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Su una panchina: il fiele dell’odio a cielo aperto

Patricia Bosquin-Caroz – Per ZADIG

La conoscete già, perché è stata presentata di recente: Kinga Göncz. Psichiatra e psicoanalista, politica ungherese, ex ministro degli Affari sociali e degli Affari esteri, ex membro del Parlamento europeo. Attualmente è professore invitato all’università dell’Europa centrale, insegnante alla scuola di politica pubblica. È una donna d’azione, coraggiosa e impegnata.

Così, scopriamo con costernazione dalla rete sociale che Kinga Göncz è stata di recente attaccata oltraggiosamente dall’insulto razziale, misogino e antisemita: su una panchina sono state scarabocchiate su di lei delle oscenità che chiedevano la sua esecuzione. Le parole spingono all’atto, lo sappiamo, distillando a cielo aperto il fiele dell’odio per l’altro, per ciò che è differente.

Kinga Göncz è già stata nostra ospite al forum sul populismo che ha avuto luogo più di un anno fa a PIPOL 8. All’inizio del suo intervento aveva ironizzato a proposito di questo: « il 100 % dei nostri elettori vota per noi!». Si poneva la questione se l’humour fosse un’arma possibile contro il populismo. In effetti, di quale arma discorsiva possiamo servirci contro una lingua che bandisce l’equivoco, la dialettica, la conversazione, care alla democrazia liberale ?

Vi consegno un estratto del suo intervento al nostro congresso, di una attualità più che mai scottante.

«Il mondo occidentale nel XX secolo – dopo i traumi delle guerre e dei regimi totalitari – era arrivato ad un consenso sulla scelta della democrazia liberale come sistema politico. Tutti sappiamo, razionalmente, che questo ha creato più libertà, uno sviluppo economico più elevato ed un ambiente sociale più sicuro… Fino a quando la maggioranza della società gode di questi benefici e li vede, la democrazia liberale funziona abbastanza bene. Ma il rischio di una regressione nella nostra storia evolutiva è sempre presente. Succede lo stesso nella psicologia individuale: la personalità matura e autonoma può integrare gli aspetti positivi e negativi di sè e dell’oggetto, vedere l’ambiente circostante in modo responsabile, controllando la realtà. Ma, in una situazione psicologicamente difficile, abbiamo la tendenza a ritornare ad una fase di sviluppo anteriore. Ciò che vediamo intorno a noi è :

  • la mondializzazione minaccia le comunità e le identità,
  • le persone cercano di nuovo delle identità positive forti, basate sui gruppi,
  • dopo la complessità e la razionalità della democrazia liberale, le persone sono aperte a facili risposte,
  • la crisi finanziaria ed economica dell’ultimo decennio ha creato incertezze, la paura di perdere il lavoro e la posizione sociale,
  • le persone tendono ad accettare le spiegazioni dei populisti, alla ricerca di capri espiatori, che permette loro di liberarsi dalle proprie responsabilità.

Il populismo è fondato sulla scissione, che divide di nuovo il mondo in bianco e nero, “il bene” e il “male”, il “noi” e gli “altri”. Un panico morale, utilizzato in modo strategico dai capi populisti, identifica gli “altri” come la fonte della minaccia. Gli stessi dirigenti – provocando un panico morale – promettono una protezione contro questa minaccia ed una identità rinforzata e idealizzata. Distinguono i loro adepti dagli “altri”. Essi creano una visione del mondo falsa e semplificata, alleggerendo l’onere della complessità e dell’incertezza. Il leader e i seguaci si incontrano direttamente attraverso i social media e nello spazio della comunicazione politica. Le istituzioni, mediatrici fra loro – i media indipendenti – alla ricerca di spiegazioni razionali e logiche, a immagine di un mondo complesso, non sono più necessari. Il leader è legittimato dai voti della maggioranza, si considera il solo rappresentante autentico del popolo. Le persone, manipolate e mobilitate dalle emozioni, attraverso un falso realismo, accettano le tendenze autoritarie del capo. Constatiamo una regressione di massa attorno ad un capo. Non c’è linguaggio comune fra democrazia liberale e populismo, e questo rende la democrazia liberale totalmente impotente nella lotta contro il populismo: la democrazia liberale accetta il risultato di una elezione democratica, anche se i populisti prevalgono. I populisti pensano che la democrazia non funzioni, a meno che essi non siano i vincitori. L’elezione perduta non è legittima per loro. La democrazia liberale tenta di utilizzare argomenti razionali, dei fatti contro il populismo, crede al dialogo, anche con i suoi oppositori. Per i populisti non esiste opposizione, ma dei nemici che non sono legittimi».

Da allora assistiamo ad una spinta dei partiti populisti, vale a dire al loro apogeo in alcuni paesi europei e al di là dell’Atlantico.

Kinga sarà ancora nostra ospite al forum di Bruxelles sui discorsi che uccidono, poiché ella sa intimamente dove le passioni umane più oscure e regressive possono condurre quando l’Es è al comando, in assenza di ogni limite. Noi l’accoglieremo con i riguardi che merita.

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