’esperienza dell’analisi.
Il dispositivo della passe comprende, oltre al passant che rivolge liberamente la propria domanda  alla Scuola, i passeurs, analizzanti che, giunti a un certo punto di snodo della propria analisi, hanno il compito di trasmettere al Cartello della passe la logica dell’esperienza analitica che hanno colto nella testimonianza del passant. Il Cartello, ascoltata la testimonianza dei passeurs, giungerà a dire se, in quello che ha inteso, il passant sia giunto al termine dell’analisi e se del desiderio dell’analista si sia prodotto. L’analista della Scuola (AE), nei tre anni successivi alla nomina, darà testimonianza delle scansioni cliniche e teoriche che lo hanno portato alla conclusione della propria analisi.
Oggi, sotto l’impulso di Jacques-Alain Miller, le testimonianze di passe degli AE sono rese pubblicamente sia nei Congressi e nei Convegni sia attraverso scritti e pubblicazioni.
Il testo di Francesca Carmignani, che apre la rubrica, ci trasmette gli echi della Giornata di Scuola seguendo il filo offerto da É. Laurent e M. Bassols i quali, prendendo spunto dai testi preparatori all’evento, hanno evidenziato le varie scansioni della passe, dal particolare della traversata del fantasma al singolare dell’identificazione al sinthomo. Il testo, non soltanto un resoconto, interroga il passaggio dalla messa in logica alla poesia “musicale”, nella trasmissibilità della passe, come creazione singolare e di Scuola.
I due contributi di M. Antonella Del Monaco e Domenico Cosenza, indicano il filo della preziosa elaborazione degli AE nella Scuola. In particolare, M. Antonella Del Monaco pone in rilievo come, nel tempo dell’oltre-passe che si apre dopo la nomina con la trasmissione scritta della testimonianza alla Comunità analitica, si sia resa necessaria, per rendere conto del godimento opaco e dei suoi resti, una nuova scrittura, una passe – potremmo dire – della scrittura stessa. Il testo di Domenico Cosenza in una delle sue prime testimonianze, incarna gli effetti di passe nella Scuola Una e mostra il coraggio dell’atto del taglio che, in ultima istanza, pertiene sempre all’inconscio dell’analizzante, nell’accettarne gli esiti possibili e quindi nell’assumersi la responsabilità del passaggio all’analista. Responsabilità che, come ha ricordato É. Laurent nel corso della Giornata, è sempre il rovescio della solitudine. Dell’intreccio fra solitudine e responsabilità dell’AE che si fa l’interprete più efficace della Scuola-soggetto, arginandone gli effetti immaginari di gruppo, rende conto il contributo di Dalila Arpin, anch’essa AE in esercizio, che traccia un’articolazione fra Scuola, Cartello e passe.
Segue la rubrica Verso Barcellona. Il Congresso mondiale di psicoanalisi è alle porte. Dal 2 al 6 aprile 2018 la Comunità del Campo freudiano si riunirà in Spagna per discutere e confrontarsi sulla clinica de Le psicosi ordinarie e le altre, sotto tranfert. I due contributi che pubblichiamo offrono ulteriori spunti al dibattito preparatorio in corso che può essere seguito, nella sua ricchezza, anche attraverso il sito del Congresso (https://congreso amp2018.com). Alfredo Zenoni, precisando che dall’insegnamento di Lacan si possono estrarre due paradigmi della follia, interroga le opposizioni “strutturali” di follia – non follia e di nevrosi – psicosi evidenziando la loro natura di sembianti e gli effetti che il passaggio da un paradigma all’altro si riverberano nella pratica clinica. Il contributo di Antonio Di Ciaccia ripercorre invece, lungo l’arco dell’elaborazione di Lacan, la parabola dei “destini” del Nome-del-Padre come perno del simbolico, per giungere, infine, alla soluzione joyciana della “forclusione di fatto” che consente, grazie alla clinica borromea dei nodi, di valorizzare le soluzioni singolari, al di là del padre, che un parlessere può trovare per  sostenersi.

Temi eterogenei di notevole interesse teorico, clinico e politico sono trattati nelle rubriche che formano la seconda parte del numero.
Dal Campo freudiano: nel resoconto sul Seminario Europeo sull’autismo (Saragozza, settembre 2017) di Silvia G. Cimarelli emerge il fulcro dei lavori della giornata organizzata con la partecipazione attiva dei genitori e la sfida politica che l’autismo comporta.
Il bambino, l’adolescente e l’inconscio: nel suo testo Carlo De Panfilis evidenzia, grazie anche ad alcune vignette cliniche, il nodo della clinica psicoanalitica con il bambino che unisce, appunto, il bambino e i genitori con il desiderio dell’analista e suggerisce alcune indicazioni sulla conduzione della cura.
Contributi originali: Maurizio Mazzotti interroga la clinica dell’atto analitico. Il taglio della seduta, il silenzio dell’analista e la dimensione incomprimibile del tempo, che rompe con ogni cronologia e calcolabilità, punta a far sorgere quel reale che sfugge alle prese del sapere. Marcello Morale, invece, propone una rilettura di alcuni passaggi del Seminario VII, lettura che ogni volta rinnova un certo impatto con il testo di Lacan. Originale la proposta di leggere l’Antigone di Sofocle come un caso clinico.
Dibattiti e psicoanalisi nella società: Giuliana Grando affronta il tema dell’abuso e della violenza di genere. Dal caso freudiano di Dora giunge a ripercorrere le tappe legislative in materia. Alcune vignette cliniche mostrano perché e che cosa l’uomo colpisca in una donna ma, anche, l’intrico del godimento nella coppia.
Psicoanalisi e politica: Amelia Barbui propone alcuni passaggi che illuminano la storica decisione di Jacques-Alain Miller di far esistere la psicoanalisi nel campo della politica. Un filo, a suo parere, lega Jam1 a Jam2 e lo mostra attraverso alcuni stralci del suo epistolario con Jacques-Alain Miller che aiuta a comprendere la logica di un movimento che in Italia, dall’Intercartels al Gisep, costituisce la preistoria stessa della nostra Scuola.
Psicoanalisi e istituzione: lo scritto a più mani di Vincenza Bertolino, Raffaella Borio, Carmen Cassutti, Viviana Monti e Rosanna Tremante che operano all’interno di un Centro a orientamento lacaniano, mostra, anche con l’ausilio di alcuni flash clinici, come si svolga il lavoro clinico con i bambini e i genitori. Ne emergono gli effetti e i risultati di “una buona pratica” che è importante far conoscere.
Cartelli: Laura Pacati interroga, a partire dalla struttura del nodo borromeo, quale particolare  forma di legame si produca in un Cartello e come questa particolarità si connetta con l’elaborazione che pur essendo portata avanti da ciascuno nella propria solitudine, implica il collettivo del Cartello.
Come di consueto il numero si conclude con la pagina Appuntamenti.