“L’Uno introduce uno scompiglio di godimento. Ciò vuol dire supporre che il godimento del corpo sia come tale omeostatico. Si immagina infatti che il godimento dell’animale e della pianta sia regolato. In questo registro del godimento il linguaggio introduce secondo Freud la castrazione, secondo Lacan qualcosa di diverso, che però la ingloba, e cioè la ripetizione dell’Uno che commemora un’irruzione di godimento indimenticabile. Da quel momento il soggetto si trova legato a un ciclo di ripetizioni le cui istanze non si addizionano e le cui esperienze non gli insegnano nulla. È quella che oggi chiamano dipendenza, in inglese addiction: ma non si tratta di un’addizione, dato che le esperienze non si addizionano. P.119”

J.-A. Miller e A. Di Ciaccia, Il sintomo più forte di ogni cosa, L’Uno-tutto-solo cap. 10, Astrolabio, Roma 2018

Nel designare la logica di funzionamento della addiction, Miller focalizza l’attenzione sull’aspetto di ripetizione “fine a sé stessa” del godimento nella dipendenza, definendola così, in senso proprio come reiterazione di un’esperienza sempre uguale che non produce qualcosa di nuovo, non si accumula in direzione di qualcosa, per esempio la costruzione di un sapere sul proprio modo di godere, cosa che consisterebbe in un passaggio da un S1 a un S2. Si tratta di un godimento dell’Uno senza l’Altro che non pone il soggetto nemmeno in questione circa il proprio desiderio e sulla propria divisione, dalla quale è prodotto il sintomo psicoanalitico. Nell’addiction si assiste ad un’elisione della dimensione significante, quale domanda posta all’Altro e inciampo per il soggetto stesso, propria del sintomo per un’assoluta prevalenza dell’aspetto più pulsionale. La dipendenza in questo senso non fa enigma per il soggetto, piuttosto è esperito come godimento trasparente che “finisce lì” dove comincia, senza alcuna articolazione al legame sociale (Zuccardi Merli parla di «déconnexion  progressive» nel suo illuminante  caso clinico presentato in Situations subjectives de déprise sociale[1]). In questo senso, Miller non solo ritiene che l’addiction sia un tratto tipico del godimento nelle società consumistiche, ma lo considera come strutturale al godimento stesso nel suo essere essenzialmente autoerotico, disarticolato dall’Altro.

Dario Alparone

[1] J.-A. Miller (sous la direction de), Situations subjectives de déprise sociale, Navarin, Paris, 2009, pp. 61-67.