Roma, 11 febbraio 2017

Dopo l’incontro che ci ha visti riuniti ad Ancona intorno al tema della psicoanalisi applicata, ci attende ora un secondo, importante, appuntamento nazionale, quello che si svolgerà a Roma, l’11 febbraio prossimo.

In contrappunto all’appuntamento di Ancona, dove ci siamo concentrati sull’applicazione della psicoanalisi e sull’estensione, questa volta saremo chiamati a lavorare insieme sui temi fondamentali che riguardano l’intensione: la formazione analitica, il legame con la Scuola, la trasmissione di ciò che la clinica analitica apporta. Come ricordato ad Ancona, una non va senza l’altra: non esiste psicoanalisi in estensione se non come effetto della psicoanalisi in intensione, del rigore della formazione e della messa alla prova di questa nell’ambito della Scuola.

L’appuntamento di Roma, come sapete, avrà due scansioni: la prima, riservata ai membri e ai partecipanti, che avrà come titolo Questioni di Scuola. Come si passa dall’amore di transfert al transfert di lavoro. Si svolgerà in forma di conversazione a partire dai testi che sono stati domandati a quattro colleghi, e che offriranno lo spunto per avviare il dibattito intorno a un tema che sta al cuore dell’esistenza della Scuola stessa.

Ci proponiamo infatti, con questo tema, di esplorare concretamente che cosa consenta – o che cosa ostacoli – questo passaggio, un passaggio che spinge qualcuno che si trova nel legame transferale con l’analista, un legame intimo che consente il lavoro analitico, a rivolgersi alla Scuola come luogo collettivo in cui poter svolgere un lavoro per la causa analitica.

Un passaggio che non è evolutivo, né progressivo, ma piuttosto che si può rappresentare con la topologia del nastro di Moebius, ove quelle che appaiono come due facce opposte si rivelano essere invece in continuità. Si tratta quindi di una questione che chiama in causa ciascun analista, nella sua funzione e nel suo particolare legame con la causa, nonché il collettivo Scuola nel suo insieme, e che contemporaneamente tocca l’etica del soggetto in relazione alla formazione e al desiderio che questa si spinga il più avanti possibile, fino alla sua conclusione e all’esigenza di darne testimonianza attraverso la passe.

Nel pomeriggio, una seconda conversazione aperta a tutti ci consentirà di proseguire il lavoro avviato. Il tema del pomeriggio, Il caso clinico: costruzione, scrittura, trasmissione, tocca infatti il modo con cui ciascuno mette alla prova la propria pratica come analista, come terapeuta orientato dalla psicoanalisi, nelle istituzioni o nello studio.

Il caso clinico, includendo colui che conduce la cura, non è infatti per noi un resoconto oggettivo di fatti, bensì la messa alla prova e alla discussione dell’atto che eventualmente si è potuto produrre, e dei suoi effetti. Testimonianza della propria pratica, il caso clinico, che non a caso trova ampio spazio nei nostri Convegni così come in quelli di tutte le Scuole dell’AMP, è il cuore della pratica; il lavoro sul caso non può quindi prescindere dall’esperienza di controllo, inteso come il controllo che si svolge nell’incontro con un altro analista a cui si domanda di verificare la posizione tenuta nella cura, così come il controllo che la Scuola stessa come collettivo esercita per ciascuno.

La costruzione e la scrittura di un caso clinico non si riducono alla “mostrazione” di qualche cosa che è avvenuto; essi tendono alla “dimostrazione” e, con questa, alla trasmissione dell’orientamento psicoanalitico e della posizione di ciascuno, uno per uno, in relazione alla causa.

Le testimonianze di passe ne sono l’esempio paradigmatico, laddove è il soggetto stesso che può svolgere il lavoro di costruzione del proprio caso clinico per trasmetterlo alla comunità analitica, ottenendo un effetto di trasmissione e di avanzamento della psicoanalisi stessa.

Il lavoro sul caso clinico non può quindi prescindere dal legame alla causa analitica, che può essere messo alla prova solo nella dimensione collettiva.

Paola Bolgiani
Presidente SLP

Cari amici e colleghi,

la Giornata che si è svolta a Roma sabato 11 ha lasciato, credo, in ciascuno una traccia. La mattinata, riservata a membri e partecipanti, ha visto la partecipazione attiva di molti colleghi, che sono intervenuti a partire dal tema che ci convocava, Come si passa dall’amore di transfert al transfert di lavoro? con le loro osservazioni, le loro proposte, le loro riflessioni. Il titolo si è rivelato una vera questione intorno a cui mettersi – insieme, ma ognuno col proprio stile – al lavoro.

Come ha richiamato Miquel Bassols nella sua introduzione alla mattinata, in una conversazione la Scuola si femminilizza in quanto si rivela Altra da se stessa: questo effetto è stato palpabile e quello che si è prodotto non è stato un sapere che può solidificarsi e accumularsi, quanto piuttosto una eleborazione intorno ad un vuoto, quel vuoto che è causa per ciascuno e per l’esistenza stessa della Scuola.

Il pomeriggio, dedicato a Il caso clinico: costruzione, scrittura, trasmissione, conversazione aperta a tutti, ha visto la partecipazione di molte persone che non hanno un legame formalizzato con la Scuola, testimonianza di come il lavoro di Scuola possa rivelarsi agalmatico. A noi mantenere vivo questo interesse.

Il tema scelto, si è rivelato assai ampio, aperto a sfaccettature diverse, e a posteriori possiamo considerare che questa conversazione sia stata solo un primo momento per metterci al lavoro su questo argomento che tocca il cuore della formazione dell’analista, dalla conduzione della cura, al controllo, alla passe.

Desidero ringraziare di cuore i colleghi di Roma per la loro organizzazione, che ci ha visti riuniti in un luogo tanto inusuale quanto spettacolare, e che si sono spesi nel fare sì che questo evento potesse essere un momento di incontro. Desidero inoltre ringraziare il Presidente dell’Eurofederazione di Psicoanalisi, Jean-Daniel Matet, e il Presidente dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi, Miquel Bassols, per la loro partecipazione e la loro generosità nel lavoro condiviso.

Il tema del caso clinico ci porta verso il nostro XV Convegno Nazionale, che si svolgerà a Torino il 27 e 28 maggio prossimi, col tema Usi della diagnosi nella cura psicoanalitica. Posizione del soggetto e clinica dei Nomi del Padre. Un tema che se da un lato riprende quello del caso nella prospettiva degli usi che, in ciascuna cura, l’analista fa della diagnosi, spingendoci alla ricerca sulla clinica, in particolare alla luce dell’ultimo insegnamento di Lacan, dall’altro riveste per noi una portata politica, messa in rilievo dalla dimensione, al di là della diagnosi, della posizione del soggetto, irriducibile ad ogni categoria, come le testiminianze di passe ci mostrano. Le informazioni, e l’affiche del Convegno cominceranno a circolare a brevissimo sulla lista.

Non possiamo infine che considerare il nostro Convegno Nazionale come un momento che ci prepara all’incontro di Pipol, a Bruxelles, il 1 e 2 luglio, dove clinica a politica si articoleranno ulteriormente sotto il titolo La clinica fuori dalle norme.

Paola Bolgiani
Presidente SLP