Editoriale
Andrea Gravano

Cari lettori, care lettrici,
se la rivista che avete in mano o che vedete su uno schermo – Appunti – è la
rivista che dà conto e che testimonia del lavoro della Scuola Lacaniana di
Psicoanalisi del Campo freudiano è inevitabile che in essa vi siano tracce evidenti di
un lavoro di Scuola condizionato dagli eventi che stiamo vivendo, un lavoro sub
trauma, non solo in quanto presenti nel legame sociale come soggetti, ma anche in
una pratica – la nostra – che ci interroga e ci sollecita nell’incontro con chi si rivolge
a noi, non solo attraverso un sintomo, ma attraverso un sintomo che è installato
all’interno di un periodo dove alcuni significanti sembrano funzionare di più e
diversamente: pandemia, crisi, virus, tampone, quarantena fiduciaria. Si tratta senza
dubbio di un periodo che ci mette alla prova: in una redazione provata, toccata a
sufficienza dalle contemporanee e inedite manifestazioni del reale che incombe, ci
siamo chiesti come alcuni colleghi avrebbero potuto dirci e insegnarci qualcosa, a
partire dalla loro implicazione, nella loro pratica e nella loro formazione analitica,
rispetto a un significate che ci è parso necessario – oggi – mettere al lavoro nella
rubrica In primo piano: si tratta del significante presenza. Non c’è modo migliore di
verificare la qualità del lavoro di Scuola attraverso la lettura di come i colleghi hanno
lavorato sul tema della presenza, nel manifestare ciascuno a suo modo – come
altrimenti non sarebbe possibile – un desiderio di implicarsi, un’etica con i quali si
presentifica, si fa sentire forte, all’interno del legame sociale e all’interno di un buon
uso del pensiero, quanto sia presente la psicoanalisi, quanto siano presenti gli
analisti, quanto la Scuola si faccia presente, allorché ve ne sia il bisogno: e oggi,
all’interno del legame sociale, mi pare che questo bisogno sia evidente. C’è
quantomai necessità oggi della psicoanalisi, e c’è necessità di analisti che non
mettano la testa sotto la sabbia.
Senza dubbio interessante – ancora una volta e ammesso che ve ne sia la
necessità – è verificare quanto sia produttivo il metodo di lavoro che la redazione di
Appunti ha scelto di adottare nel chiedere ad alcuni colleghi – senza
intervenire/interferire con vincoli e direzioni prefissate – una riflessione attorno a un
significante, così da poter cogliere molte, differenti, molteplici e singolari
sfaccettature, nel lavoro dei colleghi che – uno-per-uno nell’uno-tutto-solo – hanno
accettato la sfida, con risultati che mi appaiono di sicuro interesse e che mi auguro
possano esserlo anche per voi lettori e lettrici.
La scomparsa del caro Virginio Baio ci lascia addolorati di fronte alla
scomparsa di un collega la cui presenza nel Campo freudiano e nella Scuola è sempre
stata esempio di desiderio deciso e di dedizione alla causa freudiana: non lo
dimenticheremo. A Virginio la redazione tutta dedica questo numero di Appunti.
A voi, lettori e lettrici, l’augurio di una serena e feconda lettura