Introduzione alla bibliografia (in costruzione)

La bibliografia seguente è relativa al tema della Giornata Clinica Nazionale della Slp che si terrà a Padova il 9 novembre 2019 dal titolo – ADDICTIONS -.

La definizione di “dipendenze” è controversa, così come è difficilmente perimetrabile il concetto stesso” di dipendenza” da cui essa deriva. Che cos’è la dipendenza? Si può vivere oltrepassando la categoria di dipendenza? Sembra di no, se facciamo riferimento all’ultimo insegnamento di Lacan, in base al quale la stessa “[…] radice del sintomo è l’addiction, la dipendenza” (Miller-Di Ciaccia, Uno tutto solo, pag. 142).

In apertura abbiamo elencato proprio quei testi che per noi risultavano più vicini al concetto di addiction come si sta lavorando nel campo freudiano oggi, un attributo dell’esistenza nella contemporaneità.

Ritornando alle dipendenze in un’accezione più clinica, nel redigere la bibliografia ci siamo trovati a scegliere tra diverse modalità di classificazione che inevitabilmente si sovrapponevano tra loro.  Si è scelto di procedere individuando due gruppi principali, è una direzione che riflette la fenomenologia della domanda:

Dipendenze senza sostanze, in cui abbiamo incluso i legami di dipendenza che provocano disagio psichico, quali dipendenza dal rapporto affettivo o d’amore, dal lavoro, tecnologia, gioco d’azzardo, sesso, pornografia, ecc. e le più classiche Dipendenze da sostanze, suddivise a loro volta tra dipendenza da droghe, alcol, cibo, ecc.

Perché qui abbiamo inserito anche una sezione sulla melanconia? Che si tratti di struttura o di posizione melanconica assistiamo nella clinica ad un’impossibile separazione dall’oggetto. Il lavoro del lutto non trova spazio, il soggetto si identifica all’oggetto perduto, divenendo quello scarto segnato da una radicale perdita del sentimento della vita.  Ritroviamo la stessa desertificazione, per esempio, nella dolorosa impossibilità per certi soggetti di separarsi dall’oggetto amato.

Dopo la ripartizione si aggiunge una parte finale costituita dall’indicazione di alcuni testi di carattere generale che non possono essere inseriti in una categoria specifica ma che sono tuttavia di interesse per l’argomento.

In questa prima fase di costruzione della bibliografia sono state privilegiati i testi in italiano. Le voci riportano in gran parte citazioni che trattano il tema e di cui sono indicati i riferimenti.

Naturalmente le liste individuate non possono che essere non esaustive. Alla maniera di Borges, il catalogo che segue è caratterizzato dalla mancanza e dalla incompletezza, nondimeno auspichiamo possa innestare suggestioni e animare il lavoro nella SLP.

Invio contributi bibliografici
ad Eva Bocchiola
entro il 27 ottobre

Email: eva.bocchiola@gmail.com

A cura di:
Eva Bocchiola
Luca Curtoni
Aurora Mastroleo
Arianna Pagliardini

Apertura

Arianna Pagliardini

M.H. Brousse L’expérience des addicts ou le surmoi dans tous ses états, La Cause Du Désir, n.88, Navarin Éditeur, Paris, 2014

(Des mots disparaissent, d’autres surgissent. « Addict » est aujourd’hui sur toutes les lèvres, il flambe dans le discours contemporain. Il a remplacé ceux de « passion », de « vice », d’« habitude », donnant raison à Freud qui, dans « Malaise dans la civilisation », prévoyait un avenir où la psychologie remplacerait la morale. (…) « Addict » dans la langue parlée à la valeur d’une formule généralisante : « drogue addict », « work addict », « sexe addict », bref « X addict ».

G. Craparo, Addictions e lo scacco alla sublimazione, in Attualità Lacaniana, n. 18, Alpes. Roma, 2014.

(Nella interpretazione freudiana, la sublimazione oltre a garantire una soddisfazione pulsionale (non mortifera), si pone a sostegno della civiltà umana. Se questa è la premessa, alla base del disagio della civiltà occidentale, di cui siamo oggi testimoni, c’è l’indebolimento delle operazioni di sublimazione e l’affermazione di un trattamento immaginario del reale. La figura del dipendente irrompe nella scena quale miglior interprete del mandato della società post-moderna centrato sul consumismo e sulla manifestazione del bisogno. In breve, le addictions, assieme alle altre patologie della modernità, non sono altro che la sintesi (sintomo) di una civiltà che ha messo sotto scacco la sublimazione e con essa quei percorsi di soggettivazione e di sintonizzazione della persona con la propria verità inconscia.  p. 108)

J. Lacan, Il Seminario Libro XX, Ancora, lezione del 12 dicembre 1972, Einaudi editore, Torino, 2011

(Sottolineo qui la riserva implicata dal campo del diritto-al-godimento. Il diritto non è il dovere. Niente costringe qualcuno a godere, tranne il super-io. Il super-io è l’imperativo del godimento: Godi!  p.5)

C. Leguil, Passione / passioni, Attualità Lacaniana, n.23, Rosemberg & Sellier, Torino, 2018

(Si tratta in psicoanalisi di fare esistere un corpo parlante a partire da un rapporto con l’inconscio la dov’era il silenzio e la pulsione di un corpo che non parla per nessuno. La psicanalisi del XXI secolo ha a che fare con queste nuove passioni del corpo che possono arrivare fino al sacrificio dell’essere al godimento senza limite. P.65)

E. Laurent, I come… Identificazione, AMP – Scilicet del Nome-del-Padre, Testi preparatori al Convegno, Roma 2006

(Si costata la debolezza della proposta identificatoria di queste presunte comunità di godimento (gay, alcolisti, anoressiche, sopravvissuti di qualunque cosa…) che esigono da tutti una confessione generalizzata del godimento – cosa impossibile dal momento che il godimento è particolare e ribelle all’universalizzazione paterna. Il risultato: una proliferazione di depressi. P. 171)

J.- A. Miller e A. Di Ciaccia, Il sintomo più forte di ogni cosa, L’Uno-tutto-solo cap. 10, Astrolabio, Roma 2018

(L’altra faccia del sintomo è di constatare che esso si ripete. Ecco quello che chiamavo l’Uno del godimento. L’Uno del godimento non si decifra per la semplice e buona ragione che è una scrittura selvaggia del godimento. Lacan ha impiegato l’aggettivo selvaggia volendo dire che è fuori sistema. Si tratta di una scrittura dell’Uno-tutto-solo, mentre l’S2, al quale sarebbe correlato, è solo supposto. Questo vuol dire che la radice del sintomo è l’addiction, la dipendenza. p.142)

M. Termini, Clinica delle Passioni, Astrolabio, Roma, 2018

(Nel legame esclusivo con un oggetto, portato fino all’isolamento, cosa è in gioco se non un rapporto con la soddisfazione che fa a meno del significante, della sua articolazione nel sapere, del suo svolgimento nel discorso e della dimensione del desiderio che in esso prende posto? La relazione da più parti segnalata tra i sintomi contemporanei della dipendenza, della depressione, trova qui la sua ragion d’essere. Può trattarsi di uno dei tanti dispositivi della tecnica, con le loro applicazioni, oppure di una sostanza più o meno tossica o di altro ancora. Ogni cosa va bene, il cibo, il sesso, lo shopping, il bere, il gioco, il lavoro, internet e così via, per una soddisfazione che più spinge verso un rapporto diretto e immediato con il godimento e più lascia da parte la parola, il legame con l’Altro p. 175).

Dipendenza senza sostanze

Dipendenza dai legami d’amore (dipendenza affettiva)

M.H. Brousse, Affectés du Langage, La Cause Du Désir, n. 93 p. 4, Navarin Éditeur, Paris, 2016

(L ’émotion se fait affect d’être prise dans le filet des signifiants, et l’affect devient passion du fait que le sujet est un corps qui vit sous le règne des discours de son temps. L ’affect passe ainsi à la dimension éthique propre au désir, celle-là même qui n’est pas prise en compte par la psychologie. Le sujet, affecté par ces signifiants-maîtres, s’en fait l’objet, dans une passion métonymique pouvant parfois aller jusqu’au martyre)

L. Brusa, Mi vedevo riflessa nel suo specchio, Franco Angeli, Milano 2004

(Nella clinica troviamo la devastazione ogni volta che la relazione tra donne oltrepassa una certa soglia, la soglia al di qua della quale la distanza è data dal rispetto delle forme o dalla presenza di un terzo, che sia un uomo, un padre, un marito, un obiettivo, insomma un termine esterno che organizza il desiderio. Quando la vicinanza oltrepassa questa linea invisibile la domanda rivolta all’altra donna non trova ancoraggio e arriva ad un punto nel quale si trasforma in devastazione. p. 55)

S. Freud: Charcot, in Opere Complete vol. 1, Boringhieri, 1968

(Ci si convinse che determinati casi, attribuiti ad alcolismo erano invece di natura isterica. Si era ormai in grado di far risalire all’isteria un gran numero di affezioni fino ad allora incomprese e isolate, e di stabilire quanta parte di isteria vi fosse nei casi in cui la nevrosi si era unita, formando complessi quadri patologici, ad altre affezioni)

S. Freud, Contributi alla psicologia della vita amorosa in Opere, vol. 6, Boringhieri, 1968

J. Lacan, Il Seminario Libro I, Gli Scritti tecnici di Freud, Einaudi, Torino 1978

L’Amore di colui che desidera essere amato dall’altro è essenzialmente un tentativo di catturare l’altro in se stesso nel momento in cui si diventa l’oggetto dell’altro. Da questo punto di vista l’amore è una maniera di farsi l’oggetto dell’altro. Allo stesso tempo l’amore di colui che desidera essere amato da un altro è dunque anche un tentativo per rendere questo altro prigioniero di colui che vuole essere amato

J. Lacan, Il Seminario Libro X, Angoscia, lezione del 13 marzo 1963, Einaudi, Torino 2007

(Si dice: il masochista ha di mira il godimento dell’Altro. Vi ho mostrato come in questa idea resti nascosto che, in ultima istanza, egli ha di mira in realtà l’angoscia dell’Altro. P. 191)

J. Lacan, Il Seminario Libro XVI, Da un Altro all’altro (1968-1969), lezione del 19 marzo 1969, Einaudi, Torino 2019 (versione francese pag 243)

J. Lacan, Il Seminario Libro XX, Ancora, lezione del 21 novembre 1972, Einaudi, Torino, 2011

(… quel che c’è sotto l’abito e che chiamiamo corpo forse non è altro che quel resto che io chiamo oggetto a. Ciò che fa sì che l’immagine tenga è un resto. L’analisi dimostra che l’amore nella sua essenza è narcisistico, e denuncia che la sostanza del preteso oggettuale è di fatto data da quello che, nel desiderio, è resto, cioè la sua causa, e lo sostiene con la sua insoddisfazione cioè con la sua impossibilità. P.7)

E. Laurent, Il rovescio della biopolitica. Una scrittura per il godimento, a cura di M. R. Conrado, Annodamenti Lacaniani, Alpes Italia, 2017

Dipendenza dal lavoro

M.E. Brousse, Erotique du Travail, Travaille ! La cause du désir, Juin 2018, Navarin

(Malades du travail ? Notre époque est marquée par la nomination des multiples excès : burn-out, boulimie, harcèlement, addictions diverses et variées. Parallèlement, une idéologie du bien être vient faire barrage à ces modes de jouissance avec son cortège de solutions : relaxation, yoga, méditation et hypnose, nouveaux traitements de l’angoisse et des toutes les addictions. En excluant la parole, on exclut le travail de l’inconscient. P.59)

G. Chatenay, Se Vendre – Sur le marché du travail, Travaille ! La Cause du Désir, Juin 2018, Navarin

(Toujours Plus ! Les techniques de captation de plus-de-jouir mordent jusqu’à notre être, et pas seulement lorsque nous sommes au travail. Sur ledit marché du travail, nous ne sommes pas des vendeurs de notre force de travail, nous sommes l’objet même des exchange – objet jetable, des que l’extraction de jouissance se révèle moins juteuse. P.67)

Olivier Favereau e altri, su Arte TV, https://www.arte.tv/fr/videos/083305-001-A/travail-salaire-profit-travail/

A. Ganivet-Poumellec, L’usage du travail, Travaille ! La cause du désir, Juin 2018, Navarin

(Le travail n’est ni une métaphore ni une valeur d’exchange. On pourrait donc avancer que le travail est toujours une extériorisation de jouissance. Qu’il répond a un impérative est sa nature ! p. 78)

A. Russbach, Ceux qui travaillent, film, France, 2019

Nella melanconia

S. Freud: Lutto e melanconia, in Opere complete vol. 9, Boringhieri, 1968

(All’inizio ebbe luogo una scelta oggettuale, un vincolamento della libido ad una determinata persona; poi, a causa di una reale mortificazione o di una delusione subita dalla persona amata, questa relazione oggettuale fu gravemente turbata. L’esito non fu già quello normale, ossia il ritiro della libido da questo oggetto e il suo spostamento su un nuovo oggetto, ma fu diverso e tale da richiedere, a quanto sembra, più condizioni per potersi produrre. L’investimento oggettuale si dimostrò scarsamente resistente e fu sospeso, ma la libido divenuta libera non fu spostata su un altro oggetto, bensì riportata nell’Io. Qui non trovò però un impiego qualsiasi, ma fu utilizzata per instaurare una identificazione dell’Io con l’oggetto abbandonato. L’ombra dell’oggetto cadde così sull’Io che d’ora in avanti potè esser giudicato da un’istanza particolare come un oggetto, e precisamente come l’oggetto abbandonato).

J. Lacan, Il Seminario Libro VIII, Il Transfert, lezione del 28 giugno 1961, Einaudi, Torino 2008

(Per il lutto è del tutto certo che la sua durata e la sua difficoltà dipendono dalla funzione metaforica dei tratti conferiti all’oggetto d’amore, in quanto essi sono delle prerogative narcisistiche. In un modo tanto più significativo in quanto sembra quasi meravigliarsene, Freud insiste su ciò di cui si tratta: il lutto consiste nell’autentificare la perdita reale, pezzo per pezzo, brandello per brandello, segno per segno, elemento I grande per elemento I grande, fino a esaurimento. Quando la cosa è fatta, il lutto è terminato.
Ma che dire se quest’oggetto era un a piccolo, un oggetto di desiderio? L’oggetto è sempre mascherato dietro ai suoi attributi, dirlo è quasi una banalità. Beninteso, la questione comincia a diventare seria solo a partire dal patologico, ossia dalla melanconia. L’oggetto vi è, cosa curiosa, molto meno afferrabile, sebbene sia certamente presente e scateni effetti infinitamente più catastrofici, dal momento che essi giungono fino al prosciugamento di quello che Freud chiama il Trieb più fondamentale, quello dell’attaccamento alla vita.” pp. 431 e 432)

J. Lacan, Il Seminario Libro X, Angoscia, Einaudi, Torino 2007

“Nella melanconia si tratta di una cosa ben diversa dal meccanismo di ritorno della libido tipico del lutto, e per questo motivo tutto il processo, tutta la dialettica si costituisce in modo differente. Freud ci dice che è necessario – perché proprio in questo caso? – che il soggetto faccia i conti con l’oggetto. Ma il fatto che si tratti di un oggetto a, e che di solito al quarto livello questo sia mascherato dietro l’i(a) del narcisismo e misconosciuto nella sua essenza, implica necessariamente che il melanconico passi – se così posso dire – attraverso la propria immagine e attacchi in primo luogo questa per poter raggiungere, in essa, l’oggetto a che lo trascende e il cui comando gli sfugge – e la cui caduta lo trascinerà nella precipitazione-suicidio, con l’automatismo, il meccanismo, il carattere necessario e fondamentalmente alienato con cui sapete che si realizzano i suicidi nei melanconici. E non si realizzano in una cornice qualsiasi. Non è per caso, infatti, che avvengono così spesso alla finestra, se non attraverso la finestra. Che è come dire far ricorso a una struttura che non è altro se non quella del fantasma.” pp. 367 e 368

“Possiamo cogliere ciò che distingue quanto fa parte del ciclo mania-melanconia da quanto appartiene al ciclo ideale del riferimento al lutto e al desiderio solo se accentuiamo la differenza di funzione tra, da un lato, il rapporto di a con i(a) nel lutto e, dall’altro, nell’altro ciclo, il riferimento radicale all’oggetto a che nel soggetto mette radici più profonde di qualsiasi altra relazione, ma che è anche fondamentalmente misconosciuto, alienato, nel rapporto narcisistico.” p. 368

“Il trionfo dell’oggetto è la formula che Lacan usa nel Seminario L’angoscia a proposito della melanconia”. Nel tempo della prevalenza del discorso del capitalismo… L’ipotesi clinica è che si tratti di una posizione melanconica che attraverserebbe le tante classificazioni con cui oggi viene catalogato il disagio dei giovani: depressione, dipendenze, struttura bipolare, stati limite, eccetera. Quindi la posizione melanconica non coincide con la definizione clinica della psicosi melanconica, ma è piuttosto transtrutturale, cioè si colloca al di là di una diagnosi di nevrosi e psicosi in senso classico.” p. 27)

Dipendenza dal gioco d’azzardo

F. Dostoïevski, Le joueur, Gallimard, Paris, 2019

(Je me souviens nettement que je fus soudain, sans aucune incitation de l’amour-propre, possédé par la soif du risque. Peut-être qu’après avoir passé par un si grand nombre de sensations l’âme ne peut s’en rassasier mais seulement s’en irriter et exige des sensations nouvelles, de plus en plus violentes, jusqu’à l’épuisement total)

S. Freud, Dostoevskij e il parricidio, in Opere complete, vol. 10, p. 529, Boringhieri, 1968.

(Il “vizio” dell’onanismo è sostituito da quello del giuoco, e l’attività appassionata delle mani posta in così grande risalto è davvero rivelatrice sotto questo profilo. La febbre del giuoco è realmente un equivalente dell’antica coazione all’onanismo; quando i bambini manipolano i loro genitali con le mani, si usa dire appunto che “giocano” con essi. L’irresistibilità della tentazione, i solenni proponimenti mai mantenuti di non farlo mai più, il piacere che stordisce e la cattiva coscienza che ci si sta rovinando (si commette suicidio), si sono conservati immutati nel “giuoco” sostitutivo. p. 537)

J. Lacan, Il Seminario su la lettera rubata, Scritti – volume I, Einaudi editore, Torino, 1974

(Allo stesso modo opera Dupin quando parte dalla storia del piccolo prodigio che infinocchiava tutti i suoi compagni al gioco di pari o dispari con il suo trucco dell’identificazione con l’avversario, che però abbiamo anche mostrato non poter arrivare al primo piano della sua elaborazione mentale, cioè la nozione dell’alternanza intersoggettiva, senza subito incontrare la pietra d’inciampo del suo momento di ritorno. p. 17)

J. Lacan, Il Seminario Libro XVI, Da un Altro all’altro (1968-1969), Einaudi, Torino, 2019

(Tutto poggia sulla semplice osservazione che quanto viene puntato all’inizio è perduto. p. 122)

Dipendenza dalla tecnologia

AA VV, Parole minori. La psicoanalisi e le nuove generazioni, a cura di N. Purgato, Rosenberg & Sellier, 2018

(L’ascesa allo zenit sociale dell’oggetto” è proprio ciò che caratterizza la nostra epoca: ciò significa che gli oggetti divengono più importanti dei valori ideali. Ciascuno si trova legato a un oggetto di godimento la cui produzione è incessantemente rilanciata. Non solamente l’oggetto produce la soddisfazione, ma non fa che richiamarne un’altra, all’infinito.” p. 21)

(In questa saldatura con l’oggetto, che ha la sua forma più evidente nelle dipendenze sempre più estese e differenziate, i soggetti stessi sono promessi a un avvenire di scarti, di rifiuti. J.-A. Miller lo dice così: “La promessa di questo discorso non è che voi sarete come degli dei, ma che voi sarete come delle merde”. p. 22)

G. Grando (a cura di), Nuove schiavitù. Forme attuali nella dipendenza, Franco Angeli, Milano, 1999

IRMA (a cura di), La conversazione di Arcachon. Casi rari: gli inclassificabili della clinica, Astrolabio-Ubaldini, Roma, 1999

J.-A. Miller, L’inconscio e il corpo parlante, Presentazione del tema del X Congresso dell’AMP a Rio de Janeiro, 2016

(Non abbiamo forse l’idea di una frattura nel momento in cui Freud aveva inventato la psicoanalisi, se possiamo dire così, sotto l’egida della regina Vittoria, perfetto esemplare della repressione della sessualità, quando invece il XXI secolo conosce la diffusione massiccia di quello che si chiama porno, vale a dire il coito esibito, diventato spettacolo, show, accessibile a tutti su internet con un semplice click del mouse?

J-A. Miller, In direzione dell’adolescenza (opera citata, vedi voce alcolismo)

L’impatto del mondo virtuale nel quale gli adolescenti vivono, più di quelli che come me già appartengono a un’altra generazione, è che il sapere – una volta depositato negli adulti, in questi esseri parlanti che erano gli educatori, includendo i genitori tra gli educatori, e occorreva la loro mediazione per accedere al sapere – è ora disponibile automaticamente a partire semplicemente da una domanda rivolta alla macchina. Il sapere lo si ha in tasca, non è più l’oggetto dell’Altro. Prima il sapere era un oggetto che bisognava andare a cercare nel campo dell’Altro, bisognava estrarlo dall’Altro attraverso la seduzione, l’obbedienza o esigendolo, e questo rendeva necessario l’impiego di una strategia con il desiderio dell’Altro.)

Dipendenza dal sesso (ipersessualità)

M.H. Brousse, L’amour au temps du “Tout le monde couche avec tout le monde”, Lacan Quotidien, n° 81, 6 novembre 2011.

È sempre più correlato all’immaginario in senso proprio, cioè all’immagine del corpo più che al dire. (Questo vale in particolare per la pornografia, luogo per eccellenza di non-incontro dove svanisce il discorso. Il soggetto raggiunge qui solo quel che c’è di più solitario e dipendente nel suo godimento. Commento di C. Ramirez)

M. Focchi, Giocattolo sessuale, Scilicet – Il corpo parlante sull’inconscio nel secolo XXI, Alpes, Roma, 2016

(La deriva che, non la tecnica, ma l’ideologia tecnologica ha introdotto nell’oggettistica sessuale è una volontà di godimento realizzabile attraverso la padronanza ottenuta con i dispositivi.

L’effetto collaterale è la disarticolazione di desiderio e godimento, e il fenomeno contemporaneo della dipendenza sessuale, che ha il suo cantore letterario in Chuck Palahniuk, ne è un derivato.

Il giocattolo sessuale si trasforma quindi da amplificatore di sensazioni, come le sfere delle Gheisce, a bolla immaginaria che isola, immunizza dal desiderio dell’Altro. […] Quanto può spingersi avanti una volontà di godimento tecnologica, che isola il godimento dall’interazione con il desiderio dell’Altro, che immunizza dai suoi rischi, ma che al tempo stesso lo prosciuga dall’elemento differenziante, rinnovante che proviene proprio dal gioco con il desiderio? […] La tecnologia contemporanea semplicemente fornisce i mezzi per prolungare il sogno di Pigmalione di far l’amore con un partner creato con le proprie mani, mettendo fuori gioco, in un’amplificazione narcisistica, la differenza sessuale. L’ideologia che la sottende invece ratifica l’incubo atroce di un’autonomia radicale, sotteso nelle forme più estreme del totalitarismo. P.114

J.-A. Miller, L’inconscio e il corpo parlante, Presentazione del tema del X Congresso dell’AMP a Rio de Janeiro, 2016

Un sito come Youporn ha oggi cento milioni di visite al giorno e il numero di uomini, che ammettono: “È più forte di me,” si conta anch’esso a milioni: c’è stato un incontro tra l’epoca del web e alcune caratteristiche strutturali specifiche della sessualità maschile. C’è stato un l’incontro tra l’edonismo disinibito, immediato, del nostro tempo, il privilegio accordato all’immagine, e la degradazione della vita amorosa maschile. Oggetti a, feticci, oggetti degradati, godimento femminile messo in scena da registi maschi, fantasmi ready-made e parti del corpo invadono il campo scopico maschile, producendo una cattura irresistibile

Dipendenza da sostanze

Dipendenza da droghe

H. Freda, Psicoanalisi e tossicomania, Bruno Mondadori, 2001

(… è droga ciò che l’essere parlante chiama “droga”. Nella definizione di Lacan, la droga ha la funzione di provocare una rottura con il godimento fallico, vale a dire di rompere il matrimonio con il pisellino. Nel testo, questa funzione viene attribuita alla castrazione in quanto è nella misura in cui si opera la castrazione, in cui c’è meno fallo, che essa è possibile. Se si segue la via indicata dal testo, la droga ha una duplice funzione di agente della castrazione e di effetto di nominazione.” pp. 49 e 50

“La droga, quindi, è l’agente che permette una ridistribuzione del godimento, mai un oggetto di godimento. Forse è per questo motivo che, durante una sua conferenza a Bruxelles, Eric Laurent ha segnalato come la droga non sia una formazione di compromesso, ma una formazione di rottura. Il che significa che la tossicomania non è un sintomo nel senso freudiano del termine.” p. 53

“Come sappiamo, lo psicotico si perde nel significato e il nevrotico si perde nel significante; il tossicomane, invece, in quanto perverso, si perde nell’oggetto.” p. 79)

S. Freud, lettera a Fliess del 22.12.1897 Lettere a Wilhelm Fliess, Bollati Boringhieri, 2008

(La masturbazione è la forma di dipendenza primaria e le altre dipendenze, alcol, morfina, tabacco, semplicemente derivano da questa matrice originaria)

S. Freud, Sulla coca, in Opere vol. 2 p. 371, Boringhieri, 1968

S. Freud, Osservazione sulla cocainomania e sui pericoli della cocaina, in Opere complete vol. 2 p. 459, Boringhieri 1968

S. Freud, L’Umorismo in Opere complete vol. 10 p. 505, Boringhieri, 1968

(Respingendo la possibilità di soffrire, l’umorismo si inserisce nella grande schiera dei metodi costruiti dalla psiche umana per sottrarsi alla costrizione della sofferenza, una schiera che comincia con la nevrosi, culmina nella follia e nella quale sono comprese le tossicomanie)

S. Freud, Il disagio della civiltà, in Opere complete, vol. 10, Boringhieri 1968

(Il più rozzo ma anche il più efficace metodo per influire sull’organismo è quello chimico: l’intossicazione. Con l’aiuto dello “scacciapensieri” sappiamo dunque di poterci sottrarre alla pressione della realtà e trovare riparo in un mondo nostro, che ci offre condizioni sensitive migliori)

J. Lacan, Il Seminario libro III, lezione del 16 novembre 1955, Einaudi, Torino 2010

(È considerevole il numero delle sindromi cliniche individuate da de Clérambault in modo del tutto originale, e che da allora sono integrate nel patrimonio dell’esperienza psichiatrica. Egli ha apportato cose preziose mai viste prima di lui e mai riprese dopo, parlo dei suoi studi delle psicosi determinate da sostanze tossiche).

J. Lacan, Il Seminario libro VI, lezione del 17 giugno 1959, Einaudi, Torino 2016

(qui Lacan ricorda i tentativi di classificare l’oggetto tossico nelle fasi di sviluppo: Nella sua (di Glover) concezione la tipica tappa paranoide, considerata come primitiva, si caratterizza per un modo molto specifico di relazione con l’oggetto, collegato a dei meccanismi primitivi di proiezione e di introiezione. È a questo livello che Glover colloca la funzione della drug addiction, dichiarando senza mezzi termini che su questo piano aderisce all’elaborazione kleiniana mentre sapete bene come egli fosse diventato non senza scalpore il confutatore di Melanie Klein. p. 487)

J.-A. Miller- E. Laurent, L’Autre qui n’existe pas et ses Comités d’éthique seduta del 26 marxo 1997

(qui gli autori propongono di leggere la tossicomania come un anti-amore. Il soggetto, nel legame mortifero con l’oggetto sostanza, basta a sé stesso crogiolandosi in un godimento che non necessita della costruzione del fantasma p.).

E. Laurent, Trois remarques sur la toxicomanie, Quarto n.42 – Fantasme, Délire, Toxicomanie, Bruxelles, Décembre 1990

La première conséquence, donc, de la petite phrase de Lacan (crf « la drogue permet de rompre le mariage avec le petit pipi »), c’est la rupture avec les Noms–du- père obtenue hors la psychose. La deuxième conséquence qu’il faut en tyrer, est celle d’une rupture avec les particularités du fantasme. Rupture avec ceci que le fantasme suppose l’objet de la jouissance en tant qu’il inclut la castration. C’est par là que nous pouvons soutenir avec beaupoup de sûretè que le toxicomane n’est pas un pervers. Il n’est pas un pervers, parce que le pervers suppose l’usage du fantasme. (—) La rupture avec le « petit pipi » comme dit Lacan, a comme conséquence qu’on peut jouir sans le fantasme. P.70 (—) Troisième remarque : il me semble qu’on peut traiter la toxicomanie comme le surgissement dans notre monde d’une jouissance une. En cela, elle n’est pas sexuelle. P.71

P. Peterlini, Tempo, droga e desiderio. Note sulla tossicomania, Appunti, n.122, dicembre 2011

Dipendenza dall’alcol

S. Freud: Charcot, in Opere Complete vol. 1, Boringhieri, 1968

(Ci si convinse che determinati casi, attribuiti ad alcolismo erano invece di natura isterica. Si era ormai in grado di far risalire all’isteria un gran numero di affezioni fino ad allora incomprese e isolate, e di stabilire quanta parte di isteria vi fosse nei casi in cui la nevrosi si era unita, formando complessi quadri patologici, ad altre affezioni)

H. Freda B. Lecoeur, Certezza ed evidenza, Psicoanalisi e tossicomania, Bruno Mondadori, 2001

(Vale a dire che la fenomenologia dell’atto del bere, per esempio di bere del vino, non può essere riassunta né nel gesto né negli effetti del prodotto; essa si situa in un campo un po’ diverso, quello delle definizioni, vale a dire quello degli ordini puramente significanti. p. 10

Un’altra via possibile, forse, è quella di considerare il vino come La donna, colei che evoca, per riprendere i termini di Freud, “l’armonia più perfetta”. Di conseguenza, l’alcolismo può essere considerato come una soluzione in quanto, attraverso la via del “matrimonio felice” con un prodotto sempre presente e che non dice né sì né no, un soggetto sfugge agli obblighi della civiltà ritrovando la cosiddetta soddisfazione erotica. p. 11

Di fatto, l’essere umano fa appello all’Altro nella misura in cui si produce in lui una divisione, più o meno insopportabile, e con l’intenzione consapevole di colmare questa breccia, questa beanza. L’appello che il soggetto rivolge all’Altro include già il riconoscimento che l’Altro possiede un sapere che gli è estraneo, un sapere sulla divisione. Al contrario, quello che si presenta al mondo come intossicato, e ciò malgrado gli inconvenienti derivanti da questo stato, non esibisce una conoscenza superiore di questa divisione, ma piuttosto è testimone della prova dell’inefficacia di qualsiasi soluzione.

È a partire da questa posizione soggettiva che l’intossicato mira all’impotenza dell’Altro. p. 37)

E. Laurent, From Saying to Doing in the Clinic of Addiction and Alcoholism, Almanac of Psychoanalysis, 2, 2000.

(The drug incarnates a function connected either to desire or to delusion, according to the subject’s structure. p. 132)

J-A. Miller, In direzione dell’adolescenza, Intervento in chiusura ai lavori dell’Istituto del bambino, Parigi, 2015  /www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/in-direzione-delladolescenza.

(La nostra collega Deltombe ha studiato i nuovi sintomi articolati con il legame sociale e ha notato che possono convertirsi in fenomeni di massa o anche in epidemie: alcolismo – conosciamo l’alcolismo di gruppo – tossicomania, nella stessa serie aggiunge poi anoressia-bulimia, delinquenza, suicidi in serie di adolescenti, ecc. Questa socializzazione dei sintomi degli adolescenti mi sembra da considerare: l’adolescenza come momento in cui la socializzazione del soggetto può avvenire in modo sintomatico.)

R. Pozzetti, Le nuove forme dell’ebbrezza, Attualità Lacaniana, 1/2004, Franco Angeli

(L’industria del divertimento impone l’imperativo di distrarsi specifico di un’esistenza sempre condotta sulla corsia di sorpasso. È la situazione che incontriamo nelle cosiddette “stragi del sabato sera” tipiche di giovani che svolgono un’attività professionale o studiano brillantemente nel corso della settimana salvo investire nel week-end su di un’euforia idiota senza caratteristiche di critica sociale. p. 127)

Il cibo e le sue declinazioni

AA VV, L’anoressica e l’inconscio, La Psicoanalisi n. 50, Astrolabio, 2011, pp. 7-175.

K. Abraham, Ricerche sul primissimo stadio evolutivo pregenitale della libido, Opere, a cura di J. Cremerius, Boringhieri, Torino 1997, vol. I.

(Il comportamento di tali malati, che provano desiderio di cibo molto frequente e soffrono tormenti se la loro brama non è soddisfatta, ricorda d’altra parte in modo sorprendente quello dei morfinomani e di alcuni alcolisti. Riguardo a questi stati la psicoanalisi ha potuto provare che la sostanza tossica inebriante procura al malato un soddisfacimento sostitutivo di attività frustrate della sua libido. Il mangiare in modo eccessivo, proprio di alcuni nevrotici, che ha luogo sotto una coazione morbosa, deve essere valutato nello stesso identico modo. p. 272)

D. Cosenza, Il Muro dell’Anoressia, Astrolabio Ubaldini Edizioni, Roma, 2008

(Brusset salda la tematica del rifiuto anoressico alla dimensione del godimento tossicomanico, attraverso la tesi dell’anoressia come tossicomania endogena. Se per un lato la posizione anoressica di rifiuto delle soddisfazioni incarna un’attitudine contro – tossicomanica (…) dall’altra parte essa realizza, proprio in questa operazione di difesa della soddisfazione, un godimento particolare e ricercato incessantemente, di cui dati della biologia confermano l’effettività: L’aumento delle endorfine e l’effetto euforizzante che ciò produce in seguito alla pratica del digiuno p.69).

S. Freud, Il caso di Dora. Frammento di analisi di un caso di isteria, in Opere complete vol.1, Boringhieri, 1968

(Il rapporto tra il soggetto isterico e la fissazione orale è stata notata in psicoanalisi sin da Dora. Vale a dire che si è sempre articolata nel duplice aspetto che si riscontra nell’isteria: la cruciale non soddisfazione del soggetto. Ma, allo stesso tempo, c’è una fissazione a un circuito pulsionale fin dall’inizio)

S. Freud, Minuta G, in Opere complete vol. 1, Boringhieri, 1968

(Nella minuta G è espresso il concetto che alla base della malinconia stia la perdita di qualche cosa in modo analogo a quanto avviene per il lutto, è inoltre stabilito un rapporto tra la malinconia e l’anoressia)

P. Francesconi, Note sui moderni disagi dell’oralità, La Psicoanalisi n. 22, Roma, 1997

(E’ interessante, a mio parere, leggere l’anoressia e la bulimia anche come due false vie d’uscita al tormento femminile di cercare di simbolizzare la mancanza in modo alternativo alla legge della castrazione. Ma la soluzione non è, appunto, quella di riportare sulla madre tutto quello che, strutturalmente, non è simbolizzabile della pulsione, in una madre liberata dalla legge paterna.” p. 50 e 51)

L. Mambrini, L’anoressia-bulimia nei riferimenti lacaniani, La Psicoanalisi n. 22, Roma, 1997

(Quello che appare da subito in Lacan è un’oscillazione nell’approccio alla questione anoressica che sembra mantenersi negli anni, da una parte, come manovra separativa, che disarticola bisogno e desiderio, e dall’altra come modalità di abbandono alla morte. p. 33)

J. Lacan, Il complesso di svezzamento, I complessi familiari nella formazione dell’individuo, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino 2005

(Lo svezzamento, per via di una qualunque delle contingenze operative che esso comporta, è spesso un trauma psichico i cui effetti individuali, anoressie mentali, tossicomanie per vie orali rivelano le proprie cause alla psicoanalisi p.13

Cannibalismo, cannibalismo fusionale, ineffabile, nello stesso tempo attivo e passivo, che sopravviverà sempre nei giochi e nelle parole simbolici che nell’amore più evoluto richiamano il desiderio della larva – sono questi i termini in cui riconosceremo il rapporto con la realtà sul quale si basa l’imago materna p.16

La tendenza psichica verso la morte, nella forma datale dallo svezzamento, si rivela in alcuni tipi di suicidio assai particolari, che si caratterizzano come «non violenti» e manifestano la forma orale del complesso: lo sciopero della fame dell’anoressia mentale, l’avvelenamento lento in certe tossicomanie per via orale, p. 19)

Riferimenti generali

S. Freud, lettera a Fliess del 22.12.1897 Lettere a Wilhelm Fliess, Bollati Boringhieri, 2008

(La masturbazione è la forma di dipendenza primaria e le altre dipendenze, alcol, morfina, tabacco, semplicemente derivano da questa matrice originaria)

S. Freud, Contributi alla psicologia della vita amorosa in Opere complete vol. 6, Boringhieri, 1968

(Se si presta ascolto alle dichiarazioni dei nostri grandi alcolisti, per esempio Bocklin, sul loro rapporto con il vino, si ha l’impressione dell’armonia più perfetta, un’immagine esemplare di matrimonio felice. Perché il rapporto tra l’amante e il suo oggetto sessuale è così diverso? p. 430)

J. Lacan, Sovversione del soggetto e dialettica del desiderio nell’inconscio in Scritti, Einaudi Torino 1974, p.825.

J. Lacan, Del Discorso Psicoanalitico, Lacan In Italia 1953-1978, La Salamandra

J. Lacan, Il Seminario libro VI, lezione del ?, Einaudi, Torino 2016 (qui Lacan ricorda i tentativi di classificare l’oggetto tossico nelle fasi di sviluppo)

J. Lacan, Il Seminario Libro VIII, Il Transfert, lezione del 28 giugno 1961, Einaudi, Torino 2008

J. Lacan, Il Seminario Libro X, Angoscia, lezione del 14 novembre 1962 e del 13 marzo 1963, Einaudi, Torino 2007

J. Lacan, Il Seminario Libro XVI, Da un Altro all’altro (1968-1969), Einaudi, Torino 2019

(Ho detto che a è ciò che condiziona la distinzione tra l’Io in quanto sostiene il campo dell’Altro e può totalizzarsi come campo del sapere e l’Io del godimento. Ciò che è importante sapere è precisamente che, totalizzandosi, l’Io del sapere non perverrà mai alla propria sufficienza, quella che si articola nel tema hegeliano del Selbstbewusstsein. Infatti, proprio commisuratamente alla sua perfezione, resta totalmente escluso l’Io del godimento. Ciò che è alla lavagna ne è l’immagine, l’illustrazione, nulla di più. Se tutto questo ha importanza per noi è perché ci conferma in particolare che nessuna addizione dell’uno all’altro può totalizzare sottoforma di una cifra qualsiasi, di un 2 addizionato, quell’Io diviso finalmente ricongiunto a se stesso. p.130)

J.-A. Miller, Biologia Lacaniana ed eventi di corpo, in La Psicoanalisi n.28, Astrolabio, Roma, 2000

J.-A. Miller, Una fantasia, La Psicoanalisi, n. 38, Astrolabio, Roma, 2005,

(I sintomi sono sintomi-godimento, per così dire, esprimono che il godimento non è al posto in cui si pensava dovesse essere, vale a dire nel rapporto sessuale. Di cui Freud dà la scimmiottatura sotto specie della monogamia. Non è mai il buon godimento, quello che dovrebbe essere.) p. 33J.-A. Miller, Introduzione alla clinica lacaniana, Astrolabio-Ubaldini, Roma 2012, p. 151.

J.-A. Miller, Cose di finezza in psicoanalisi, in La Psicoanalisi n.58, Astrolabio, Roma, 2015

(Quello che era per lui il punto di riferimento e l’indicatore e che lo è rimasto anche per Lacan, è la perversione. All’inizio del paragrafo “Teoria generale delle nevrosi” c’è la perversione in cui viene messa in evidenza, potremmo dire una condensazione del godimento, una abiezione alla quale non ci si può impedire di consegnarsi e che oggi si chiama dipendenza. Ed è la perversione che dà il modello dell’oggetto piccolo a. In Lacan la perversione è servita anche da modello per dire che nella nevrosi è la stessa cosa, ma che è offuscato, non ci si accorge di questo perché è camuffato dai labirinti del desiderio che è di fatto una difesa contro il godimento, dunque che nelle nevrosi, bisogna passare per l’interpretazione.

In ogni caso, se si segue il modello della perversione non si passa per il fantasma. La perversione, al contrario, mette in evidenza il posto di un dispositivo, di un funzionamento. p.185)