Massimiliano Rielli – membro sotto condizione SLPcf
Un punto preciso del testo di Anaëlle Lebovits mi ha permesso, grazie al lavoro dei colleghi dell’atelier su Attualità dell’odio, di approcciare la questione dell’odio nell’epoca contemporanea da un vertice per me inatteso.
Si tratta della frase del testo in cui l’insorgenza dell’odio viene ricondotta alla Alterità del femminile, Alterità radicale del godimento che rende una donna “altra” anche per sé stessa. [1] Può essere, forse, un altro modo di leggere la frase di Lacan “per l’uomo, in questa relazione, la donna è per l’appunto l’ora della verità” [2].
Dunque, l’insorgenza dell’odio nell’in-contro con il femminile, con il pas-tout.
Con il Seminario XX Lacan ha cambiato la psicoanalisi aprendo all’Altro godimento, altro rispetto al godimento fallico.
Come spiega chiaramente Di Ciaccia [3], ogni uomo, in senso antropologico, ogni essere parlante in quanto tale, in quanto parassitato dalla parola, è sotto il segno del fallo, sotto la castrazione, parte sinistra delle formule della sessuazione. Dal lato femminile, ciascuna donna è non-tutta sotto il primato del fallo, vi è una parte che sfugge al dominio del fallo. Vi è quindi un godimento del corpo che è strutturalmente fuori discorso.
Il non-tutto è quindi del godimento che non è sottoponibile alla normatività, ad un ordinamento preciso, è pertanto di impossibile definizione.
Mi fa pensare ad una paziente che parla di un suo particolare godimento sentito nel corpo come qualcosa di “immenso”, dice: “potrebbe essere qualcosa di spirituale, ma non lo voglio incasellare in qualcosa di religioso, è una apertura…”.
Può essere allora quello del non-tutto un vertice da cui approcciare la questione dell’odio?
Il Congresso dell’AMP del 2024 su “Tutti sono folli” ha permesso di approfondire alcuni effetti del declino della funzione simbolica del Nome del Padre. Come ha ripercorso Cavasola, a proposito della forclusione generalizzata, possiamo dire che “tutti i sintomi dipendono dal fatto che il simbolico non riesce a trattare tutto il reale” [4].
Un effetto del declino del N-d-P è forse anche l’iperproduzione di neologismi per nominare modalità di godimento, ovvero la formazione di collettivi, insiemi, contraddistinti da modalità di godimento, come una fratellanza tenuta insieme dalla fantasia di uno stesso godimento condiviso. Ne sono un esempio le diverse nominazioni possibili circa gli orientamenti sessuali.
Tuttavia, come Neus Carbonell specifica [5], il godimento non fa comunità. Il godimento in quanto tale è infatti il godimento Altro, intimo ma indicibile sino a poter essere ripudiato per essere incarnato nel corpo di altri: il vicino diviene così l’intruso, la fraternità si rivela strutturalmente segregativa, rigettando il godimento Altro di ciascuno.
In modo dissimmetrico, il femminile non fa insieme, non rientra in questi collettivi ma è radicalmente heteros. Questa “singolarità portata all’incandescenza” [6] può essere devastante, ma può essere anche la cosa più preziosa per il soggetto. Un’analisi portata sino ad un certo punto può condurre all’invenzione di modalità singolari di accordo con questa alterità.
La psicoanalisi come pratica dà diritto di cittadinanza al pas tout, senza pretendere di normarlo; essa, cioè, preserva il diritto a queste indefinibilità. Freud ha aperto la questione “cosa vuole una donna?” in quanto enigma, senza metterla a tacere con una risposta.
Seguire la traccia del pas tout può allora aiutarci a capire qualcosa in più sull’odio? È un tema clinico poiché si tratta di ciascuna analisi, una per una. Come fare legame se c’è del godimento?
[1] A. Lebovits-Quenehen, Actualité de la haine, Une perspective psychanalytique, Navarin, Paris, 2020, p. 119.
[2] J. Lacan, Il Seminario, Libro XVIII, Di un discorso che non sarebbe del sembiante [1971], Einaudi, Torino, 2010, p. 28.
[3] A. Di Ciaccia, Lezione I, in Amore domanda amore…encore, Panozzo editore, Rimini, 2018.
[4] R. Cavasola, Forclusione generalizzata, in Rete Lacan n. 63, https://www.slp-cf.it/rete-lacan-63/forclusione-generalizzata/
[5] N. Carbonell, Molteplicità dei godimenti e segregazione, in AA.VV., Scilicet, Tutti Sono Folli, Panozzo Editore, Rimini, 2022, pp. 46-48.
[6] A. Lebovits-Quenehen, Actualité de la haine, Une perspective psychanalytique, Navarin, Paris, 2020, p. 20.


