Giselda Lo Giudice – membro sotto condizione SLPcf
L’odio non cede il suo appeal, e per questo è sempre attuale. Dell’odio la psicoanalisi riflette e scrive sin dai suoi albori: esso è un sentimento permeante l’esperienza umana. Lo è strutturalmente, poiché è una delle tante vie della separazione, ed è per questo che può riguardare l’esperienza analitica di ciascuno, i legami amorosi di ciascuno, così come più in generale la propria modalità di stare con l’Altro.
Leggere Attualità dell’odio produce un effetto di visione, come di fronte a una finestra. Da dentro la casa della psicoanalisi si ascolta – e, dunque, si legge – ciò che accade fuori, i cui suoni riecheggiano fin dentro. L’autrice procede con precisi riferimenti a fatti e dibattiti politici e sociologici: l’avvento delle destre, l’imperversare di politiche che mirano a distruggere, allontanare, segregare [1], localizzare il diverso.
Attualità dell’odio è un testo che pare si inserisca sul solco di una parabola letteraria, prosieguo di un lavoro di decifrazione dell’attualità e dei suoi fenomeni e, tra questi, di quell’attualità che è abitata dalle nuove forme del genere. Non solo prosieguo di letture e decifrazioni che la psicoanalisi tenta di formulare rispetto a tali fenomeni, ma di risposte alle accuse politiche che le vengono oggi mosse. Tenteremo quindi di tracciare brevemente la parabola in questione, il cui punto di origine può rintracciarsi nel Seminario XX, Ancora, in cui viene inaugurato il concetto di godimento non-fallico, dunque non-normato dalla funzione localizzante del godimento che lo situerebbe nelle zone erogene [2]. Tale è il godimento che Lacan definisce “femminile”. Questo è il punto di partenza teorico che permette alla psicoanalisi di prendere posizione politica, e dunque clinica; a proposito di ciò si trarranno delle conclusioni, che non si propongono di concludere.
Tracciamo quindi i punti della parabola: L’Essere e il genere (Leguil, 2015), Modo di godere al femminile (Brousse, 2021), In trans (Miller, 2022). Insieme ad Attualità dell’odio (Lebovits-Quenehen, 2024) questi testi sembrano formare una quadrilogia sulle questioni che intrecciano il genere con l’odio.
La tesi che attraversa i volumi – così come la clinica che descrivono – è la seguente: il genere è un modo di godere singolare [3], normato o meno che sia. Così singolare, diverso per ciascuno, e così parcellizzato nell’attualità, da poter essere preso come bersaglio d’odio, e quindi di segregazione. L’equazione a dimostrazione di ciò potrebbe essere: godimento femminile : non-norma = genere : angoscia. Il godimento femminile produce angoscia nella norma, così come il genere, in qualità di modo di godere singolare [4], produce l’angoscia che, nel suo risvolto sociale, può prendere la forma dell’odio. Il significante diverso [diver-go-dimenti] unisce virtualmente il genere e il godimento femminile, in quanto rappresentante di un’alterità radicale [5], la cui tragica conseguenza è la non-esistenza del rapporto sessuale. A partire da tale alterità radicale scaturisce talvolta l’atto violento. Cosa si odia, dunque, quando si odia? L’ipotesi è che si odi il modo singolare in cui l’altro gode. Ciò vale per i rapporti tra uomo e donna, così come tra generi. Movimenti di repressione della diversità di genere, Men Going Their Own Way e il recente movimento Blackpill, si annovererebbero tra i fenomeni sociali che tentano di leggere la sempiterna commedia dei sessi attraverso l’odio.
Quale posizione per la psicoanalisi, per mezzo della sua clinica? Lebovits-Quenehen rammenta, in accordo con gli autori citati, che la posizione della psicoanalisi non ha nulla a che fare né, da una parte, con la promozione di un ordine patriarcale né, dall’altra, con una mite accettazione di un proliferare di etichette. Piuttosto, essa sta nel proprio tempo [6]. Il discorso analitico non cessa di riportare il soggetto alla propria questione: “chi sono io in quanto essere sessuato?”. Si tratta di un atto politico, il cui effetto è dare un posto a ciascun soggetto nella sua irriducibile singolarità di godimento.
[1] Lebovits-Quenehen A., Actualitè de la haine, Une perspective psychanalytique (2024), Navarin Editeur.; p. 24
[2] Brousse M.-H., Modo di godere al femminile (2021), Rosenberg & Seller, Torino, p. 50-51
[3] Miller J.-A., In trans (2022), Quodlibet Studio, Macerata; p.69
[4] Ivi, p. 49
[5] Leguil C., L’essere e il genere, Uomo/Donna dopo Lacan (2015), Rosenberg & Seller, Torino; p. 92-93
[6] Lebovits-Quenehen A., Actualitè de la haine, Une perspective psychanalytique (2024), Navarin Editeur.; p. 52

