Giuseppe Passalacqua

Oggi basta un clic per poter disporre di uno sguardo che non porta più la vergogna. Nella rappresentazione di una società digitale il godimento scopico è generalizzato. Le diverse tecnologie utilizzate convergono e provocano un’azione onnipresente del mostrare il godere. Il tema è ben sviluppato dalla serie distopica Black Mirror ideata da Charlie Brooker nel 2011. Nella puntata chiamata “Shut up and dance”, Kenny è un diciannovenne timido e piuttosto anonimo nella sua routine quotidiana fatta di lavoro come cameriere in un fast food. Una vita tranquilla e senza problemi apparenti di cui Kenny non si lamenta fintanto che trova il tempo di concedersi qualche ora di tv e videogiochi e, perché no, un po’ di masturbazione guardando qualche foto porno il che, dopotutto, a quell’età non è né insolito né imperdonabile. Hector è, invece, quasi il contrario di Kenny. Felicemente sposato e padre di due bambini che adora, è tanto veloce di pensiero quanto esplicito nei modi di parlare e agire quanto Kenny è chiuso e silenzioso. L’unico suo problema è che la perfezione di una vita senza sussulti lo annoia al punto da doversi concedere qualche scappatella extraconiugale con giovani prostitute in anonime camere d’albergo che fanno della discrezione la loro unica impagabile dote. Kenny e Hector non avrebbero niente a che fare l’uno con l’altro. Se non fosse che qualcuno ha deciso che entrambi devono far parte dello stesso sadico gioco in cui dovranno obbedire ad ordini perentori dettati via sms compiendo azioni inizialmente innocue, ma che rapidamente degenerano in crimini che mai avrebbero pensato di commettere. Il ricatto è odioso: obbedire senza se e senza ma o affrontare le conseguenze della pubblicazione on line sui social di video rubati che li esporrebbero alla gogna mediatica di amici e conoscenti.Perché non è possibile sottrarsi? Perché sono entrambi vittime e carnefici dello sguardo dell’altro. Parlando dello sguardo, Lacan farà riferimento a Jean Paul Sartre in L’essere e il nulla. Sartre distingue l’oggetto umano da qualunque altro oggetto, “perché l’altro mi guarda e, guardandomi, fa di me un oggetto guardato”[1]. Si tratta del soggetto intento a guardare dal buco della serratura e che poi sente dei passi nel corridoio e immagina di essere guardato. Che vuol dire questo esempio? Che all’improvviso il soggetto viene colpito nel suo essere e prova vergogna. C’è un primo tempo in cui la mia coscienza è assorbita dai miei atti e non dà giudizi: il soggetto è puro spettatore assorbito dallo spettacolo, abbiamo una sorta di dissolvenza del soggetto. Qui abbiamo l’emergenza dell’affetto della vergogna descritto da Sartre come una degradazione del soggetto. Il soggetto è lì che guarda attraverso il buco della serratura. Egli è puro soggetto-spettatore, puro soggetto assorbito dallo spettacolo, puro soggetto disinteressato a se stesso “non cosciente di se stesso nella modalità posizionale”[2]. Come dire la funzione del soggetto si eclissa nello sguardo, cosa che scriviamo in psicoanalisi con S barrato. Il secondo tempo dell’episodio è agganciato e fa sorgere lo sguardo come tale. Non si sa chi sta arrivando, ma so che sono visto. E’ uno sguardo anonimo e, indubbiamente, dietro questo “si”, si nasconde il grande Altro dell’algebra lacaniana: lo sguardo dell’Altro[3]. Possiamo dire che Kenny e Hector si trovano in questa situazione. Entrambi non sanno chi sta arrivando, ma sono visti. Questo modifica profondamente la loro innocenza di soggetti, che da completamente assorbiti nelle loro azioni, diventano oggetti. Vuol dire che la vergogna non è una conoscenza, ma un affetto che mi precipita dallo stato iniziale di soggetto barrato successivo di oggetto piccolo a. E se Black Mirror avesse ragione, come le prossime trasformazioni tecnologiche definiranno l’oggetto sguardo?

[1] J.P. Sartre, L’essere e il nulla, Einaudi, Torino, 2008, p. 21
[2] J.P. Sartre, L’essere e il nulla, Einaudi, Torino, 2000, p.25
[3] J. Lacan. Seminario XI. I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi, Einaudi, Torino, 2008 p. 83