Clelia Leo – specializzanda all’Istituto freudiano
In una notte di vacanza, la giovane Lola Valérie Stein assiste alla sottrazione del fidanzato, sedotto nel corso di un ballo da una donna fatale. Osserva per tutta la notte la nuova coppia ballare ma si scontra all’alba con una posizione insostenibile: essere esclusa dalla scena che li avrebbe uniti tutti e tre per sempre, la scena che avrebbe infine svelato la nudità dell’altra donna portando all’“annientamento vellutato della sua persona” [1]. Lol è rapita e derubata, si ritrova senza posto, “con il suo corpo infermo dell’altra” [2], sperimenta una perdita totale di sé, un salto che la precipita in una condizione di vacuità in cui ciò che rimane è “una sorta di corpo reale, una inconsistenza ineffabile, inafferrabile, che per Lacan è un po’ l’essenza della femminilità” [3]. L’esperienza che coglie Lol quando prova “il più grande dolore e la più grande gioia” si scontra con la mancanza di una definizione, “una parola-assenza, una parola-vuoto” [4] che ne faccia la sintesi e che tenga i tre eternamente fusi. Il rapimento rivela dunque un godimento enigmatico da cui la protagonista non può staccarsi, di cui non può fare a meno, che risulta innominabile in quanto manca una parola che possa dire, simbolizzare, eternizzare la scena e con essa il godimento di Lol. La separazione dagli amanti che lasciano la sala da ballo è per lei “la fine del mondo” [5]; sviene. L’evento segna una caduta, caduta dell’amore, e come i più diranno, caduta nella follia. Ma il romanzo ci spinge a interrogarci sullo statuto di questa follia. Leggere Duras con Lacan può suggerire una chiave: “Tutte le donne sono folli. (…) È anche per questo che non sono tutte, cioè non folli-del-tutto” [6]. In gioco è la natura di questa follia; la caduta di Lol ne rappresenta una versione singolare, un godimento Altro, fuori dalla legge universale del godimento normale. Lol è presa in un godimento fuori norma, incarna la differenza assoluta, “quella che nessuno standard può assorbire completamente” [7]. Anni dopo, l’incontro con la contingenza, l’essere sguardo nell’incontro di due amanti – Tatiana Karl, amica e testimone della sera del ballo, e Jacques Hold – desta Lol dalla norma della vita qualunque in cui si era accomodata, la spinge ancora una volta verso la ricerca di una soluzione singolare, di un’invenzione che le consenta di rintracciare il suo desiderio, ricostruire la scena del ballo, includersi nel fantasma dell’essere-a-tre, “nodo che le consente di rinnovare il rapimento, nodo che consente l’incontro contingente di un godimento che rende Altro, fa uscire da sé” [8]. Ritrovare le tracce del suo desiderio spinge Lol pericolosamente vicina al suo fantasma: coinvolge Hold e ritorna con lui sul luogo del ballo solo per scoprire che non è qui ciò di cui si tratta, “cerca qualcosa che credeva di trovare proprio lì, ma che invece non trova” [9]. Così finisce per cadere vittima dell’equivoco dell’uomo, che pensando di comprendere, la prende come amante al posto di Tatiana. Hold prova a ridurre il nodo di Lol alla sua versione, la interpreta puntando a farla rientrare nella logica “normale”, fallica, maschile. “Hold ha compreso troppo, ha pensato di conoscere il desiderio femminile: che lei voglia essere amata da lui al posto dell’altra, un’interpretazione speculare al suo desiderio” [10]. Ancora, nel designare Lol con il nome di Tatiana, Hold spinge verso un punto di identificazione radicale che nega il tentativo di essere-a-tre a cui Lol cerca ancora di aggrapparsi nominando sé stessa talvolta con il suo nome, talvolta con il nome dell’altra. Lo smarrimento di Lol suscita in Hold rifiuto, rigetto, un’operazione di sostituzione forzata che sorge nel punto in cui incontra l’insopportabile alterità del godimento femminile, un’alterità non tollerabile a cui si risponde con l’odio. Lol può sperimentarsi come “Altra da sé”, non del tutto coincidente con ciò che è, ed è in questo preciso punto che Lacan situa l’odio che le donne suscitano: le donne provocano il rifiuto nel preciso momento in cui ricordano a chi le avvicina questa Alterità che è in loro [11]. In questo frangente Lol si smarrisce, poi “non potendo farci nulla per quanto riguarda i suoi fantasmi” [12] diventa “accomodante”. Tuttavia, “essere capita non fa per Lol, che dal rapimento non può essere salvata” [13], dunque ritorna sulle tracce della sua soluzione singolare, rinnova la sua posizione tornando a farsi macchia scura nel campo di segale, davanti alla cornice vuota della finestra della stanza dove sa che Hold ama Tatiana “nuda sotto i capelli neri”, per ricostruire ancora una volta la scena dal cui compimento era rimasta esclusa anni prima. La soluzione di Lol è una soluzione non semplice – “anche per le donne non è facile essere folli nel modo giusto, cioè senza essere emarginate” [14]– ma mai scontata, in quanto mette in luce un gusto per l’Alterità a cui è necessario fare spazio per non cedere all’odio.
[1] Duras M., Il rapimento di Lol V. Stein, Feltrinelli, Milano 2022, p. 41
[2] ibidem
[3] Spinelli E., Omaggio a Marguerite Duras, del “Rapimento di Lol V. Stein”, in “La Psicoanalisi”, n. 55, Astrolabio, Roma 2014, p. 52
[4] Duras M., op. cit., p. 39
[5] ivi p. 36
[6] Lacan J., Televisione, in “Altri Scritti”, Einaudi, Torino 2013, p. 534
[7] Lebovits-Quenehen A., Actualitè de la haine, Navarin, Paris 2020, p. 116
[8] Spinelli E., op. cit., p. 53
[9] Fracalanza E., L’incontro e i suoi destini. Marguerite Duras con Jacques Lacan, Mimesis, Sesto San Giovanni 2021, p. 234
[10] Spinelli E., op. cit., p. 53
[11] Lebovits-Quenehen A., op. cit., pp. 118-119
[12] Lacan J., op. cit., p. 534
[13] Lacan J., Omaggio a Marguerite Duras, in “La Psicoanalisi”, n. 8, Astrolabio, Roma, 1990, p. 196
[14] ] Lebovits-Quenehen A., op. cit., p. 120


