Le parole del Campo freudiano e oltre, alla scomparsa di Virginio Baio, passate sulla newsletter SLP-corriere.

20 gennaio 2021, 9:29

Cari Colleghi e care Colleghe,
questa notte Virginio Baio è mancato.
Il suo stile così unico, il suo insegnamento teorico e clinico di una finezza particolare, il suo lavoro serio e in serie per la psicoanalisi lacaniana, hanno segnato la mia vita e penso quella dei tanti che lo hanno incontrato. La sua è stata una vita dedicata alla diffusione della psicoanalisi lacaniana.
Chiunque incontrasse, dal tassista al portiere d’albergo, Virginio incuriosiva ognuno parlando di Lacan e di Miller.
Con dolore ma anche con la gioia che ha sempre caratterizzato il suo lavorare per la psicoanalisi, vi abbraccio in questo momento così triste.

Donata Roma.

20 gennaio 2021, 15:42

La Segreteria della Slp di Pisa, annuncia alla comunità analitica che la vita di Virginio Baio si è spenta qualche ora fa.

Ci stringiamo attorno alla  famiglia, la moglie Mirella, i figli Luca e Umberto, che hanno potuto essere raccolti attorno a lui fino alla fine, per sussurragli parole e la musica che tanto amava.

Occorrerebbe essere poeti per provare a descrivere lo stile del  dott. Virginio Baio, occorrerebbe il suo stile di parola.

E’ stato soprattutto per noi un maestro di bottega della clinica lacanaina.

Ogni volta che nel caso clinico, scolastico o di strada faceva “capolino il soggetto”, attraverso i cerchi di Eulero e i simboli dei Quattro Discorsi, “stanava la logica del caso elevandolo alla clinica lacaniana”.

Sempre a disposizione  il suo “saper non sapere”,  i segreti del mestiere di chi è stato per una vita un “instancabile operario di Lacan”.

Segreti trasmessi come enigmi,  comprensibili a metà, spesso non comprensibili affatto, almeno in un primo momento.

Ci chiedevamo da dove prendesse le parole, catturate dall’aria, come un gioco di significanti, leggeri, articolati per rilanciare il discorso ancora e ancora.

Straordinaria fortuna essere allievi del dott. Virginio Baio!

Per la Segreteria della Slp di Pisa
Riccardo Andolcetti
Laura Ceccherelli
Cristiano Lastrucci

20 gennaio 2021, 18:29

Care e cari,
il Presidente, i Docenti, gli Allievi, la Biblioteca e la Segreteria dell’Istituto freudiano condividono con voi l’immenso vuoto lasciato da Virginio Baio.
Esprimendo le nostre più sentite condoglianze, siamo vicini al dolore della famiglia.

Carissimi e carissime, questa notte Virginio Baio è mancato. Le parole arriveranno, per ora sono molto vicina a ognuno che ha avuto la fortuna di incontrarlo e di lavorare con lui.
I responsabili dell’Antenna di Pisa
Virginio Baio (che resta nel simbolico) e Donata Roma

20 gennaio 2021, 19:59

Ciao Virginio. La tua dipartita mi mette tristezza. Poi però mi si affollano subito tanti momenti in cui abbiamo lavorato insieme e soprattutto l’apporto che ogni volta hai dato affinché si potesse realizzare una Scuola lacaniana dell’AMP in Italia. Grazie dell’importante apporto che hai dato in tutti questi lunghi anni.
Molte condoglianze a tutti coloro che gli sono stati molto vicini, alla moglie e ai suoi cari innanzi tutto, e anche agli amici, a tutti coloro che gli hanno voluto bene e che l’hanno accompagnato fino all’ultimo momento.

Rosa Elena Manzetti

20 gennaio 2021, 22:12

PER VIRGINIO

Virginio Baio ci ha lasciato. Dopo una malattia che da lungo tempo lo ha colpito, privando sia noi che lui dell’incontro in presenza, negli ultimi giorni la situazione è precipitata. L’eco di questo aggravamento si è diffuso rapidamente  tra le persone che lo hanno potuto incontrare, che hanno potuto fare con lui una parte del loro cammino nell’esperienza analitica, ed hanno potuto apprezzare il suo tratto unico, il suo modo singolarissimo di fare posto all’altro, di accoglierlo come soggetto.   Questo suo stile ha seminato a lungo nel Campo Freudiano, sia in Belgio dove per molti anni ha lavorato e diretto l’Antenne 110 dando vita con Antonio Di Ciaccia ad un metodo di lavoro con i bambini autistici che ha fatto Scuola nel mondo, sia in Italia, dove ha lasciato una traccia profondissima in generazioni di analizzanti che si sono formati con lui. AME ed AE dell’Ecole de la Cause Freudienne e della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi, docente dell’Istituto Freudiano, fondatore dell’Antenna di Pisa, Virginio incarna l’antitesi di un’analista installato in una posizione di sapere o di potere, negazione del discorso analitico. Virginio è sempre stato dal lato dello scarto fecondo, dal lato della posizione dell’analista come incarnazione dell’oggetto causa di desiderio. Questa radicalità gli era straordinariamente congeniale, ed i suoi effetti si sono irradiati in coloro che si sono formati con lui o che più semplicemente lo hanno potuto incontrare, rimanendo colpiti da questo suo stile così prossimo all’atto analitico.

Venerdì scorso ho partecipato ad una serata organizzata dalla Segreteria di Pisa della Scuola, in preparazione del Congresso PIPOL10 dell’Eurofederazione di Psicoanalisi. Sapevamo tutti dell’aggravamento di Virginio, ma ho apprezzato molto la decisione dei colleghi di Pisa di fare comunque questa serata, anzitutto perché Virginio lo avrebbe desiderato. E’ stato toccante ritrovarci insieme in quel momento, con Donata che tanto si è spesa e continua a farlo per la comunità di Pisa insieme a Virginio e ad Alberto, così come insieme ai più giovani che si sono formati con Virginio, tra cui Riccardo, il Segretario SLP di Pisa. E’ stato toccante condividere con loro, e con Loretta, la presidente della Scuola, questo momento di lavoro in cui la presenza di Virginio si è percepita chiaramente nonostante la sua assenza, nell’atmosfera di lavoro che per quanto commossa per la situazione di lutto che ci stava attraversando, non è stata meno feconda nella risonanza dell’ascolto e nella partecipazione all’evento. E’ questa l’eredità inestimabile che Virginio ci lascia: quest’atmosfera unica che ha saputo creare e coltivare nel tempo trasmettendola a coloro che si sono formati con lui o più semplicemente lo hanno incontrato. Atmosfera che è contagiosa nella buona maniera, che si trasmette, che lascia il segno e porterà sempre il ricordo dell’insegnamento di Virginio Baio.

Per l’amicizia e l’insegnamento che ho avuto l’onore di ricevere e condividere con lui, e a nome dell’Eurofederazione di Psicoanalisi che qui rappresento, porto a Virginio l’estremo saluto e alla sua famiglia e a tutti i colleghi e persone che lo hanno amato e lo amano il mio più sentito abbraccio.

Domenico Cosenza

Milano, 20 gennaio 2021

21 gennaio 2021, 08:23

Cari colleghi,

riceviamo dall’Istituto Freudiano e pubblichiamo.

Virginio Baio:

Un amico, un collega, un docente, uno psicoanalista, un fratello è venuto a mancare.

Ci conoscemmo nel 1960.
Da allora tante cose abbiamo fatto insieme: l’Antenne 110, la rivista La Psicoanalisi, nell’ambito dell’Istituto freudiano la messa in opera di quell’Antenna di Pisa che Virginio ha costruito e ha reso un vero gioiello del Campo freudiano.

Addio, Virginio

Antonio Di Ciaccia
Presidente dell’Istituto freudiano

21 gennaio 2021, 10:44

La Segreteria di Venezia e gli amici della psicoanalisi della comunità veneziana si stringono attorno alla famiglia di Virginio Baio per condividere con loro il dolore di un lutto difficilmente elaborabile, ma anche il ricordo di una persona affabile e sempre delicata che ha lasciato la sua impronta indelebile ovunque in questa città e nella sua comunità: negli incontri della segreteria locale, all’Antenna dell’Istituto Freudiano e nelle due comunità per minori (Antenna 112 e Antennina), ambienti tutti che ha frequentato con assiduità, facendoli crescere e accompagnandoli con amore di padre.
Mancherà a tutti noi, e a noi il compito di tenerne viva l’eredità.

A nome della Segreteria SLP di Venezia
Nicola Purgato
Michela Zanella
Sylwia Dzienisz

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Che tragedia . Una grande perdita.
Oscar Valdi
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Profondamente addolorato.
Antonello Raciti
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Caro Virginio,
non è facile accettare di lasciarti andare.
È come dover rinunciare, per sempre, ad una carezza, delicata come un soffio, che arriva a riscaldarti nel punto più profondo dell’anima.
La mia vicinanza alla moglie Mirella e al figlio, Luca.
Antonella Del Monaco

21 gennaio 2021, 11:59

Un triste saluto a Virginio, in nome della condivisione di molti anni di lavoro dedicati alla fondazione, alla nascita ed alla crescita della nostra Scuola.

Le mie sentite condoglianze ai familiari

Paola Francesconi

21 gennaio 2021, 13:13

Communiqué du Président de l’ECF
Cher(e)s collègues,
Nous venons d’apprendre avec stupeur et une infinie tristesse le décès de notre collègue Virginio Baïo.
Virginio Baïo était membre de l’ECF, de la SLP et de l’AMP. Il a été Analyste de l’École.

Compagnon de route de la psychanalyse, transmetteur de l’enseignement de Lacan, il fut un praticien et un théoricien de la psychanalyse notamment avec les enfants. Il a laissé une empreinte profonde en Belgique et en Italie au sein de la SLP dont il a été l’un des piliers.

Avec Antonio Di Ciaccia fondateur de l’Antenne 110 en Belgique, il a participé à inventer une orientation pour tout le Champ freudien dans le travail avec les sujets dits autistes.

Le départ de Virginio Baïo laisse un grand vide.

En ce jour toutes nos pensées et notre amitié vont à sa famille et ses proches.

Laurent Dupont
Président de l’ECF

21 gennaio 2021, 14:00

Il Moletto di Ardenza, il porticciolo dove trascorrevo il tempo tra una seduta e l’altra, è la prima immagine che mi è apparsa alla notizia della scomparsa del Dr. Baio. La stanchezza di un viaggio interminabile in treno per raggiungerlo e l’urgenza, l’impellenza di parlare. Presente e assente, tremante e accogliente, è stato lì. Andavo via stordito ed entusiasta e non era possibile dire perché.
Il Dr. Baio è stato “chiunque e qualcuno”, un clinico raffinato, creativo, rigoroso, un maestro.
Per sempre, resterà nel mio cuore.
Sentite condoglianze alla moglie Mirella e all’intera famiglia.

Giuseppe Salzillo

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Non si è mai abbastanza pronti alla perdita e mancano sempre le parole per dirne.
Grazie Dr. Baio

Luisa Borrazzo

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ari colleghi Non ho mai avuto la fortuna di incontrare di persona Virginio Baio, ma per noi allievi dell’Istituto Freudiano è sempre stato una pietra miliare, un punto di riferimento. Era malato da tempo, ma …
… pratica à plusieurs che si rivela essere operativa con questi ragazzi. Sono curioso di conoscere i suoi lavori e i laboratori: mi tenga informato se vuole. La saluto molto cordialmente       virginio baio

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“A Virginio Baio”

Gentile,

Generoso.

Accogliente

Artigiano di parole.

Sapiente nell’invenzione.

Gioioso Maestro

… Instancabile…

Ironico

Leggero

Luminoso

Un DONO:

“VIRGINIO”

Laura Ceccherelli,
Arezzo 20 gennaio 2021

21 gennaio 2021, 16:14

La Segreteria SLP di Torino, insieme a tutti i membri e partecipanti della comunità piemontese esprime le più sentite condoglianze alla famiglia e amici di Virginio Baio.

Virginio Baio continuerà ad essere presente per tutti noi, nel ricordo, e nei suoi contributi alla causa analitica.

Per la segreteria SLP di Torino, Mary Nicotra con Carmen Cassuti e Monica Buemi

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Con grande tristezza apprendo della morte di Virginio Baio.
Con Martin l’abbiamo conosciuto all’inizio della nostra avventura nel Campo freudiano dove,
soprattutto per quanto riguarda l’autismo, insieme ad Antonio Di Ciaccia, è stato per noi un maestro.
Lo saluto con affetto e gratitudine.
Le più sentite condoglianze alla moglie Mirella e alla sua famiglia

Chiara Mangiarotti

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E’ con tristezza che apprendo della morte del Dott. Baio. E’ stato per me un maestro in ogni momento in ho  avuto occasione di ascoltarlo e parlargli.
Un uomo delicato e deciso, attento ad ogni dettaglio e sfumatura.
Ricordo ancora una cena che abbiamo condiviso anni fa in casa di un’amica e collega, con il mio compagno e mia figlia piccola, che ne è rimasta affascinata.   Tornando a casa il mio compagno mi ha detto che l’impressione avuta era quella di un uomo che sapeva ascoltare davvero. Sono d’accordo con entrambi.
Grazie per tutto caro dottore.

Fedra Bucelli

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Esprimo le mie condoglianze per la perdita di un uomo che ha saputo dare tanto alla psicoanalisi e ai colleghi che lo hanno conosciuto.
Un caloroso abbraccio a chi lo ha conosciuto e potuto apprezzare.
Annalisa Scepi

21 gennaio 2021, 16:44

Virginio Baio
è stato per ognuno e per tutti
sempre gentile e rispettoso
e anche forte
dolce e umile
ma anche coraggioso
Virginio Baio è stato sempre
grande grande grande
nella delicatezza, nella verità e nel rispetto delle persone, tutte.
Virginio Baio
è  stato per tutti un maestro generoso
grande e allo stesso tempo  umile, gioviale e disponibile per ognuno di noi
E sempre sempre sempre
rimarrà nei nostri cuori.

Adele Marcelli
Cristina Quinquinio
Ermanna Mazzoni

Ci stringiamo a tutti coloro che gli hanno voluto bene, a noi tutti.
Ermanna

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La Segreteria di Padova con tutta la comunità di lavoro, profondamente addolorata per la perdita di un riferimento esemplare nella clinica e nella trasmissione della psicoanalisi sempre accompagnata da invenzioni sorprendenti, partecipa al lutto che ha colpito la famiglia, i colleghi e tutta la Scuola con la morte di Virginio Baio.

Per la Segreteria di  Padova
Alberto Turolla con il ricordo sempre vivo dei momenti trascorsi insieme in occasione del Quinto Incontro Internazionale del Campo Freudiano a Buenos Aires nel luglio 1988.

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La comunità romana si stringe intorno ai cari di Virginio Baio.
Virginio è stato importante per tutti e tutte noi.
Come collega con la sua ironia e la sua dedizione, come analista con il suo desiderio, come controllore con la sua punteggiatura precisa.

In un modo singolare ha saputo ascoltarci, in uno ancora più singolare ha saputo parlarci, illuminando i punti più densi e oscuri della nostra pratica.

Portiamo con noi molte cose di Virginio, frasi, indicazioni, allusioni, sorrisi e sguardi sorpresi.
La gioia che ha saputo trasmetterci per la causa è indimenticabile e rimarrà in noi che tentiamo di portare avanti il lavoro del Campo freudiano.
Un ultimo saluto.
Non lo dimenticheremo mai!

La Segreteria di Roma
Michele Cavallo, Matteo De Lorenzo, Carla Antonucci

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La prima volta che entrai in Istituto Freudiano per una presentazione dei corsi era presente ed introduceva proprio Virginio Baio.

Ne ho notato la schiettezza del punto di vista, la libertà di vedute, la rielaborazione necessaria ma rigorosa che traspariva da pochi accenni sul lavoro di Freud, Lacan, e il cammino della psicoanalisi.

Mi sembrò un uomo gentile, soprattutto. Mi ricordo il suo garbo nel rispondere ad alcuni miei quesiti a termine della sua introduzione, che nascevano solo dal desiderio di parlargli.

Non lo conobbi davvero, eppure lo incrociai, e questo è bastato per volerne scrivere dalla mia parte, un piccolo ma intenso ricordo, che dedico a Lui e a chi lo ama.

Francesco Musotto

21 gennaio 2021, 18:05

Partecipo al dolore per la scomparsa del caro collega Virginio Baio.
Il ricordo del suo assoluto impegno per la psicoanalisi e per la Scuola mi hanno sempre accompagnato.

Raffaele Calabria

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La nostra SLP è in lutto perché il Dr. Virginio Baio è morto.

Io gli sto sorridendo, lo sto pensando a quanto ha seminato con coraggio e tenacia nel Campo Freudiano e raccolto con il suo desiderio.

Caro Virginio ti chiedo di sorridermi e di pensarmi come l’hai fatto da quando ci siamo conosciuti, molti anni fa io allieva e tu docente.

Accompagnami con quel tuo pensiero rispettoso, amorevole, amicale e curioso di conoscenza.

Santa Teresa ci indica che pretendere di entrare nel cielo senza prima entrare in noi stessi per meglio conoscerci e considerare la nostra miseria è una vera follia; e questo è stato il tuo insegnamento per me, per mio marito Umberto e per mia figlia Costanza psi in germoglio.

“Che cosa è l’anima del giusto se non un paradiso dove il Signore dice di prendere le sue delizie?” Ecco: le porte dell’Antenna di Pisa sono state l’accesso per entrare nel luogo dove ci dicevi: “Je suis la”.

Marina Paties

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Nel febbraio 91, nella piccola aula di via Biferno, Roberto Cavasola  teneva un seminario piuttosto incomprensibile.
Virginio Baio portava un borsello fuori moda,  sembrava timido, parlava con frasi molto brevi che spesso terminavano col punto interrogativo, quando tutti noi cercavamo invece delle risposte.
Molto presto ho imparato a conoscere una persona straordinaria, non solo per intelligenza e passione, ma anche per generosità e gentilezza.
Un sincero abbraccio ai tanti che gli hanno voluto bene.

Andrea Colombini

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Oggi è un giorno triste per la psicoanalisi.
La scomparsa di Virginio Baio ci tocca profondamente sia a livello personale che come comunità analitica. Non potremo mai dimenticare la generosità e l’entusiasmo con cui è riuscito a trasmetterci il suo rapporto  con la causa della psicoanalisi, attraverso uno stile unico e una passione contagiosa, nel senso migliore del termine. È sempre stato vicino alla nostra comunità locale, quando ci incontravamo chiedeva del nostro lavoro e non mancava mai una sua preziosa parola di sostegno. Anche quando la malattia non gli ha più consentito di essere in presenza agli appuntamenti di Scuola ha tenuto ad esserci, via telefono o mail, a essere informato del nostro lavoro, a continuare a sostenerci.
Ci ha insegnato ad amare la clinica dal lato dei soggetti che fanno la bellezza del prato del duomo di Pisa, un insegnamento che ha orientato coloro tra noi che hanno avuto la fortuna e l’onore di conoscerlo, e da cui le nuove generazioni di psicoanalisti avranno sempre da apprendere.
Siamo vicini in questo momento di lutto alla moglie e ai familiari.
Con gratitudine e affetto

Per la Segreteria SLP di Catania

Laura Freni
Dario Alparone
Valentina La Rosa

21 gennaio 2021, 19:59

Virginio Baio. La sua pratica all’Antenne 110 alla fine degli anni ottanta apparve subito folgorante a una giovane aspirante psicoanalista formatasi alle istituzioni negate e alle fortezze vuote; così lo scelsi come primo supervisore nel Campo Freudiano: per la mia pratica e per l’istituzione per bambini nella quale lavoravo. Lui viaggiava da Bruxelles a Milano sul treno notturno, lo passavo a prendere alla mattina presto alla stazione centrale e ci avviavamo verso la campagna lombarda per lavorare con un’équipe che, benché fosse già disincantata da tutti gli psicanalismi di moda in quegli anni, non tardò a chiamarlo «il professore». Titolo al quale rispondeva instancabilmente:  «non sono professore!».

Non aveva uno studio a Milano e neanche io; allora facevamo le supervisioni al bar, per strada, al freddo, sotto il sole a picco o tra le zanzare. Mi ha insegnato così che il desiderio dell’analista non ha bisogno di setting, ma di rigore.

Poche parole, in alcuni momenti decisivi, mi hanno sostenuta nel mio cammino analitico quando l’Altro lo ha reso difficile: magari una sola frase, ma straordinariamente chiara. A dispetto della sua pratica costante dell’equivoco sapeva essere limpido quando occorreva.

E’ nota in tutto il Campo Freudiano la sua formidabile capacità di usare il significante al di là del senso: era così che riusciva a incontrare coloro che con il senso non si trovavano a casa. Il reale della lingua era la sua dimensione. Lui ci sguazzava e palesemente si divertiva. Soggetto che faceva capolino solo per sfuggire, lasciando all’altro la parola.

La sua pratica con l’autismo e le psicosi gravi è stata insuperabile, la sensibilità per la lingua e la conoscenza precisa della logica psicotica lo guidavano: rapido nel capire, veloce nel rispondere, non aveva esitazioni. Fino all’ultimo, nonostante la grave malattia. I suoi interventi durante le lezioni che ho tenuto all’Antenna di Pisa in queste ultime settimane, su zoom, erano ancora dello stesso tenore. In-forma di Virginio.

Mi scuso per i riferimenti personali, ma l’incontro con quest’uomo, questo grande psicoanalista, è stato inevitabilmente al singolare.

Con tanto affetto invio le mie condoglianze alla moglie Mirella e ai figli, agli analizzanti, agli allievi e a tutta l’Antenna di Pisa.

Luisella Brusa

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La Segreteria Milanese si raccoglie insieme a tutti i colleghi ed esprime il più sincero cordoglio per la scomparsa di Virginio Baio, ai famigliari e a tutta la comunità analitica.
Perdiamo uno psicoanalista che lascia un segno indelebile nella nostra formazione, nella nostra pratica, nella nostra vita. Ognuno di noi è stato fortunato per averlo potuto incontrare, anche solo per un caffè. A volte stava nei corridoi durante i convegni a parlare coi giovani colleghi o con chi era un po’ annoiato, raccoglieva i “resti”, amava il reale dell’esistere e riusciva ad appassionare chiunque.
Il tempo della tristezza passerà e resterà la traccia del suo prezioso contributo alla nascita della Scuola Lacaniana Italiana nella AMP.
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Partecipo al dolore della famiglia, dei colleghi e di tutti quelli che l’hanno conosciuto. Era misurato, gentile, appassionato. Era serio e ironico. Sapeva sorridere, aveva una dolcezza e una fermezza che non vacillavano. Virginio sapeva sostenere. Aveva tatto. Ci mancherà l’uomo e lo psicanalista.

Piero Feliciotti

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Per Virginio
Un maestro artigiano dalla invenzione contagiosa una persona speciale che ha regalato luce e bellezza alla Scuola grazie Virginio

Luisella Mambrini

21 gennaio 2021, 20:59

“Pronto (pausa), sono Virginio Baio (pausa), posso parlare (pausa) con Cristina?”

Intorno alla pubertà rispondevo al telefono e questa voce mi inquietava: “Mamma ma chi è questo?”
Lei sorrideva divertita. “che avrà da ridere?..”

A 15 anni, scossone nel pieno del casino adolescente, mi “mandano” da lui.
10 minuti scarsi, mi ascolta, si sorprende spiazzandomi.
Sorride, punta a lato e fa centro nel cuore del soggetto.
Uscito di lì, perplesso, sono scosso nel corpo, un riso incontrollato: “ma che ho da ridere?”

Quasi 25 anni dopo, ritrovo nell’analisi, quella che ho iniziato dopo, con un altro analista, di nuovo sorpreso ma stavolta da un sogno, quella frase che mi riconosceva, mio malgrado, come soggetto.

Conservo ancora il testo del suo intervento al funerale di Cristina, l’unico forse che, in quel momento triste, portava avanti qualcosa di gioioso, che trasmetteva una presenza e un “non cedere”.

Nel mio primo controllo, non ero ancora neanche iscritto all’Istituto freudiano, mi ascolta, prende un foglio, disegna il grafo e mi dice “il soggetto che lei incontra è qui: lei deve portarlo di qua!”
Resto perplesso, mai visto il grafo prima d’ora..
“ha capito?”
Rispondo “beh.. non proprio..”
Mi ha congedato con un sorriso che valeva 1000 pagine da leggere.

Nell’équipe che cerco di orientare à plusieurs parlo di lui, di quello che ho imparato anche da lui, leggo a volte i suoi testi.

Grazie Virginio Baio,
maestro di gioia per la psicoanalisi,
le mando il mio sorriso, anche se oggi è dura sorridere.

Matteo De Lorenzo
partecipante SLP – Roma

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Apprendo con profondo dolore la scomparsa di Virginio Baio, lo psicoanalista che mi ha illuminato sulla via della mia formazione e stimolato la ricerca sulla clinica infantile. Dotato di grande cultura e disponibilità nei confronti degli allievi, mi lascia un ricordo di grande incisvità e la traccia di un periodo ricco e stimolante vissuto all’Istituto freudiano, come la scoperta di un campo allora per me completamento inesplorato. Lo ringrazio ancora e mi unisco  ai familiari e ai docenti dell’Istituto e della Scuola, che con lui  hanno aperto le porte della psicoanalisi lacaniana, inviando sentite condoglianze.

Renato Gerbaudo

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La segreteria di Rimini piange la scomparsa di Virginio Baio, psicoanalista fecondo nella parola e nell’atto, maestro e amico. Ci stringiamo ai suoi familiari, ai colleghi dell’Antenna di Pisa, segno vivente del suo desiderio e a tutti coloro che nella Slp e nell’AMP hanno avuto la fortuna di incontrarlo.

Segreteria Slp Rimini
Pasquale Indulgenza
Isabel Capelli
Irene D’Elia

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Di notte, e senza fare rumore.
Non poteva che andare in questo modo.
Porto con me i silenzi, ma anche il clangore di quei lunghi anni passati a Livorno
Come dice Battiato, torneremo ancora

Maurizio Montanari

22gennaio 2021, 12:14

Hommage à Virginio Baio

Une grande tristesse nous a saisis à l’annonce du décès de notre collègue Virginio Baio, très présent dans la communauté analytique en Belgique jusqu’à son départ en Italie.

Son engagement dans la psychanalyse s’est accompagné de celui qu’il a soutenu, inlassablement, avec les enfants -et leurs parents- à l’Antenne 110.

Collaborant à la fondation de l’Antenne par Antonio Di Ciaccia, il en est ensuite devenu le directeur. Il a activement soutenu la revue Préliminaires, une référence qui a orienté la pratique de nombre d’entre nous; où ses articles constituaient un recueil de pépites, de trouvailles cliniques dont l’inventivité et l’originalité s’articulaient à la rigueur théorique pour la mettre en lumière.

Analyste de l’Ecole, son enseignement était tramé par ce qu’il a appelé l’amour du réel, une formule qui a fait trace et dont Jacques-Alain Miller a souligné l’originalité.

Il a quitté la Belgique pour participer activement à la création de la Scuola lacaniana di psicoanalisi tout en conservant d’étroits contacts avec plusieurs d’entre nous.

Sa présence, toujours particularisée, va nous manquer.

Nous adressons toutes nos condoléances à sa famille et à ses proches,
Nadine Page,

Présidente de l’ACF-Belgique

22gennaio 2021, 12:44

L’incontro con il dire del dottor Baio era sempre un incontro singolare, sapeva disorientare senza mai lasciar cadere… un giorno a lezione all’istituto mi disse: “lei che sottomarina …”, alla mia ennesima ingarbugliata domanda…

Omar Battisti

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Oggi la psicoanalisi perde una gemma rara.
Il dott. Virginio Baio è venuto a mancare.
Chi ha avuto la fortuna di  incontrarlo, anche solo in treno, porterà il segno di quell’incontro.
Grazie Virginio, continueremo ad imparare così come hai detto nell’ultimo incontro dell’Antenna di Pisa poco più di un mese fa.

Luciana Madaio
Per la Segreteria di Napoli

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La Segreteria di Bologna partecipa al dolore per la perdita di Virginio Baio.
Nella città di Bologna il suo insegnamento unico e singolare ha lasciato tracce che continuano ad orientare ognuno di noi nella pratica clinica e nella teoria psicoanalitica.
Il ricordo del suo stile delicato e allo stesso tempo deciso rimane in ciascuno di noi.
Le più sentite condoglianze ai familiari e a tutti coloro che gli sono stati vicino.

Per la Segreteria di Bologna
Concetta Guarino
Sara Bordò
Silvia Di Caro

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A Virginio,
maestro assoluto, il mio profondo riconoscimento per essersi fatto strumento vivente a disposizione di chiunque ne avesse di bisogno e per tutte le volte, e sono state tante, che ha saputo e voluto starmi vicino.
Presente come clinico e come uomo, capace di aprirti al nuovo, ad interrogativi continui, in cui l’ultima parola era sempre a disposizione dell’invenzione soggettiva.

Da Virginio ho appreso una clinica senza compromessi, intransigente verso l’Altro e con un posto d’eccezione per il soggetto. Soleva dire che bisognava far accomodare il soggetto su una poltrona Frau e lui sapeva benissimo come fare. I controlli erano tosti, non cedeva di un passo, ma senza mai esercizio di sapere, potere o suggestione.

In questi giorni mi sono apparsi uno ad uno tutti i ricordi, vividissimi, che mi legano a lui; momenti salienti della mia vita in cui, grazie a una sua parola, uno sguardo, uno sgambetto a volte, ho potuto accedere a ciò che non sapevo di sapere.
Il suo essere era così sincrono all’inconscio, così “parlêtre”, che non potrà che rimanere operativo in ciascuno.

Un abbraccio e un saluto alla famiglia e alla comunità analitica tutta.
Giuliana Capannelli

22gennaio 2021, 14:40

Mancherà davvero immensamente Virginio alla nostra Scuola, Scuola che lui aveva fortemente desiderato e contribuito affinché esistesse. Ricordo un giorno, quando già era malato, che mi chiamò al telefono dicendo che voleva confrontarsi con me. Gli dissi che ero ben felice di parlare con lui. Lui rimase in silenzio ed io smarrito perchè la sua parola in quell’occasione non prendeva forma di domanda. Come suo solito, coi suoi silenzi, il suo sguardo, i suoi piccoli passi, e le sue parole, era riuscito a portarmi in un’altrove, lontano da dove pensavo di trovarmi. Mi congedò sottolineando l’importanza dell’interpretazione della Scuola. Concordai. Boh!  Come in un lampo che scuote il corpo, mi ricordai che ero stato nominato AE!

Sapeva scovare dell’analista (espressione che lui usava) e rimetterlo al lavoro analizzante…l’uno non senza l’altro.

Ecco, in atto, con Virginio si faceva esperienza, non senza provare un brivido di angoscia, di un discorso senza parole che faceva trasmissione. Quando questo accade, resta un segno indelebile.

Grazie Virginio.

Sergio Caretto

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Amo le persone miti, perché sono quelle che rendono più amabile questa aiuola, tanto da farmi pensare che la città ideale non sia quella fantasticata e descritta sin nei più minuti particolari dagli utopisti, ma quella in cui la gentilezza dei costumi sia diventata una pratica universale

Queste parole di Norberto Bobbio accompagnano il mio ricordo di Virginio Baio. Le supervisioni con lui, mi hanno trasmesso le basi etiche della clinica infantile, aprendomi all’incontro, sempre singolare e speciale, con bambini sofferenti.

Una perdita dolorosa, un debito simbolico e un’eredità preziosa.

Le mie sentite condoglianze alla famiglia.

Pamela Pace

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Ho conosciuto Virginio all’Antenna 110.
A Bruxelles faceva freddo, c’era tanta neve, Avevamo appuntamento al mattino presto ad un angolo di strada.
Appena mi vide mi disse: << viene vestita così elegante? Servono abiti da lavoro da noi!>>
Capii poco dopo che la pratica a plusieurs era un lavoro che coinvolgeva anima e corpo. All’Antenna i bambini seguivano la sua musica come nella favola del pifferaio di Hamelin, in fila verso l’Atelier di musica. Virginio avanti con la chitarra o con il piano. I motivi e le filastrocche prendevano forma. Malik non parlava, ma riusciva ad inserirsi nelle pause prendendo così il tempo della sua parola.
Virginio era geniale, estremamente vivace, generoso, sempre cordiale e spiritoso.
Sono passati i giorni tanto rapidamente in quel mese di dicembre, la neve introno fioccava ed anche il sapere dentro. <>, ci ripeteva Baio. Io, da Baio, ho imparato tante cose. Persino a fare la salsa Genovese: di giovedì cucinavamo insieme per tutti i bambini. Lacrime e cipolle.
Sarà che la musica pian piano si inerpicò tra motivi antichi e la musica del pianoforte di mio padre, sarà quella dedizione anima e corpo, non so per che cosa di preciso ma Virginio Baio di lì a poco lo scelsi come mio analista.
Ora che lui riposa, porteremo avanti il lavoro.

Emilia Cece

22gennaio 2021, 17:58

Con dolore apprendo della morte di Virginio Baio.
Una presenza che ha accompagnato il mio percorso nel Campo freudiano fin dagli inizi, con la sua esperienza e il suo insegnamento, con i suoi testi e la sua modalità così particolare di esserci. Un “mostro sacro” quando muovevo i miei primi passi nel Campo freudiano, diventato poi un “collega”, ma sempre, per me, con quel sentimento di riguardo, stima e rispetto per coloro che hanno aperto il campo in cui la mia esperienza ha trovato posto.
Ho avuto l’onore di vedere nascere, durante il mio incarico come Presidente, la Segreteria di Pisa, attraverso un percorso di lavoro comune nel quale, anche se già malato, non ha mai fatto mancare il suo apporto. So che era un obiettivo a cui aveva votato il suo impegno e so che era stata una grande gioia realizzarlo.
Ho avuto modo di percepire l’entusiasmo nel suo rapporto alla causa psicoanalitica che ha saputo trasmettere a tanti giovani, che oggi proseguono nel loro lavoro analizzante per la psicoanalisi in Italia. Il suo esempio resta come eredità preziosa.
Ai suoi cari e ai colleghi di Pisa porgo le più sentite condoglianze.
Ciao Virginio, mancherai a tutti noi

Paola Bolgiani

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Ho conosciuto Virginio all’Antenna 110.
A Bruxelles faceva freddo, c’era tanta neve, Avevamo appuntamento al mattino presto ad un angolo di strada.
Appena mi vide mi disse: << viene vestita così elegante? Servono abiti da lavoro da noi!>>
Capii poco dopo che la pratica a plusieurs era un lavoro che coinvolgeva anima e corpo. All’Antenna i bambini seguivano la sua musica come nella favola del pifferaio di Hamelin, in fila verso l’Atelier di musica. Virginio avanti con la chitarra o con il piano. I motivi e le filastrocche prendevano forma. Malik non parlava, ma riusciva ad inserirsi nelle pause prendendo così il tempo della sua parola.
Virginio era geniale, estremamente vivace, generoso, sempre cordiale e spiritoso.
Sono passati i giorni tanto rapidamente in quel mese di dicembre, la neve introno fioccava ed anche il sapere dentro. <>, ci ripeteva Baio. Io, da Baio, ho imparato tante cose. Persino a fare la salsa Genovese: di giovedì cucinavamo insieme per tutti i bambini. Lacrime e cipolle.
Sarà che la musica pian piano si inerpicò tra motivi antichi e la musica del pianoforte di mio padre, sarà quella dedizione anima e corpo, non so per che cosa di preciso ma Virginio Baio di lì a poco lo scelsi come mio analista.
Ora che lui riposa, porteremo avanti il lavoro.

Emilia Cece

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Virginio, un caro amico,
Quando Virginio ha raggiunto la nostra equipe di  Antenne 110, mi ha subito colpita la serietà del suo impegno ma anche il suo modo  spiritoso con cui si avvicinava ai bambini, ai colleghi. Sapeva come alleggerire situazioni drammatiche con la battuta giusta, il motto di spirito.
Caro Virginio, la tua partenza fa male.
Un affettuoso abbraccio a Mirella

Michelle Daubresse

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Era ad accoglierci all’ingresso dell’aula di Villa Mirafiori, all’interno della quale ci saremmo ammassati per ascoltare Antonio Di Ciaccia che ci introduceva alla lettura di brani dei seminari di Lacan. Era sempre lì. con il suo sorriso timido e discreto e la stretta di mano accogliente. Ricordo che un interesse verso di lui si è mosso subito. Il transfert si è preso un poco più di tempo. L’impegno per il nascente Istituto freudiano, la passione per la psicoanalisi e per Scuola al disopra di tutto, insieme allo stile del suo insegnamento hanno fatto il resto.  Etico e rigoroso, al punto da apparirmi talvolta rigido, con il suo “saper non sapere”, non ha mai mancato di orientarmi nella pratica in una maniera che non posso non definire illuminante. L’ultima volta che ci siamo incontrati, era una occasione informale, non mi sono privato di dirgli che pensavo che avesse un “cuore d’oro”. Mi ha strattonato, come talvolta usava fare, e con un movimento del viso che mi è apparso ad un tempo ironico e di disappunto, mi ha trattenuto la mano che avevo allungato per salutarlo, mentre con un mezzo sorriso allusivo mi disse: mi deve una seduta! Vedrò di saldare in qualche modo il mio debito carissimo dott. Baio; intanto “grazie di cuore” per la passione che ci ha trasmesso per la Scuola e per la psicoanalisi, nell’orientamento di Freud, Lacan e Miller, come lei usava dire, grazie.

Gianni Lo Castro

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L’incontro con Virginio all’Antenne 110 di Bruxelles nel 1992 ha cambiato la nostra vita.
Una sua parola ci sorprese particolarmente: “implacabile”.
E così lo vogliamo ricordare: quando animava l’atmosfera di lavoro all’Antenne e poi, in Italia,
quando promuoveva il lavoro delle nascenti équipe nelle istituzioni per bambini e adolescenti.
E poi “Pulcinella” , dove noi operatori delle istituzioni ci ritrovavamo e ci facevamo coraggio trascinati dal suo entusiasmo e dal suo genio clinico.
E poi “implacabile” nel farci sentire la gioia di avere incontrato l’insegnamento di Lacan.

E alla moglie Mirella, la nostra vicinanza.

Simonetta Molinari, Daniele Maracci

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Qualche volta
Qualcuno
È bravo, buono, gentile
Virginio Baio è sempre dolce e anche forte, è umile, ma coraggioso sempre.
È gentile, buono, è grande grande grande
Ma non è mai ingombrante
perché rispetta l’altro  veramente e sempre.
Virginio aiuta gli altri con forza e coraggio e anche con un pizzico di allegria, che solleva e dà forza per andare avanti.
Grazie grazie grazie, Virginio, di tutto quello che ci hai insegnato e donato.
Col tuo esempio, il tuo sapere, il tuo saper fare e la tua bontà.
Il tuo sorriso, che ha riempito gli animi, sempre accogliente e comprensivo verso tutti, fa risorgere la speranza.

Adele Marcelli

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per VIRGINIO

20 gennaio – una data particolare nella poesia

Lenz traversò la montagna. Le cime e gli alti pioppi coperti di neve, giù per le valli pietra grigia… […] non sentiva più alcuna paura, alcun desiderio; la sua esistenza gli era un peso necessario.
G. Büchner

Virginio ci ha lasciati. Oggi, durante l’ora di tirocinio presso il Cortile, ho deciso di mettere da parte per una volta L’osso di una analisi di Jacques-Alain Miller e di leggere, invece, un testo di Virginio Baio degli anni ’80: Joe, il bambino della cordicella. Volevo che una traccia si imprimesse in quei giovani che non hanno avuto la fortuna di incontrare quest’uomo, e psicoanalista, prezioso e che, forse, non hanno ancora avuto l’occasione di spulciare i suoi lavori. Volevo che la finezza clinica che Virginio ha saputo trasmettere a molti di noi li toccasse per un attimo.

Il giorno in cui, portando con sé da Bruxelles, insieme ad Antonio Di Ciccia, l’aria frizzantina della Antenne 110, sbarcando a Roma per poi recarsi più tardi a Livorno, quel giorno è stato la mia fortuna – nella vita e nella psicoanalisi.
Era il 1988 e mi si è dischiuso il campo lacaniano.
Un piccolo Hotel davanti alla stazione Termini, un salottino, un tavolo di vetro basso, poltrone basse. Due signori che non conosco: Antonio e Virginio. Ero impantanata nella mia formazione postfreudiana incentrata sull’immaginario, e incastrata in una difficoltà clinica con un paziente, consapevole della gravità per quel giovane, disperata per un suo probabile tentativo di suicidio. Unica bussola: il controtransfert, che peraltro sentivo sempre più stretto, ma che ritrovavo regolarmente come bussola ogni volta che portavo il caso a diversi supervisori – che cosa vuole fare di più, dottoressa?! Beh, sì, lasciare che si lanci dal quarto piano, avrei dovuto rispondere.
Eccomi servita! Pochi convenevoli, i due si siedono e fanno tuonare sul tavolino di vetro il volume degli Écrits, poi incominciano a leggere la Direzione della cura di Jacques Lacan. Resto sbigottita. Ma di cosa parlano?! Li ascolto e li osservo. Un piccolo teatro: Virginio, cosa dici tu? e Virginio: tu Antonio?… Poi, tra una sottolineatura e l’altra, rivolti a me e una mia amica argentina, tramite di questo incontro, una serie di frasi, di enigmatiche parole, il cui senso, senso a cui ero stata formata, mi sfuggiva. Coglievo, però, come quanto stava accadendo fosse conduttore di energia, luce, movimento e stravolgimento.
Me ne tornavo a casa come una che fosse appena scesa dalla Luna. L’incontro fu fatale!

Virginio divenne il mio controllore. Mi spiazzava durante i controlli, di cui ricordo il primo in un bar di via della Croce… Che sembianti nuovi erano questi per me, abituata alle imponenti scrivanie dei miei supervisori!
A volte non lo capivo subito, anzi mi faceva sentire quasi debile – un’esperienza da non mancare, sentirsi debile: aiuta ad aprire le orecchie alla lalingua, a un sapere altro. Poi… ecco che cosa voleva dire Virginio! Sembrava così semplice, e anche così umano ciò che aveva puntato. Ricordo comunque e sempre i luoghi impensati in cui avvenivano i controlli – un bugigattolo difronte all’Istituto Freudiano, seduta, senza capire come e dove incastrare le gambe, talmente era piccolo -, per imparare le cose più raffinate e grandi della clinica.

Abbiamo camminato per le strade di Atene e di Rodi con alcuni colleghi cari, ridendo, discutendo.
Ho adorato i suoi disegni mentre spiegava, non solo quelli alla lavagna: caratterizzati da frecce che disegnavano rette e curve, di chi aveva una passione per la grafica, ma anche quelli durante i controlli: su piccoli foglietti, mini mappe di orientamento logico che a volte mi portavo a casa. Ho apprezzato il suo gran senso dell’umorismo, ma anche il suo modo di incazzarsi, talvolta ferocemente di fronte all’ipocrisia, senza mai demordere dalla impossibile posizione che ha saputo tenere, mettendo da parte il Sapere per lasciare che il suo saper-non-sapere ci raggiungesse con viva forza, creazione, poesia e musica.

Per fortuna ho incontrato la guida che segue!
Il primo AE italiano mi ha trasmesso un marchio, 4 parole: l’amore del reale che mi ha accompagnato e mi accompagna nel percorso di analizzante e di analista sempre analizzante.

Caro Virginio, la terrò in tasca come una matita.

Grazie per l’amore che a Pisa si respirava e si respira e si continuerà a respirare: uno dei luoghi del campo freudiano dove lavorare è una gioia immensa.

Céline Menghi

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Erano tutti un po’ emozionati
a conoscere un santo vero non erano abituati
Lacan è corso a mettersi il suo farfallino
quello più bello per chi l’aveva portato fino a dove nemmeno aveva immaginato
S. Agostino spingeva e Voltaire scettico spingeva pure lui
Tutto era pronto per l’arrivo di Virginio
La musica
La musica
Perfino il coro degli psicoanalisti
E una danza
Con milioni di bambini,
al loro posto

Ora, anche tu,
stella che brilla,
come le stelle,
con una differenza:
è eterna

Annalisa Piergallini 

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Caro Virginio,
oggi piove, una pioggerella che attraversa un’aria gelida e la giornata è triste. La mestizia avvolge tutto ciò che vedo e che incontro. La notizia che tu ci hai lasciato è ancora difficile da accettare e da sostenere, ma in realtà tu ci lasci tanto, ci lasci la tua grande onestà e trasparenza umana e professionale, il tuo insegnamento generoso, la tua allegra energia che ci contagia in quel che occorre fare, in quel che occorre realizzare. Hai contribuito a seminare il campo, non solo quello freudiano, con la tua lungimiranza clinica e umana. Te ne sono grato personalmente ed anche a nome di chi ha collaborato nei progetti che hai sostenuto. Mi hai accolto a Genval, alla Antenne 110, molti anni fa, per un breve stage. Non ero più un ragazzino e avevo paura di rimettermi in gioco con i piccoli pazienti e con la loro “cacca”. La tua accoglienza, molto umana, mi ha permesso di capire come invece sia stata molto sana questa esperienza, intensa e tale da aprire a  nuovi sviluppi, nuovi progetti che ancora oggi funzionano coinvolgendo molti operatori, molti professionisti e tanta dedizione umana e competente. Porto con me le parole dei piccoli pazienti che ti hanno conosciuto e l’interesse per il tuo modo di lavorare e, soprattutto, da saper ascoltare per cui molti operatori hanno voluto saperne di più. L’eredità che ci lasci in dono offre a noi un’opportunità ed una responsabilità di cui ti siamo ancora più grati. Una eredità molto preziosa che cercheremo di mettere in valore pur con i nostri limiti. Un caro abbraccio caro Virginio e grazie infinite.

Giuseppe O. Pozzi

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Se appartenessimo alla Chiesa ortodossa, Virginio sarebbe già nella grande schiera dei “santi folli” (gli “jurodivye“): santi come ci chiede di essere Lacan; folli e speciali come chi è libero, capace di osare comportamenti apparentemente strani ed enigmatici ma mai privi di un messaggio per tutti. Una  vera ricchezza sovversiva nella chiesa d’Oriente, che ne ha fatto una categoria speciale.

È così che lo ricordo io, così lo ricordano decine di operatori che si sono susseguiti nel corso degli anni all’Antenna 112 e all’Antennina di Venezia. Virginio Baio fin dalla loro fondazione, assieme ad Antonio Di Ciaccia, ci ha accompagnati e fatti crescere con amore di padre. Umile e deciso, chiaro ed enigmatico, spiritoso ma assolutamente serio, ricco di aneddoti personali ma aperto allo stile di ciascuno. Con il suo stile ci ha segnati, marchiati e “baiati”, con quelle sue invenzioni linguistiche che facevano capire la clinica lacaniana anche all’ultimo tra i tirocinanti arrivati.
Virginio è stato una ricchezza per la SLP ma anche per le comunità che in questi 25 anni abbiamo contribuito a tenere in vita. Si divertiva a metterci in difficoltà per non fermarsi al senso, o peggio, al cosiddetto buon senso; ci interpellava direttamente lasciandoci sgomenti, ma facendoci sentire unici, cosi come ci chiedeva di trattare ciascun ragazzo con cui avevamo a che fare, come trattava lui stesso ciascun ragazzo: un principe o una principessa da omaggiare e da cui imparare qualcosa. Ma nel fare tutto questo era lui stesso un principe.

E quanti canti, dolci e familiarità, delicatezza ed attenzione verso tutti, anche le signore delle pulizie, perché le comunità “dovevano essere la nostra casa e  la casa dei ragazzi” diceva sempre. Su questo era intransigente, tanto da farne un criterio di assunzione del personale.

Ogni sua venuta era una festa e, a mano a mano che le sue visite si sono diradate, anche questo spirito ludico e festivo non è più stato lo stesso, ed ora che non è più tra noi rischia di sparire con lui.

No Virginio, terremo vivo tutto ciò finché potremmo. Un “santo folle” non lo si incontra facilmente ma, quando accade, non si dimentica mai.
A noi è accaduto e non possiamo non farci qualcosa di bello e di buono per far fronte al reale di fronte al quale lui non è mai indietreggiato.
Grazie per tutto quello che ci hai dato senza mai risparmiarti.

Nicola Purgato 

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Si era nel 1988 quando incontrai per la prima volta Virginio. Venne a Palermo facendo un incontro all’interno dei seminari che allora teneva R. Carrabino. Non immaginava – eravamo in inverno – che anche a Palermo potesse esserci freddo e allora Carrabino gli prestò un cappotto. Vedo arrivare questo piccoletto con un cappotto di almeno due misure più grandi e mi chiesi che cosa volesse dirci… E’ stato in quel momento che ho scoperto quanto entusiasmo potesse esserci nella pratica e nella trasmissione della psicoanalisi! Da quel momento e per molti anni a seguire diventò per me essenziale trovare momenti di scambio con Virginio, che riusciva sempre a rilanciare il desiderio, che apriva sempre nuove prospettive cliniche, specialmente in quegli anni in cui mi è capitato di lavorare con i bambini. Decisi allora di andarlo a trovare a Bruxelles e lì, all’Antenne 110, l’ho visto all’opera. Ricordo ancora un atelier che feci insieme a lui: suonava il pianoforte (e lo suonava benissimo) ed era incredibile come i bambini gli stavano dietro. Ricordo anche una mattina in cui, arrivando all’Antenne alle 8, lui era già lì (lo avevano chiamato nottetempo) ma…aveva qualcosa di strano: i capelli pettinati tutti appiattiti con una specie di gel e un paio di baffettini… Hitler! Ma che fa?! Pensai; certo, lui, il direttore dell’Antenne, era il Fuhrer!!! Cioè, faceva emergere, attraverso l’ironia e l’umorismo, la questione fondamentale dell’ S1 nella pratica à plusieurs
Potrei raccontare altri episodi in cui Virginio riusciva a sorprendere il suo interlocutore, ma penso che chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerlo ne ha fatto la sua personale esperienza.
Virginio era la clinica psicoanalitica. Mi ritengo fortunata di averlo incontrato nella mia vita.
Grazie Virginio
Leonarda Razzanelli
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E’ stato diverse volte ospite dell’Antenne di Napoli ma il ricordo che mi è più caro è legato a un incontro che si svolse presso la Clinica Neurologica dell’Università degli studi di Napoli Federico II, dove io lavoravo, e che aveva come pubblico oltre che i colleghi dell’Antenna di Napoli gli specializzandi in neurologia. Fu un incontro magico e indimenticabile per la qualità del suo dire e la gentilezza e la capacità di parlare dei presupposti della clinica lacaniana a studenti del tutto digiuni del sapere psicoanalitico e, in particolare, della teoresi lacaniana. Gli ascoltatori furono introdotti delicatamente ma con grande precisione e coerenza alla conoscenza del pensiero di J. Lacan Il discorso che Virgilio tenne fu chiaro, preciso ma coinvolgente, dotto ma assolutamente comprensibile. Virginio ebbe modo di parlare di questo sapere inedito con la serenità , la gentilezza, la delicatezza del suo dire. Il suo stile riusciva a trasmettere il pensiero di J. Lacan in maniera assolutamente pertinente, ancorché preciso e adeguato al contesto.
Ne restammo affascinati.

Sono poi stato suo analizzante per circa due anni: incontri densi, consistenti, vorrei dire quasi familiari nell’accogliere il mio dire, tanto che, in una seduta, parlando della mia adolescenza ricordai che mia madre, soleva mettersi alle mie spalle quando vedevamo la televisione. Mi resi conto quasi subito che quel ricordo, così carico di emozioni, riproduceva del tutto la posizione di Virginio nel nostro lavoro. Ridemmo insieme di questo lapsus e, credo, in quel contesto si palesò il mio transfert. Nelle sedute spesso taceva, ma quando il mio discorso si interrompeva, il suo volto compariva improvvisamente nel mio campo visivo là dove la mia parola si era interrotta. Sentivo che, nell’accogliermi, era affettuoso, cordiale, attento ma sopra ogni cosa, dotato di una grazia e di un riserbo che mi toccavano nel profondo. Purtroppo la sua malattia, che ormai chiaramente si palesava, fece sì che la mia analisi s’interrompesse dopo due anni.

Mi dolgo tanto della sua perdita insostituibile. Lo ricorderò  sempre per quell’affetto, gentilezza, comprensione che , silenziosamente, accompagnava il mio dire.
Virginio era unico e tale resterà per sempre nel mio cuore.

Fulvio Sorge

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È impossibile scindere Virginio Baio dal processo di costruzione della Scuola di Lacan in Italia.
In questi giorni di dolore per la sua perdita, il pensiero va ai tanti momenti trascorsi insieme: di studio e lavoro clinico, così come di gioioso confronto.
La sua capacità clinica di individuare il dettaglio, la passione per la causa analitica hanno accompagnato i miei primi passi nel Campo freudiano.
Docente attento e appassionato, mai scontato. Controllore garbato che sapeva illuminare il cammino di una cura, interrogando senza sosta la posizione analitica.
Indimenticabili le sue battute spaesanti, i suoi giochi di parole, i suoi non senso, testimonianza di come la psicoanalisi aveva lavorato la sua carne.
Ospite generoso quando si andava a Pisa: indimenticabili le serate trascorse a tavola con buon cibo e buon vino che finivano cantando appassionate “canzoni di lotta”. Un combattente: per la causa analitica e non solo.
Sarà bello ritrovare Virginio nei ricordi di noi tutti e tutte, ma soprattutto negli scritti, nei suoi preziosi lavori clinici.
Continueremo a viverlo in quella sua composta postura, con la borsa nera d’altri tempi, con quello sguardo puntato sul reale.

Laura Storti

22gennaio 2021, 18:11

Caro Virginio 25 anni di lavoro insieme non lasciano ricordi, ma lasciano un segno indelebile nella mente e nel corpo che resta e resterà vivo in me.
Dal 1995 mio analista. Mi hanno segnato tanti atti.  Uno tra questi: ero già in analisi da un po’ tempo e un Natale di tanti anni fa mi compare un sintomo di angoscia nel corpo che non avevo mai provato, ti telefono disperata  e tu accogli la mia angoscia giorno dopo giorno dicendomi: “mi chiami domani”. Dopo le feste riinizio a fare le mie sedute a Roma. Ma il sintomo stenta ad andarsene, finché in una seduta riesco a dire: “ciò che mi fa soffrire è solo questo …” Tornando a Milano con Alberto mi/ci accorgiamo che il sintomo era sparito. È stata la prima volta che ho verificato quanto il ben dire in analisi segni il corpo.
Finché il tuo corpo ti ha impedito di essere all’appuntamento come avresti voluto e hai detto ai tuoi analizzanti con convinzione: “non può essere il suo analista a farle perdere tempo, continui il suo lavoro con un altro analista.”
Tanti controlli in 25 anni, l’ultimo pochi giorni fa. E siccome facevi fatica a reggere in mano il cellulare è stato un controllo in più riprese. Per me il controllo a un certo punto era finito. Ma non  per te che mi hai richiamato il giorno dopo riprendendolo. Mi hai sorpresa ancora una volta!
Mi hai insegnato che i soggetti che vengono da noi sono i nostri insegnanti, uno per uno: “A scuola di …..”
Tanti anni fa, a Roma, avevo presentato un caso che mi avevi aiutato a costruire. Francois Leguil lo aveva commentato  in modo magistrale. Io ero narcisisticamente contenta. Ma il giorno dopo mi hai detto: “Francois ha detto che era un bel caso, ma com’è che presentiamo sempre casi in cui non siamo in impasses?” Per me è stata una doccia fredda. Da allora abbiamo lavorato sempre di più sulle nostre impasses.
L’Antenna di Pisa è nata da una decisione di ADC e tu l’hai costruita giorno per giorno con un desiderio deciso di trasmettere la passione per la psicoanalisi lacaniana in modo gioioso. Tanti convegni abbiamo organizzato assieme, ma il coraggio di proporli era tuo, tu eri l’operaio della psicoanalisi e io e Alberto per anni siamo stati i manovali che imparavano da te che a tua volta imparavi da Lacan, Miller e dai colleghi del Campo freudiano e ci passavi queste pietre preziose.
Stavamo spesso fino alle 4 di mattina a discutere e organizzare l’Antenna di Pisa e i vari Convegni dell’Antenna, poi la mattina alle 7 riprendevamo i lavori.
Il Convegno sulla scuola e la psicoanalisi: “in classe, tra impossibile e … gioia” nel maggio 2008, a partire dalla pratica. Straordinaria tua conduzione che sapevi dare un posto a ognuno e tirare fuori il meglio da ogni caso portato mettendolo in logica.
I due o forse tre Convegni sull’autismo e la psicoanalisi organizzati dall’Antenna di Pisa assieme a Bruno De Halleux e all’Equipe dell’Antenne 110 nel 2010 e nel 2011.  Facevi spessissimo riferimento ad Antonio Di Ciaccia che aveva inventato l’Antenne 110 e da cui dicevi che avevi imparato molto.
La tua generosità a fare lunghi viaggi per venire a Milano per lavorare insieme a noi al liceo Fermi per aiutarci, anche con Adele Marcelli,  a orientarci alla psicoanalisi nel lavoro in istituzione.  La tua impronta anche dopo tanti anni è rimasta viva e lavoriamo in équipe in un’atmosfera gioiosa che hai saputo instillarci. Un professore del Fermi che aveva partecipato al lavoro in équipe ancora oggi dice: “Quando ho ascoltato Virginio Baio ho capito poco, ma quel poco mi ha coinvolto. Ricordo ancora adesso con entusiasmo quelle giornate di lavoro.”
Quando una volta a Milano in una cena familiare hai conosciuto Giuliano Spazzali gli hai detto con semplicità disarmante: “Giuliano, io non ho capito un accidente di quello che hai detto,  ma sono  preso dalle tue parole”, lavoriamo assieme su Psicoanalisi e Diritto!”  Da 40 anni conoscevo Giuliano, ma non gli avrei mai detto che non capivo e quindi non gli avevo mai proposto di lavorare assieme.
E poi gli anni in cui il tuo corpo era diventato per te una gabbia. Anni di sofferenza in cui non ti sei mai lamentato, ma appena potevi c’eri con il tuo stile così unico. Lunghe telefonate ogni sera per anni in cui si lavorava sull’Antenna di Pisa, sulla clinica, sul fare domanda per diventare Segreteria SLP di Pisa. E ogni volta la tua domanda era: “I ragazzi lavorano?” Per i ragazzi intendevi  i partecipanti all’Antenna. Ci tenevi tantissimo che fossero al lavoro e quando ti dicevo che sì erano al lavoro, eri contento. Mi chiedevi di ognuno, a volte facevi una fatica enorme per ricordarti i nomi, a volte ti ricordavi la città di provenienza essendo l’Antenna di Pisa una “Antenna dei resti”, come tu la definivi.  Per fortuna, dopo tanti anni di lavoro comune,  riuscivo a capire abbastanza velocemente di chi mi stavi chiedendo. Ognuno dei partecipanti all’Antenna di Pisa ti stava a cuore.
La risposta che sono al lavoro e che hai seminato bene e che il tuo stile di lavoro formativo ha segnato ognuno ti è arrivata con ogni mail scritta il 20 gennaio 2021.  Ci terresti a sapere anche che ognuno mi ha telefonato sostenendoci vicendevolmente. Ma soprattutto ci terresti a sapere che il 23 gennaio il lavoro dell’Antenna di Pisa prosegue.
Mirella mi aveva dato dei tuoi scritti. Ma già tu, carissimo Virginio, mi avevi lasciato in eredità dei tuoi scritti che in  parte erano gli stessi e in parte erano altri. Come ti avevo detto questa estate ci ho lavorato e fra poco spero, pur con  le mie scarse capacità, di riuscire a finire il lavoro. Quando te ne parlavo non davi importanza alla cosa come se non valesse la pena lavorarci. Ma sarà un libro che metterà al lavoro per anni ognuno che vorrà leggerti.
Dicevi spesso che insieme io e a Alberto, al quale hai dedicato parole molto toccanti alla sua morte, eravamo una forza.
Ora mi faccio forza nel lavorare per la psicoanalisi continuando a far vivere Alberto e te, caro Virginio a cui devo molto pur sapendo che l’Altro non esiste.

Donata Roma

22gennaio 2021, 19:44

C’est avec tristesse que nous apprenons la disparition de Virginio Baïo.
Sa contribution à l’approche lacanienne de l’autisme a été considérable : comme praticien intervenant directement auprès des enfants reçus à l’Antenne 110 (Belgique) et aussi comme psychanalyste élaborant son expérience et la transmettant inlassablement avec une authenticité rare.
Virginio nous manque déjà.

Jean-François Cottes

22gennaio 2021, 22:15

« Il faut travailler au ras des pâquerettes » vous m’avez dit un jour. Ça reste.

Le premier à me parler en français, à me donner la joie d’une langue pas seulement pour le deuil ou pour l’idéal écrasant.
Et c’est pour ça que je vous écris en français, cher Docteur.
Parce-que vous resterez toujours vivant dans la puissance de l’équivoque d’une surprise qui transforme l’angoisse en paix joyeuse, le déchet en présence vivante.
Vous irez me manquer.
Mais comme on dit en physique, le vide c’est un vide de matière et autant un plein d’énergie.
Vous nous laissez un plein d’énergie pour travailler en face au réel.
Celui de qui s’adresse à nous et même celui de chacun parmi nous.
Mon père et ma mère, ils aussi, vous disent au-revoir.
Mille mercis de tout cœur

Francesca Carmignani

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Carissimo Dottore ho ben viva davanti a me l’ immagine di lei  con vicina l’ amorevole moglie, che ha voluto  essere presente agli ultimi incontri dell’ Antenna di Pisa in video, nonostante le evidenti difficolta’ e limitazioni fisiche.
Le saro’ per sempre grata del suo esempio e insegnamento di cosa significhi essere desiderio incarnato per la psicoanalisi ad oltranza.
Sentite  condoglianze alla moglie e alla famiglia.

Giuliana Carrino – partecipante Slp

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A Virginio

Ero una ragazza, alle prime armi, e tu eri là sempre pronto ad accogliere le mie questioni, a indicare con delicatezza le impasse, tu eri lì sempre dalla parte del soggetto… I controlli al bar, in albergo, nei corridoi… foglio alla mano, grafi, schemi e la parola giusta faceva centro.
Oggi, un nodo in gola arresta le parole e con profondo dolore mi accingo a scrivere per rendere omaggio, a te, Virginio.
La commozione mi accompagna. Per diversi anni hai combattuto contro una malattia che non dà scampo e che tuo malgrado ti ha costretto a ritirarti pian piano nella tua città, nella tua casa. Il tuo corpo provato e imprigionato non ha impedito di far vibrare ancora il desiderio deciso che ti abitava.  Virginio, forse non lo sai, ma non hai mai cessato di trasmettere anche a distanza un transfert di lavoro gioioso. Proprio quell’atmosfera gioiosa si respirava a Pisa. Grazie per avermi invitato, ne sono davvero onorata. La tua presenza umile, discreta, lascia un segno indelebile. Il rigore etico non ti ha mai lasciato e non hai mai cessato di trasmetterlo e ancora oggi è un faro che illumina il cammino della mia formazione.  Una luce perpetua.
È stato un vero privilegio averti incontrato… conserverò sempre il ricordo e preserverò con cura il piccolo, grande tesoro che mi hai lasciato. Niente lo potrà cancellare… Non ti nascondo che le tue battute ancora oggi mi accompagnano… il più delle volte non capivo. Oggi dico che è stata una vera fortuna “non capire” e lasciare che i resti preziosi della lingua singolare si depositassero.
Le immagini scorrono veloci, i ricordi si sovrappongono, le tue parole Virginio fanno eco e ancora oggi risuonano. Il tuo stile marcato dall’amore per il reale si scrive ogni giorno e si scriverà ancora e ancora…
Grazie davvero, caro Virginio.
In questo momento di dolore mi stringo con affetto e cordoglio alla moglie Mirella, ai figli Luca e Umberto, ai colleghi e amici dell’Antenna e della Segreteria di Pisa per la scomparsa dell’amato Virginio.

Monica Vacca

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E ora, su un fondo di assenza si staglia una Presenza viva che continua a far segno.
Caro dott. Baio, grazie, infinitamente grazie.

Un buon incontro.
Andai a Livorno più volte: avevo ricevuto il dono d’essere seguita in tutoraggio per la tesi dell’ Istituto Freudiano. Poi continuai a frequentare la nascente Antenna di Pisa.
Un dono prezioso. L’ho capito nel tempo: di quelli unici, che ti fanno sentire unica.
Credo che ognuno di noi, con lui si sia sentito unico.
Anche questa è per me un’esperienza di Scuola una, dal volto singolare.

Umiltà
Mi riceveva sempre attento e contento: Come sta? Cosa posso fare per lei? Questa profonda umiltà che allora mi spiazzava completamente,  ora mi alimenta, quando l’orrore e il non volerne sapere niente, prende forma nel mio cammino d’analisi; quando di fronte ad un paziente ascolto in attesa: sapere di non sapere.

Testimone fedele
Già dalle prime volte che l’ascoltai  sorse potente e a lungo  insoluta la domanda: ma quale posto occupa, da che angolatura guarda le cose, per cogliere ciò che poi riesce ad esprimere?
A volte in modo ironico, altre enigmatico, sempre andava a pizzicare una corda o l’altra…
La sua musica, il suo spartito: una posizione etica in cui aveva preso fissa dimora.

Agnese Mariangela Mascetti – membro SLP – Roma

22gennaio 2021, 23:25

Je viens d’apprendre la mort de Virginio.
Je savais qu’il n’allait pas bien.
Je me suis vite souvenu des moments passés à l’Antenne, où j’ai tant appris de lui…
Je ne connais personne de sa famille à qui je pourrais adresser mes condoléances, mais je les partage avec vous avec qui j’ai partagé la même époque de la vie.
Avec tristesse

Marcela Errecondo (EOL)

22gennaio 2021, 23:42

Virginio era un’anima libera, lo si notava dalla sua posizione, dalla sua distanza dai discorsi stabiliti, anche quando sapeva usarli. Ti spiazzava, non si trovava mai dove te lo aspettavi e, anche così, era nel posto giusto affinché ognuno potesse fare un passo per sé stesso. Geniale, inventivo, buffo, sorridente e senza fare troppo rumore.
Lo conobbi ed ebbi la fortuna di incontrarlo come docente all’Istituto freudiano, ma è stato in particolare nello spazio di controllo dove sono riuscito a conoscerlo meglio. Là non ha mai esercitato un orientamento direttivo. Il suo modo aveva la logica dell’interpretazione minima, in rapporto alla propria pratica del clinico: “nessuno te lo ha fatto dire” riguardo la politica, la strategia e la tattica nella direzione della cura. Faceva in modo che la precipitazione dell’orientamento del caso arrivasse dall’enunciazione del praticante stesso. Di conseguenza, il controllo di un caso clinico non era senza il caso del praticante stesso. Il suo modo di fare presenza, il suo rapporto speciale e instancabile col gioco rendeva possibile, con enorme facilità, l’intreccio col fattore infantile di ciascuno. In quello spazio e in altri, trasmetteva l’affectio societatis e la fedeltà verso la logica di Scuola di Lacan e di Miller come oggetto prezioso.
Il suo stile e posizione etica lasciano un vuoto incolmabile. Il suo testo “L’Amore del reale” (LP 24) resta per me uno dei suoi insegnamenti.
Alla sua famiglia, amici e alla comunità di Pisa le mie condoglianze.

Alejandro Reinoso.

23 gennaio 2021, 00:59

La mia clinica applicata ha avuto inizio con il mio incontro con Virginio Baio. Con lui, Antonio di Ciaccia e Martin Egge.

Ognuno di loro è stato generosissimo.

Ho ricordi ben precisi dei miei incontri con Virginio Baio. Tutti formativi, tutti arricchenti.

Scelgo fra gli altri quello di lui che mi accompagna, da Bruxelles a Genval, per tutti i giorni in cui ho fatto tirocinio all’Antenne 110. In quel percorso approfittavo della sua presenza per fare domande, per comprendere e lui non si sottraeva mai. Alcune di quelle domande devono essere state anche un po’ stupidine, ma le sue risposte sapevano dare dignità a qualsiasi dubbio.

Ancora oggi, quando faccio supervisione o formazione, per spiegare alcuni concetti uso le sue frasi, quei suoi commenti che sapevano rendere “semplici” nozioni che mi sembravano ben più complicate!

Gentile, curioso, disponibile, umile, attento, desideroso di comunicare ad altri il suo sapere (o il suo sapere di non sapere), senza riserve, senza limiti, mai.

Grazie di esserci stato nella mia vita professionale. Non avrei potuto avere migliore maestro.

“Una morte che non porta via nulla, perchè una storia d’amore dura per sempre” (C. Bobin) …. quella fra Virginio Baio e la psicoanalisi…

Noemi Galleani

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Un uomo sempre gentile, di spirito, che sapeva sorprendere, un’analista puntuale.
Una perdita che addolora profondamente.

Elda Perelli

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Caro Virginio,
Grazie! Merci! Sono le prime parole che mi vengono dal cuore. Grazie per essere stato, per il tuo ascolto cosi singolare, il tuo sostegno instancabile, la tua fiducia, il tuo sorriso. Grazie per avermi insegnato ad ascoltare con leggerezza e profondità la parola o il silenzio dei bambini.
Uno fra molti ricordi: nel 2003 venisti ospite a casa mia. Ti avevo invitato a dare una conferenza e a partecipare ad una giornata sull’autismo che avevo organizzato a Conegliano assieme all’Antenna di Venezia. La sera, con grande piacere e semplicità, assieme a mio marito abbiamo fatto onore al Prosecco. Una bella convivialità con tante battute di spirito e allegria. Ed ogni volta che ci vedevamo o ci sentivamo, mi dicevi con un tono molto serio: “Saluta Efrem!”
Ci mancherai molto! Ma ci resta il tuo prezioso insegnamento e il segno che hai lasciato a ciascuno di noi
Le mie più sentite condoglianze alla moglie Mirella e ai figli.
Ciao Virginio

Brigitte Laffay

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L’ultima volta che ho visto Virginio Baio è stata 5 anni fa per il suo compleanno, si festeggiava all’hotel La Pace e ci accompagnava un’atmosfera famigliare, come sempre durante gli incontri dell’Antenna di Pisa. Era come sentirmi a casa, atmosfera che il dottor Baio mi ha trasmesso dal primo giorno nel suo studio a Livorno quando ho fatto la domanda per diventare un’allieva dell’Istituto Freudiano. Mi ha fatto conoscere un Lacan curioso, attento a ogni piccolo dettaglio e divertente. Proprio come Virginio. E la dote che ho ammirato di più nel dott. Baio è stata la sua semplicità e umiltà che di fronte alla grandezza del sapere e esperienza hanno reso Virginio il mio “maestro”. Lui probabilmente non vorrebbe essere chiamato così, ma per me lo è. Ha un posto speciale nel mio cuore.

Invio un abbraccio a tutta la famiglia di Virginio in un momento così doloroso.

Sylwia Dzienisz, partecipante SLP (Venezia)

23 gennaio 2021, 11:16

Da tutta Italia,
si arrivava stropicciati
dopo un lungo viaggio in treno.
E tu eri lì
dove ancora ti immagino
in via dell’Archetto che,
in aula attenta,
creavi il momento propizio
per conficcare, con perizia chirurgica,
un bastoncino tra le fauci di un coccodrillo.

Caro Virginio,
quel bastoncino è ancora lì,
regge.

Un saluto,
Gian Francesco Arzente

23 gennaio 2021, 16:00

Virginio Baio è stato uno degli analisti con cui ho fatto i colloqui a seguito della mia domanda di diventare membro della SLP.

Ricordo che alla fine dell’incontro, nel congedarmi, quasi sulla soglia mi disse, “Ma lei, che cosa si aspetta dalla Scuola?”
Non so dire se sia stato il tono della voce, il modo con cui il corpo aveva accompagnato l’emissione del suono, ma l’effetto che si produsse istantaneamente per me fu dirompente: “Ma cosa mi sta chiedendo?”
Con gli occhi sgranati a causa dell’assurdità di cui mi sembrava intrisa quella domanda, gli risposi: “Niente!”

Negli anni, mi sono ritrovata più volte a constatare il fatto che quella “domanda” non mi aveva mai abbandonata.
Di più: da quell’istante aveva preso a lavorare come un tarlo!

E la cosa straordinaria, Dottor Baio, è che quel “niente” che si è prodotto lì con lei, per la prima volta, si è rivelato, dopo molti anni, essere al cuore del mio desiderio di psicoanalisi, di Scuola e della mia passe!

Oggi, il ricordo ancora così vivo di quell’incontro mi commuove profondamente.
Grazie.

Silvia Morrone

23 gennaio 2021, 20:28

Virginio Baio è stato uno degli analisti con cui ho fatto i colloqui a seguito della mia domanda di diventare membro della SLP.

Ricordo che alla fine dell’incontro, nel congedarmi, quasi sulla soglia mi disse, “Ma lei, che cosa si aspetta dalla Scuola?”
Non so dire se sia stato il tono della voce, il modo con cui il corpo aveva accompagnato l’emissione del suono, ma l’effetto che si produsse istantaneamente per me fu dirompente: “Ma cosa mi sta chiedendo?”
Con gli occhi sgranati a causa dell’assurdità di cui mi sembrava intrisa quella domanda, gli risposi: “Niente!”

Negli anni, mi sono ritrovata più volte a constatare il fatto che quella “domanda” non mi aveva mai abbandonata.
Di più: da quell’istante aveva preso a lavorare come un tarlo!

Virginio Baio è una di quelle persone che sembra impossibile che non ci siano più. La commozione scaturita alla notizia della sua morte mi ha colto di sorpresa, ha superato il mio pudore, ogni messaggio che leggo, mi commuovo di nuovo, mi sorprendo. Anche ora, da assente, Virginio continua a segnare e insegnare qualcosa in me e su di me.
grazie

Condoglianze affettuose alle famiglia

Cristiana Santini

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Addio dottor Baio, addio Virginio,
il suo sguardo attento, in ascolto innanzitutto..
la sua parola unica, lampeggiante
la sua umanità, ineludibile
non senza una passione assoluta per la causa, analitica e soggettiva quindi..

Tutto questo resta vivo nel mio ricordo, luce per la pratica, guizzo per il cuore..

Con grande affetto

Paola D’Amelio

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Uno sguardo accogliente e profondo. Un’espressione del viso serena e invitante.

Una voce calma.

Causa di un dire.

Interventi orientati e orientanti l’etica della psicoanalisi lacaniana. La trasmissione instancabile di un desiderio di Scuola.

Caro Virginio Baio, il ricordo della sua presenza resta traccia indelebile. Grazie.

Saluto affettuoso,
Maria Laura Tkach

E la cosa straordinaria, Dottor Baio, è che quel “niente” che si è prodotto lì con lei, per la prima volta, si è rivelato, dopo molti anni, essere al cuore del mio desiderio di psicoanalisi, di Scuola e della mia passe!

Oggi, il ricordo ancora così vivo di quell’incontro mi commuove profondamente.
Grazie.

Silvia Morrone

23 gennaio 2021, 21:16

Virginio est parti et ce départ nous laisse tristes.
Jai pu apprécier son travail en institution avec des enfants en très grandes difficultés et aussi son style si particulier. Deux formules restent pour moi de son travail.
Il faut savoir ne pas savoir” disait-il face à la clinique de lautiste, en écho au non-su qui ordonne le cadre du savoir, mais surtout pour situer lAutre toujours barré quil faut pouvoir présenter à ces enfants.
Et lamour du réel” dont il parlait dans son témoignage de passe et autour duquel sest organisée une journée des AE à Bruxelles à laquelle il avait pris une part importante au moment de son enseignement dAE.
Je sais aussi par un témoignage très proche la qualité de son travail comme psychanalyste.
Virginio nous manque déjà, mais la trace quil a laissée dans nos écoles reste vivante.

Alexandre Stevens

***

L’on ne pouvait pas rester indifférent à la rencontre avec Virginio, à sa manière de particulariser son interlocuteur et de le surprendre.
Je me souviens de nos discussions passionnées au retour la nuit en voiture du séminaire des AE à Paris.
Je me souviens aussi de son accueil chaleureux alors qu’il m’avait invité à participer aux activités de l’Antenne clinique de Pise.
Sur tous ceux qui ont eu la chance de le rencontrer, Virginio a laissé sa marque.
Merci Virginio.

Philippe Stasse

***

Grande tristesse en apprenant la disparition de Virginio Baio que jai rencontré lors dune conférence quil donnait sur « la pratique à plusieurs » alors que j’étais encore jeune étudiante en psychologie. Cest mon père qui my avait invitée. Jy étais allée sans savoir. A ma grande surprise, cette conférence allait marquer à jamais mon désir de travail et mon engagement dans la psychanalyse. Après cette conférence sensuivit un appel téléphonique, une rencontre chez lui à son cabinet place de laltitude 100 et un stage à lAntenne 110 qui allait bouleverser mon rapport au savoir et orienter ma vie professionnelle.  Grâce à lui, jappris aussi dans ma chair ce que signifie la « décomplétude de lAutre » et je dois dire que mon premier jour à lAntenne fut mémorable à ce sujet.  Merci à vous, Virginio Baio.

Maud Férauge

23 gennaio 2021 22:44

Caro dott. Baio,
a presto…
era il 2000, quando per la prima volta varcai la porta dell’Istituto Freudiano a Roma, come partecipante alla sessione clinica, avevo studiato psicologia, ma non avevo ancora scelto la scuola di specializzazione .. lavoravo come educatrice in una comunità residenziale per bambini e l’incontro con il dott. Baio fu illuminante..
Pochi anni più tardi, fu il docente che incontrai nel primo colloquio clinico di ingresso in Istituto come allieva e mi chiese: “Perché vuole fare questa scuola?” ed io risposi senza capirne il perché: “..Per mia madre!!” mi era uscito così inspiegabilmente, e lui replicò: “Quando comincia l’analisi?”.. riusciva a spiazzarmi, a sorprendermi in ogni momento e a farmi sorridere..  solo più tardi, attraverso l’analisi, compresi il perché di quella risposta.
Mi fu concesso di sedere accanto a lui al tavolo del bar del “Lurido”, dietro via dell’Archetto, così veniva chiamato quel luogo scuro, mentre si lavorava alla clinica del bambino con il gruppo Pulcinella, sembrava di assistere ad una sorta di rivoluzione, tipo motti carbonari e non ne sapevo bene il perché … ascoltavo, partecipavo e mi abbeveravo di quel sapere implacabile contro l’Altro persecutore, gli schemi di Eulero, la Zeta di Zorro o lo schema L di Lacan..
Parigi, Pipol 3, la mia prima testimonianza di un caso, tremavo in mezzo a nomi importanti appartenenti alla scuola di Lacan, che ci facevo lì, non c’entravo nulla, un vero suicidio… ma Virginio, che incontravo puntualmente per il controllo sul caso, era lì fermo, risoluto, silenzioso, in prima fila a sostenere solo con un cenno del capo il mio dire… e tutto prendeva una forma più possibile, comprensibile, appassionante.. e l’angoscia svaniva….
Un onore essere sua allieva, un debito infinito al suo insegnamento, una passione per la clinica del soggetto- bambino che mi orienta…
Grazie per questo “buon incontro” che continuerà al di là dei confini …
                                                                                                    
Barbara Pasini, allieva dell’Istituto Freudiano.

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Con grande tristezza apprendo della morte del dott. Baio.
Mi accompagnò nei miei primi passi nell’ Istituto Freudiano, tempi bellissimi e duri perchè rivoluzionari rispetto al mio modo di intendere il sapere.
Gentile, ironico, capace di sospendere e di rilanciare le mie domande e le questioni.
Indimenticabile, per la Scuola e per chiunque lo abbia conosciuto.
Condoglianze alla famiglia e a tutti i suoi cari.

Patrizia Noceti

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Tra i ricordi indelebili di Virginio Baio

Marina Paties
Membro SLP

23 gennaio 2021 23:14

Conobbi Baio all’Istituto Freudiano, colpito dal suo stile unico. Lo ritrovai in un grande momento di difficoltà nella clinica leggendo i suoi scritti sull’autismo. Il suo “L’enfant au gobelet rouge”  mi permise di rilanciare il lavoro in équipe, evitando la fuga di fronte al reale. Mi trasmise un esempio inscalfibile del “non indietreggiare”, che in quella circostanza complessa divenne mio e dell’équipe.
Non ebbi mai occasione di dirglielo.
Lo ringrazio per tutto l’esempio che ha lasciato e che ancora si propagherà.

Davide Pegoraro

24 gennaio 2021 15:44

Per Virginio,

Ogni volta che ho incontrato Virginio mi ha colpito: una réunion d’équipe in una comunità terapeutica delirante in cui facevo “l’artista” e in diversi convegni.
Virginio era un folletto, gioioso, leggero, sorprendente. Non era tragico, drammatico, retorico. Era tollerante. Parlava in una lingua che capivi anche se non eri un analista lacaniano.
Durante questa riunione ha detto due cose: guardatevi dalla furia di guarire e l’analista è una guida che segue. Non mi ricordo di tante frasi. Di queste sì. È questo, ho pensato, verso cui tendo. Avevo sentito parole che poi mi hanno sostenuta nel mio modo di stare nei laboratori che conduco. Mi sono appropriata della citazione della guida con estrema facilità, perché Virginio non era proprietario del suo sapere.

Merci, Virginio, c’est rare de rencontrer un lutin dans cette forêt désertifiée où nous vivons

Caroline Peyron

Tra i ricordi indelebili di Virginio Baio

Marina Paties
Membro SLP

24 gennaio 2021 20:24

Ciao Virginio,
a te, che eri parte della famiglia.

Venivi regolarmente dal Belgio per portare il tuo apporto alla costruzione del Campo Freudiano in Italia. Che festa quando da Bruxelles arrivavi a Roma!

Il momento che preferivo era quando ci raccontavi, a Lorenzo e me, la favola della buonanotte. Quante risate! Era una vera e propria saga a puntate che avevi chiamato “quando Virginio era piccolo”. Facevi imbattere il nostro Eroe in quelle piccole-enormi problematiche che per un bambino sono tragiche, come le rivalità con i compagni, gli amori, i compiti di scuola non fatti e le altre situazioni in cui “non sapevo come fare”. Quanta passione e furore ci mettevi nel racconto! Ci portavi a ridere e ridere … e tu ti arrabbiavi, in verità già ridendo sotto i baffi da un pezzo, ti arrabbiavi perché erano tragedie molto serie che stavano capitando al nostro Eroe! poi scoppiavi a ridere anche tu e … calavi il sipario sulla commedia.

Grazie Virginio per esserti prestato alle mie costruzioni, senza mai chiedere nulla in cambio per te. Quando capitava che ti tornasse indieto qualcosa … semplicemente rilanciavi con un altro dono.

Ciao Virginio, sei stato importante per noi.

Mi stringo a Mirella e alla tua famiglia tutta.

Gregorio Di Ciaccia

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Con tristezza ho appreso del decesso di Virginio Baio. Quanti ricordi in quei di Roma si affollano, commuovendomi, alla mente.
Che la terra ti sia lieve caro Baio.

Isabella Ramaioli

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Gratitudine, gioia, nuovo e inedito amore di reale diretto a quel punto di fuga che lui sapeva delicatamente “lanciare”. Nel controllo con lui ho colto la lentezza nell’urgenza e anche l’istantaneo lampo che rompe ogni durata: Ci convocava al lavoro sempre e comunque,  ma non era più lavoro… era altro, era questione di vita o di morte. Era urgente e al contempo sapevi che toccava prendersi il tempo che occorreva. Supponeva che tu fossi all’altezza della scommessa. Sapeva stillare ossigeno significante, i discorsi si mettevano in moto… nell’impasse che sistematicamente gli portavo, lui  trovava sempre, ma  non è un eufemismo, il rebus che rimetteva al passo.
Mi sono venuti a trovare, nel pensiero, tanti piccoli e non piccoli soggetti di parola che rivendicano il tocco di vita che il Dott. Baio come lo ho sempre chiamato, ha saputo preservare, indicare, collocare, contando col suo dono di farci cogliere il suo di saper non sapere, che poi era ciò che circolava quando avevi a che fare con lui. La sua gentilezza non mancava di quell’inedito e gaio sapere di non.. Sempre!
L’amore per Lacan è cosa seria, e Lei, caro, carissimo Dott. Baio, ne fa Scuola.

Laura Rizzo

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Oggi la immagino dentro un tramonto, nel mezzo al mare.
Il rumore del mare, che sentivo ogni mercoledì alle 16.00 per anni ogni volta che suonavo al suo campanello ad Ardenza. 
L’orchidea Bianca sul tavolo, una stanza piena di libri, alcuni così antichi da costituire un vero reperto storico.
Il suo sorriso beffardo, ogni volta che puntualmente la trovavo alla porta pronto ad accogliermi. 
Il suo sempre avermi dato del “lei”, nonostante la mia giovane età.
Le sue parole spesso “incomprensibili”, dannatamente dolorose, delle sonde emotive che scavavano dentro di me, nella parte più profonda, in quella che difendevo gelosamente. 
L’amore, la passione che mi ha trasmesso per il suo lavoro, per la sua grande, immensa, smisurata passione, che mi ha portato a scegliere di fare il suo stesso lavoro.
E nel tempo i nostri incontri che sono diventati sempre più tra “colleghi”.
Io che le parlavo dell’uomo di Kafka, trattenuto tra la catena celeste e quella terrestre.. la metafora di tutta la mia vita.
Lei che mi ha sempre definito un’amazzone. Si, forse aveva ragione. Forse lo sono. Forse mi ha aiutato ad esserlo, ad esplicare la mia natura.
Lei mi ha avviato verso la strada della consapevolezza.
A lei devo la donna e la terapeuta che sono oggi.
Oggi se ne va una parte di me.
Oggi lei lascia un dolore inimmaginabile.
La ricordo con le parole del suo maestro, quelle di cui mi ha parlato così tanto.. “Penso là dove non sono; sono là dove non penso.” Jacques Lacan.

E lei sarà sempre lì, dove non penso e io la penserò esattamente lì, dove lei non sarà.
Arrivederci Baio.

Elisa Lai

28 gennaio 2021 19:12

Istituto Superiore di Studi Freudiani “Jacques Lacan
            Abbiamo voluto attendere che si creasse un piccolo spazio tra il numero immenso degli affettuosi saluti a Virginio Baio, per aggiungere questo nostro rigraziamento a Lui e a alla nostra Presidente Loretta Biondi.
Sabato 23, con il Seminario su: Nuovi piccoli Hans. Le nevrosi infantili contemporanee, e con la Conferenza su: Le solitudini dei bambini, Loretta ci ha donato la possibilità di dedicare una intera giornata di lavoro alla pratica clinica con i bambini, secondo lo stile di Virginio Baio.
Se “lo stile fa l’uomo”, egli allora era certamente presente con noi e lo resterà, ne siamo certi, per sempre.
Gli allievi di Catania e di Napoli, insieme a tutti i docenti ed alla Direzione dell’ISDSF J. Lacan, affascinati ed entusiasti, desiderano ringraziare Loretta Biondi per il suo generoso ed appassionato lavoro e in maniera speciale per avere dato loro – anche lei con il suo stile inconfondibile – la possibilità di incontrare, nei suoi effetti, Virginio e la sua pratica.

Grazie dott. Baio.

06 febbraio 2021 12:38

Caro Virginio, averLa incontrato…uno straordinario dono della vita!
Grazie ancora ed ancora…Il mio pensiero affettuoso a Mirella

Letizia Francaviglia
partecipante Slp Palermo

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Non ho mai avuto la fortuna di ascoltare suonare dal vivo Virginio Baio, ma ho avuto il privilegio di muovere i primi passi nella pratica clinica avendolo come controllore per anni. C’erano dei momenti in cui si illuminava, prendeva fiato, respirava, un grande stupore, un sorriso e poi quasi un velo di commozione attraversava gli occhi. Erano istanti in cui coglieva qualcosa del soggetto in questione. Era un grande respiro, era ossigeno che riprendeva a circolare.
E ora posso dire che quel respiro aveva un suono, come fosse una musica, una vibrazione.
Virginio Baio era instancabile nel ridare respiro al soggetto. Per questo è stato e rimane per me un grande maestro di ascolto e cercherò più che potrò di mantenere vive in me quelle note.
Rivolgo ai suoi cari le mie più sentite condoglianze.

Beatrice Bosi

Ringraziamenti di Mirella Baio

06 febbraio 2021 16:29

Mi è estremamente difficile trovare le parole per ringraziarvi tutti, e siete tanti!
Leggendo i vostri messaggi ho notato che ognuno di voi, al di là dello psicanalista, del docente,  aveva trovato in lui qualità rare per questi tempi: la dignità, la disponibilità, la partecipazione, la pazienza, la fedeltà, l’umiltà ma soprattutto aveva la capacità di farsi voler bene.

Tutti gli volevano bene ed ognuno sapeva e aveva  il suo perché.

Per questo vi dico grazie  perché un po’ di questo bene ricade anche su di me e mi aiuta ad andare avanti .
Per lui, per i figli, per la nipotina ed anche per voi.

Un forte abbraccio  Mirella

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Il m’est extrêmement difficile de trouver les mots pour vous remercier tous, et vous êtes si nombreux !

J’ai remarqué, en lisant vos messages que chacun de vous, au-delà du psychanalyste, du professeur, avait trouvé en lui des qualités rares pour ces temps: dignité, disponibilité, participation, patience, fidélité, humilité, mais surtout il avait la capacité de se faire aimer.

Tout le monde l’aimait et tout le monde savait et avait son propre pourquoi.

Pour cela je vous dis merci car un peu de ce bien revient sur moi aussi et m’aide à avancer. Pour lui, pour les enfants, pour la petite-fille et  pour vous.aussi.

Je vous embrasse fort
Mirella