Donne in psicoanalisi

49esima Giornata dell’École de la Cause freudienne

16 e 17 novembre 2019
Palazzo dei Congressi di Parigi , Porte Maillot

Argomento

Incomparabili 

Analiste, analizzanti, protagoniste dei racconti di analizzanti… In psicoanalisi, ci sono delle donne! Perché le donne hanno un’affinità particolare con questa scienza dell’amore, della sessualità, del desiderio e del godimento. La femminilità è ciò verso cui si orienta un’analisi per chi cerca la maniera di ben-dire il godimento che lo ingombra. Freud, primo ad aver preso in considerazione le verità delle donne isteriche, costatava che “il rifiuto della femminilità”[1] era il punto di arresto di un’analisi, altro nome della “roccia d’origine” della castrazione. Questa roccia è l’ultimo bastione che resiste agli effetti della cura.

Accostandosi sempre di più al muro che chiude l’uomo nella logica fallica, Freud ha voluto tendere l’orecchio verso l’altro lato, verso il continente nero[2]. Salvo che, dietro a questo muro, non si afferra nessuna essenza de La donna. È quanto Lacan ha raccolto nella formula: La donna, non esiste. Formula che ha suscitato scandalo, ma che rivela quel luogo vuoto di senso e di essenza, che resiste agli enunciati universali – “esse sono tutte… questa o quella” Le donne non sono “tutte”. Più precisamente, ciascuna è non-tutta, versione unica e incomparabile che viene a collocarsi nel posto vuoto de La donna. Esse si sommano in una succesione aperta di elementi singolari che tende all’infinito. Se la questione Che vuole una donna? è rimasta intatta per Freud, è perché non esiste nessuna risposta circa il desiderio di una donna che possa essere vera per ciasc-una.

Indicibile, provata 

Spostando la questione del desiderio verso il godimento, Lacan ci invita a trattare la femminilità al di là del limite fallico. Il godimento femminile si prova occasionalmente, egli dice, ma è impossibile da dire[3]. Se si forza il suo dire, se si vuole “dire” la donna, la si diffama[4]. Eppure egli aveva rivolto alle analiste donne una domanda esplicita, quella di dire qualche cosa di questo indicibile che si prova, perché egli puntava su un ben-dire senza il quale la psicoanalisi non ha ragione di essere. Se il godimento femminile non può dirsi, si può testimoniare della sua esperienza provata come evento di corpo.

Questo godimento supplementare è ciò che, in una donna, non è realmente interessato dalla minaccia di castrazione[5], cosa che la segna con un’infinitudine. Una donna può cercare rifugio sul versante dell’avere fallico per bordare l’illimitato di questo godimento e indossare gli orpelli del proprietario. Viceversa, ella può incontrare un partner amoroso che incarna un relé e la rende “Altro per se stessa, così come lei lo è per lui”[6]. Si aprirà allora per lei un amore infinito rivolto non tanto a un oggetto d’amore, ma a un’alterità assoluta in rapporto a questo oggetto. Da questo Altro al di là del partner, una donna attenderà ciò che non ha, una parola o un segno, dando a questo amore una tinta erotomane. Perché l’erotismo femminile non va mai senza l’amore. Molte peripezie dell’amore femminile si possono leggere a partire dall’indirizzarsi a questo Altro che Lacan chiama l’amante castrato[7]. Per una donna, un uomo può essere la causa di una devastazione, di un’afflizione, di un godimento senza ostacoli: sacrificio e dono assoluto, identificazione all’oggetto niente, tuffo nell’abisso dell’attesa eterna, rabbia e vendetta illimitata, fino a fare buco nel tutto-uomo.

Fascini, misoginie 

Dalla parte dell’uomo il godimento femminile diventa un assillo ossessionante per il fatto di essere provato senza potersi dire: la donna è considerata come un mistero affascinante e il rapporto al femminile può declinarsi in molteplici sfaccettature che vanno dalla fascinazione all’odio. Il bambino maschio, segnato dalla scoperta che sua madre è una donna, cerca di ridurre questo godimento infinito nei confini dell’oggetto feticcio. Può diventare l’imbranato che si immagina “che il fatto di averne due (donne) la rende tutta”[8], il fondamentalista che impone alle donne di nascondersi, l’Amleto predestinato al passaggio all’atto, il sordo che intende nella domanda d’amore il segno di una frigidità, lo sciocco che traduce l’indicibile e l’inconsistenza in masochismo, in smarrimento o capriccio.

Il nostro mondo si femminilizza sempre di più, ma allo stesso tempo si mascolinizza, come attesta la salita allo zenit dell’oggetto feticista e pornografico. Accade che la misoginia ordinaria passi all’atto. L’odio che si scatena allora violentemente contro le donne può essere infiammato dalla volontà totalitaria di riuscire a piegare al tutto universale la resistenza del non-tutto femminile. Oggi le risposte delle donne non si fanno più attendere, e l’illimitato della posizione femminile può arrivare a tradursi in potenza inedita di azione e di combattimento.

Arrangiamenti 

L’ultimissimo insegnamento di Lacan, come trasmesso da Jacques-Alain Miller, estende la singolarità non-tutta del godimento femminile al parlessere in quanto tale, cioè a tutti i corpi parassitati dal linguaggio. La distinzione tra il versante uomo e il versante donna non viene però cancellata. Perché, se il godimento femminile si trova anche sul versante maschile, “esso è coperto dalle spacconate del godimento fallico”[9]. A priori gli uomini hanno un aggancio più rigido alle strutture prestabilite dall’Altro, mentre le donne si muovono più facilmente nel mondo liquido dell’Altro che non esiste. Questo rapporto senza mediazione con l’esperienza del godimento in ciò che essa ha di più singolare, le rende più inclini e più accomodanti[10] nei confronti di soluzioni sinthomatiche elastiche, improvvisate e inventive, facendo, se necessario, a meno del padre. È in questo che le donne in psicoanalisi possono mostrarsi più abili a incarnare una bussola nel mondo del futuro, che abbiamo qualificato come il dopo l’Edipo[11].

Se le 49esime Giornate dell’École de la Cause freudienne puntano a un ben-dire relativo alle donne in psicoanalisi, scommettono anche sul dimostrare che la ricerca psicoanalitica sulla femminilità offra una lettura pertinente del disagio della civiltà. Ci auguriamo che permettano l’estrazione di un sapere nuovo. Ma bisognerà esserci per provarlo.

Gil Caroz, direttore delle 49J
Con Caroline Leduc e Omaïra Meseguer, co-direttrici
Tradotto da Cinzia Crosali con la collaborazione di Paola Bolgiani

[1] Freud S., Analisi terminabile e interminabile, in Opere, Torino, Boringhieri, 1989, vol. XI, p.533.
[2] Cf. Freud S., Il problema dell’analisi condotta da non medici (1926) in Opere, Torino, Boringhieri, 1978, vol.X, p. 379
[3] Cf. Lacan J., Il Seminario, libro XX, Ancora,Torino, Einaudi, 2011, p.70.
[4] Ibid, p.80. (gioco di parole tra : femme (donna) et diffame (diffamare)
[5] Cf. Lacan J., Appunti direttivi per un Congresso sulla sessualità femminile in Scritti, Torino, Einaudi, 1974, vol. II, p.727.
[6] Ibid.p.728.
[7] Cf. ibid., p.729.
[8] Lacan J., Lo stordito in Altri scritti, Torino, Einaudi, 2013, p.466.
[9] Miller J.-A. e A. Di Ciaccia, L’Uno-tutto-solo, Roma, Astrolabio, 2018, p.120.
[10] Cf. Lacan J., Televisione in Altri scritti, op. cit., p.534
[11] Espressione forgiata da  J.-A.Miller per il titolo del Congresso Pipol 6 «Dopo l’Edipo, le donne si coniugano al futuro»