In questo terzo numero di Attualità Lacaniana si discute del tema della diagnosi in psicoanalisi, argomento che mette in primo piano uno dei punti centrali della pratica psicoanalitica. La questione dell’oggettività della clinica, a cui la diagnosi è intrinsecamente collegata, si ripercuote sulla stessa posizione dell’analista. Se in Lacan la posizione dell’analista è desoggettivata, lo è nella misura in cui tale posizione è la più idonea per non relativizzare la clinica, come succede ogni volta che vi si introduce la propria soggettività, sia essa chiamata self-disclosure che controtransfert. In tutto un lungo arco di tempo del suo insegnamento per Lacan la base oggettiva della clinica psicoanalitica ha il nome della struttura, specificata dai suoi tratti pertinenti, discreti. La struttura era per Lacan un reale da cui non si può prescindere nell’isolare una posizione soggettiva, un reale che non è possibile evitare. Nell’ultima fase del suo insegna-mento Lacan ha nominato diversamente questo stesso reale soggettivo, chiamandolo sinthomo. Il sinthomo è più al singolare di quanto non possa esserlo la nozione di struttura. Il sinthomo quindi ci predispone ad una diagnosi più al singolare di quella data dalla struttura. È una nuova via, aperta da Lacan, che ha già dato vita a nuove interrogazioni, nuove esplorazioni della dia-gnosi nella clinica psicoanalitica, ed ancora ne darà in futuro, come si può evincere leggendo questo numero di Attualità Lacaniana.