Vito Iannelli
Nello scritto La teoria del partner [1], Miller descrive il doppio statuto del partenariato fallico distinguendo tra la coppia dell’amore e quella del desiderio. Nulla di ciò che il partner possiede può soddisfare la domanda d’amore, che implica il riconoscimento e il dono di una mancanza. Nella coppia del desiderio, invece, il partner è colui che ha, poiché incarna la causa del desiderio. Miller rappresenta queste due posizioni con (-φ) e (φ), ossia il rapporto del soggetto con il fallo. L’uomo, dotato di un organo intermittente, può oscillare tra queste due posizioni; la donna, invece, si trova di fronte a un aut-aut. Il sesso rende i soggetti partner, ma l’Altro viene degradato a mezzo di godimento.
Dal lato maschile, il partner può passare dall’idealizzazione alla svalutazione, come osserva Freud: la soddisfazione sessuale degrada l’oggetto [2]. Per questo motivo l’uomo può raddoppiare i partner. Dal lato femminile, può emergere un’insoddisfazione amorosa se la donna si accorge di essere solo l’involucro del godimento dell’altro, perdendo così la propria unicità. Queste dinamiche possono condurre alla rottura.
Nel film Il filo nascosto [3], Reynolds Woodcock è un sarto di successo che modella corpi ideali. Si infatua di donne più giovani che accoglie in casa con la sorella Cyrill, la quale si occupa poi di allontanarle quando lui non le sopporta più perché queste “ingrassano in attesa che lui torni ad amarle”. Dopo l’ennesima rottura, Reynolds confida a Cyrill una strana inquietudine legata al ricordo della madre: “La rivedo nei sogni. È come se volesse abbracciarci.” L’oggetto perduto, la madre morta, è più vicina che mai. Poco dopo, in un café, incontra Alma, giovane cameriera, che gli riaccende l’appetito: è colpo di fulmine.
Alma lo segue a Londra e il suo corpo diventa il modello delle sue creazioni. Ma presto anche lei diventa un ostacolo, poiché reclama amore. Reynolds non tollera il confronto con la propria mancanza e cerca di allontanarla. La giovane allora ricorre a un filtro d’amore particolare: un tè ai funghi velenosi. Reynolds si ammala gravemente e lei lo cura con devozione, ne ottiene il dominio su un uomo fragile e docile. Durante la febbre, lui ha un’allucinazione: vede la madre e si lamenta di non sentirla più pronunciare il suo nome. Decide allora di sposare Alma.
Più avanti, Alma gli somministra un secondo filtro. Questa volta Reynolds capisce che c’è qualcosa di strano, ma continua a masticare. Alma gli confida il suo desiderio: vuole che lui sia forte, poi debole, fragile, aperto così da poterlo curare, calmarlo e poi ritrovarlo forte. In risposta, Reynolds manda giù il boccone avvelenato. Accetta di perdere nel gioco in cui solo chi perde vince.
Anche i nomi suggeriscono la duplice logica di desiderio e amore. Woodcock ha due significati figurati opposti: uno denota arroganza, superbia e l’altro ingenua semplicità e docilità. Alma lo farà oscillare tra (φ) e (-φ), e potrà sentirsi amata e desiderata. Alma, dal latino, significa “colei che nutre”, evoca la figura materna, ma che nutre con un cibo avvelenato, un filtro tossico che conduce oltre il registro fallico dove Reynolds è intrappolato.
Accettando il gioco, Reynolds recide simbolicamente il legame con la madre e lo ricuce in una nuova relazione, più duratura.
[1] Miller J.-A., (2004), La teoria del partner, in La Psicoanalisi n.34. Roma, Astrolabio
[2] Freud, S., (1905). Tre saggi sulla teoria sessuale, in Opere, vol. IV, Torino, Bollati Boringhieri.
[3] The phantom thread, (2017), regia di Paul Thomas Anderson


