“Ciò che Marx denuncia nel plus-valore è la spoliazione del godimento. E tuttavia il plusvalore è come la commemorazione del più-di-godere, l’equivalente del più- di-godere. La società dei consumi ha senso in quanto, all’’elemento cosiddetto umano tra virgolette, viene dato come equivalente omogeneo un qualsiasi più-di-godere prodotto dalla nostra industria – un più-di-godere, in realtà, fasullo. In tal modo si può anche far presa. Si può far finta che vi sia più di godere, cosa che cattura ancora un sacco di gente”.

J. Lacan, Il Seminario, Libro XVII, Il rovescio della psicoanalisi (1969-70), Einaudi, 2001, p.96

Dall’analisi dei risultati dell’ultima indagine, presentati a maggio 2017 al ministero della Salute, dall’osservatorio OKKIO alla Salute, emerge che il 21,3% dei bambini è in sovrappeso mentre il 9,3% risulta obeso.  Il bambino che contesta l’Altro con un “voglio mangiare solo ciò che mi piace e ne voglio tanto” in questa sorta di addiction la cui sostanza è rappresentata dal cibo, si situa bene nel paradigma della Civiltà contemporanea, nella quale assistiamo, già nel bambino, a un declino del desiderio a vantaggio del godimento. L’oggetto orale, risultato dell’operazione del linguaggio sul corpo, che opera come causa del desiderio, è sostituito da una pletora di gadgets, che se da una parte offrono il miraggio di una soluzione illusoria per la “mancanza a essere”, producono altresì un vuoto, data la loro natura di oggetto-fasullo, un oggetto che non fa segno, alimentando così una sorta di metonimia del consumo destinata ad essere perennemente insoddisfatta e alimentare incessantemente l’iperfagia.

“L’oggetto a è il vero supporto di tutto quello che abbiamo visto funzionare e che funziona in modo sempre più puro per specificare ciascuno nel suo desiderio”[1]. Perché ciò possa avvenire è necessario che l’oggetto a passi dal lato dell’Altro, sia incorporato nel fantasma. È la manovra del nevrotico che in questo modo potrà fantasticare sull’oggetto a “fantasticare la perversione”[2]. Nella dipendenza il soggetto mira invece a raggiungere il godimento senza passare attraverso l’Altro, aldilà della domanda e del desiderio. Si tratta della logica consumistica del discorso del capitalista, una logica che induce Lacan a dire che il discorso del capitalista, pur essendo il discorso più astuto che si sia mai tenuto, sia destinato a scoppiare, perché insostenibile” [3].

Gabriele Grisolia

[1] J. Lacan, Conferenza di Milano, 1972
[2] J.-A. Miller, L’angoscia. Introduzione al Seminario X di Jacques Lacan, Macerata, Quodlibet Studio, 2006, pg.77
[3] J. Lacan, Conferenza di Milano, 1972