Giornata Clinica Nazionale

Sabato 10 novembre 2018
Hotel Ambasciatori – Viale A. Vespucci, 22 – Rimini

Presentazione

La psicoanalisi nasce, alla fine dell’Ottocento, a partire dalla sofferenza nel corpo portata dai soggetti isterici, sofferenza che rappresentava un enigma per la medicina dell’epoca.
Che farsene del proprio corpo in quanto sessuato, dal momento che i “discorsi stabiliti”[1]non sono sufficienti a rispondere a questa questione: ecco quello che i soggetti isterici, donne per lo più, mettono in rilievo in un’epoca in cui il discorso dominante prescriveva loro un indirizzo ben preciso. Sposarsi, essere fedeli al proprio marito, avere dei figli… le donne isteriche che mettono a soqquadro l’ambiente medico dell’epoca fanno obiezione in atto a tutto questo; prova ne è il fatto che il potere medico non ne riconosce lo statuto di sofferenza, tacciandole di simulazione, e gettando, come dice Freud, un “discredito che si estendeva tanto ai malati, quanto ai medici che se ne occupavano”.[2]
C’è voluta la posizione particolare di Freud, che rinuncia al potere medico che vuole avere la meglio sul sintomo nel corpo dell’isterico, in favore di un sapere che non è già lì, per mettersi all’ascolto di questi soggetti. Freud scopre così che il sintomo nel corpo è fatto di stoffa di linguaggio; scopre che va decifrato perché dischiuda il suo senso inconscio. E al contempo scopre che racchiude un di più, un soddisfacimento pulsionale che lo àncora, che rende arduo il lavoro di decifrazione e che allontana l’ideale di un completo riassorbimento del sintomo nel linguaggio.
Introducendo la triade Immaginario, Simbolico e Reale, Lacan ci ha permesso di leggere i fenomeni del corpo che incontriamo nella clinica consentendoci di ordinarli a partire da questa bussola. Come nello svolgersi della sua elaborazione, così nel corso di una cura analitica i tre registri in cui il corpo si declina vengono in rilievo, passando da una preminenza immaginaria e simbolica alla dimensione del corpo reale, pur essendo queste tre dimensioni articolate e presenti fin da subito, cosa di cui l’analista deve essere avvertito.
Nella sua elaborazione, Lacan ci spinge sempre più verso una dimensione del corpo che, al di là delle identificazioni immaginarie, al di là della cifratura simbolica, porta in primo piano il godimento, il corpo come ciò che fondamentalmente “si gode”.[3]
Oggi, quando i “discorsi stabiliti” sono sempre più labili, vediamo quanto sia prezioso per la nostra clinica l’apporto di Lacan e in modo particolare, del suo ultimo insegnamento.
In un’epoca in cui la realtà cosiddetta virtuale sembra rendere superfluo l’incontro dei corpi, incluso nelle relazioni di cura; in cui la scienza offre possibilità sempre più ampie e impensate di intervento diretto per modificare l’organismo e le sue funzioni; in cui il mercato offre quotidianamente e a domicilio oggetti sempre nuovi per godere del e nel corpo, ci interroghiamo su quale sia il posto del corpo nella pratica della psicoanalisi orientata da Freud e Lacan. La nostra contemporaneità mette infatti in rilievo come, non solo nelle psicosi, i soggetti siano confrontati alla necessità di trovare un uso al proprio corpo e ai suoi organi e come ciascun soggetto debba fare il proprio bricolage per annodare insieme corpo, linguaggio e godimento attraverso un sinthomo. A volte ciò si produce con l’ausilio e l’accompagnamento di un analista.
La Giornata Clinica Nazionale è dunque dedicata a discutere, a partire dall’esperienza di quattro casi clinici e della loro conduzione, sul posto che ha il corpo nella cura psicoanalitica, sulla declinazione del corpo nei registri immaginario, simbolico e reale e sul modo di trattamento che un analista ha messo in atto per favorire un annodamento a misura del parlessere particolare che incontra.

Paola Bolgiani

[1] J. Lacan, Lo stordito(1972), in Altri Scritti, Einaudi, Torino, 2013, p. 472.
[2] S. Freud, Charcot, Opere, Bollati Boringhieri, Torino, vol. 2, p. 112
[3] Cfr. J.-A. Miller, L’inconscio e il corpo parlante, in Scilicet. Il corpo parlante. La psicoanalisi nel XXI secolo, Alpes, Roma, 2016.

Perché una Giornata Clinica Nazionale?

Perché discutere di casi clinici?
Perché, a fianco del controllo, che resta lo strumento fondamentale per mettere alla prova e verificare la posizione di chi conduce una cura, la messa in discussione pubblica del caso è lo strumento che abbiamo per mettere alla prova il nostro atto in quanto analisti.
Perché solo nella discussione con altri possiamo imparare e rettificare la nostra posizione.
Perché la clinica ci pone ogni volta questioni inedite su cui, insieme, possiamo avanzare a far avanzare la psicoanalisi.
Perché la psicoanalisi è una prassi che esiste solo nella misura in cui è viva nella pratica quotidiana, in una logica dell’après coup che è quella che guida l’etica della psicoanalisi.
Perché…

Paola Bolgiani

Programma

Prima sessione
h 10.00 – 13.00

Presenta il caso
Alide Tassinari

Discutono
Laura Freni
Nicola Purgato

Presenta il caso
Monica Buemi

Discutono
Fabio Galimberti
Luisella Mambrini

Presiede
Alfredo Zenoni

Seconda sessione 
h 14.00 – 17.00

Presenta il caso
Marcello Morale

Discutono
Loretta Biondi
Maria Laura Tkach

Presenta il caso
Francesca Duro

Discutono
Antonella Del Monaco
Massimo Termini

Presiede
Alfredo Zenoni

Citazioni e riflessioni

“Non appena pensiamo allo spazio, dobbiamo in un certo qual modo neutralizzare il corpo localizzandolo. (…) Un corpo nello spazio è quanto meno qualcosa che si presenta come impenetrabile”.

Jacques Lacan, Il Seminario, libro X, “L’angoscia” 1962-1963, Torino, Einaudi, 2007, p.274.

“Ovviamente, non ha la pur minima idea di quello che capita in questo corpo. In che modo un corpo sopravvive? Non so se la cosa vi colpisce minimamente: se vi fate un graffio, beh, tutto si aggiusta. È, né più, né meno, tanto sorprendente quanto il fatto che la lucertola che perde la coda, se la rigeneri. È esattamente dello stesso ordine”.

J. Lacan, Conferenza sul sintomo (1975), in La psicoanalisi, n. 2, Astrolabio, Roma 1987, p. 14.

L’inconscio non è una caratteristica negativa. Nel mio corpo c’è una quantità di cose di cui non sono cosciente, eppure queste cose non fanno affatto parte dell’inconscio freudiano. Se di tanto in quanto il corpo vi è implicato, non per questo il funzionamento inconscio del corpo è in causa nell’inconscio freudiano.

J. Lacan, Posto, origine e fine del mio insegnamento (1967), in Il mio insegnamento e io parlo ai muri, Astrolabio, Roma 2014, p. 19

Il corpo che parla è annodato solo dal reale di cui “si gode”. Ma il corpo va inteso al naturale come slegato da quel reale che, per esistervi a titolo di ciò che fa il suo godimento, gli rimane nondimeno opaco. È l’abisso che si nota meno, poiché lalingua incivilisce, oserei dire, questo godimento, lo porta al suo effetto sviluppato, quello attraverso cui il corpo gode di oggetti.

J. Lacan, La terza, La Psicoanalisi, 12, 1992, p. 23.

Le funzioni dell’organismo umano sono sempre state oggetto di una messa alla prova secondo il contesto sociale. Ma per il fatto di essere prese in funzione servile nelle organizzazione altamente differenziate che non sarebbero nate senza la scienza – esse si mostrano al medico nel laboratorio in qualche modo già costituito, ossia già dotato di crediti senza limiti, di cui si servirà per ridurre queste funzioni a dei montaggi equivalenti a quelli di altre organizzazioni, cioè che hanno uno statuto di sussistenza scientifica.

Jacques Lacan, Psicoanalisi e Medicina, in La psicoanalisi, n. 32, Astrolabio, Roma 2002, p. 11.

“Ho aspettato ad avere 18 anni e lo stesso giorno del compleanno mi sono fatto il primo tatuaggio”. Marco ha oggi ventiquattro anni e diciassette tatuaggi che coprono parte delle sue gambe, braccia e quasi tutta la schiena.

Patrizia ha una predilezione per le lettere; sceglie lettere di linguaggi che non parla. La sua schiena e le braccia sono piene di caratteri cirillici, giapponesi, rune scandinave, perfino ideogrammi antichi che ha raccolto da un libro dell’antico Egitto.

Moira ha scelto una strana simmetria. Vuole che tutte le parti del suo corpo che sono biologicamente raddoppiate (mani, dita, piedi, braccia, orecchie, seni, ecc.) abbiano lo stesso tatuaggio creando una quasi perfetta simmetria naturale.

Nei nostri giorni c’è una grande diffusione del tatuaggio tra i giovani.

Un corpo dice Lacan nel Seminario XX “è qualcosa che si gode”; “ si gode corporizzandolo in modo significante” (1).

In altre parole, Lacan distingue che non è necessario un soggetto per questo godimento. C’è una sostanza godente.

Il significante non è solo perdita di godimento, ma dal Seminario XX, il significante è causa di godimento.

Orientarci con l’insegnamento di Lacan ci obbliga a mantenere nella nostra clinica, la necessaria prudenza che ci guidi nella verifica della struttura, ma non solo, si tratta di poter cogliere la singolarità del rapporto di ognuno con il suo godimento.

In queste tre piccole vignette, il tatuaggio sembra essere un denominatore comune.

La clinica lacaniana non è alla ricerca di somiglianze o degli standard o di un format da dove includere chi arriva alla consultazione. Invece è sempre attenta ai preziosi dettagli, alle discontinuità, alle asimmetrie di ognuno che chiede aiuto.

Come precisa Jacques-Alain Miller:  (…) “non c’è nessun dogma lacaniano, nessuna tesi che potrebbe dare luogo a un abecedario, breviario, compendio dogmatico. Soltanto c’è una conversazione continua con i testi fondanti dell’evento Freud, unmidrashperpetuo che incessantemente confronta l’esperienza alla trama significante che la struttura.”(2)

Isabel Capelli

1)    J. Lacan, Il Seminario, Libro XX, Ancora, Einaudi, Torino, 2011, p. 22.
2)    J.A. Miller-F. Ansermet, “Entretiens à propos de l’etablisement du Seminaire de Lacan, Le Bloc-notes de la psychanalyse, 4, 1984.

I tesori nascosti di Rimini

Video a cura di Rai News

A Rimini di recente dal sottosuolo sono riaffiorati i mosaici della casa di un facoltoso chirurgo, che si aggiungono allo straordinario patrimonio nato presso la corte rinascimentale di Sigismondo Pandolfo Malatesta, che nel Quattrocento invitò i maggiori artisti del tempo – come Piero della Francesca e Leon Battista Alberti- a trasformare la città. Lo storico dell’arte Costantino D’Orazio ci svela i suoi tesori, oltre il celebre litorale.