Editoriale

Il Cartello è lo strumento che Lacan ha inventato per l’elaborazione – teorica e clinica – nella sua Scuola: in numero ridotto, con un tempo limitato, e ognuno mettendoci del proprio, ovvero il proprio non-sapere e la propria apertura alle sorprese che l’incontro con l’altro permette, nella lettura dei testi e nello scambio.
Si tratta di un lavoro “dal basso” che punta alla Scuola e ne costituisce le fondamenta.
In questo numero Emanuela D’Alessandro ci parla della sua esperienza in questo senso: l’impegno, con altri colleghi, per la riedizione digitale di Appunti; il cartello, creato in seguito, finalizzato alla pubblicazione di Appunti vintage e un nuovo rapporto con l’imperfezione. Appunti vintage è una pubblicazione della Scuola che
intende dare nuova vita a testi ormai quasi introvabili, che hanno però segnato la strada, come i sassolini di Pollicino, verso la costituzione della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi in Italia. Fra questi testi ci sono, ovviamente, anche riflessioni sul cartello. Ne sono degli esempi il testo di Marco Focchi – che ci spiega l’origine del termine cartello e la funzione che il desiderio in esso vi svolge – e quello di Maria Laura Tkach – che affronta il tema, poco trattato, della funzione dei cartellizzanti, che prestano la loro “divisione al servizio della causa analitica”.