Matteo de Lorenzo, partecipante SLP, Roma, 4 ottobre 2022

In ciascuna/o esiste un godimento unico che resiste all’essere nominato. C’è un motivo strutturale: il luogo in cui si trova il linguaggio, il grande Altro, è un contenitore bucato, un insieme incompleto (vedi Sovversione del soggetto, 1960). Lacan arriva a definirlo “inconsistente” (vedi Seminario XVI, 1969): cioè nell’Altro manca un significante, proprio quello che potrebbe dir-mi. Lì dove posso trovare una consistenza mia propria è in quello che Lacan ha chiamato oggetto a, che dà, per me, forma al godimento. Il godimento come tale invece è informe.

L’intoppo è qui: non ci sono significanti per dire dell’informe se non attraverso il punto che per me è fissato (dal trauma ci dice Freud) e che si ripete.

Per ognuna/o c’è un UNO a monte che fa sì che vi sia la serie a valle.

È dall’analisi della serie che possiamo reperire il resto dell’operazione, lo stampo che ha dato forma alla soddisfazione della ripetizione, il + della ripetizione, che di per sé è senza forma. Cioè la ripetizione può prendere forma (e cambiare forma) e può parlare nelle formazioni dell’inconscio in un’analisi ma ciò che la genera – diciamo UNO – resta fermo e tace. Qui è il reale. Ora, nella babele delle differenti ripetizioni di ciascuna/o, se ne può facilmente incrociare qualcuna che sembra simile alla mia o che ben vi si articola: lì l’amore/odio – e tutte le altre forme di legame sociale – si producono ma in realtà ogni UNO resta UNO. Non si riesce a fare DUE, né a fare a metà… Il godimento si rivela impossibile da condividere, Lacan dice: «non c’è “rapporto” sessuale».

È questo il punto che viene preso di mira quando si insulta (al rovescio di quando si ama – relazione del resto reversibile poiché si può insultare e odiare l’amata/o, vedi a esempio il celebre poeta latino Catullo, maestro di parola d’amore e d’insulto), con l’insulto si prende di mira il godimento impossibile a “fare DUE” e impossibile da dire.