Alfonso Leo

Ognuno di noi ha sperimentato almeno un attacco di cefalea nella propria vita.

Si è parlato di un vantaggio dell’emicrania nell’evoluzione del paziente[1], come se l’emicrania potesse rappresentare un comportamento in grado di permettere un “healing process” vantaggioso dal punto di vista evolutivo, una sorta di lettura darwiniana, come se l’attacco di emicrania intervenisse a ripristinare un’omeostasi disturbata dagli “squilibri della vita”.

Freud soffrì di emicrania per tutta la sua vita e di dolore e di un possibile approccio psicoanalitico ne parla in tutta la sua opera.

Nella “recensione a «L’Emicrania» di P. J. Mœbius”[2] illustra tre problemi fondamentali: gli equivalenti emicranici, la genetica e le “cause nasali” dell’emicrania.
Freud parlava di tre tipi di equivalenti emicranici cioè sintomi differenti dall’emicrania ma che possono essere a essa assimilati per l’esordio, la periodicità e che possono essere sostituiti, successivamente, dall’emicrania stessa.

Secondo e ultimo scritto di Freud sull’emicrania è la Minuta I: “Emicrania: punti assodati” [3].

Al primo punto parla di “una questione di sommazione. Intervallo di ore o giorni tra la causa scatenante e la comparsa dei sintomi. Si ha come la sensazione che un ostacolo venga scavalcato e poi continui il processo.”

Per Freud l’emicrania deriva da un’eziologia complessa in cui entrano in gioco il sesso, l’età, la coincidenza col periodo mestruale e la scomparsa in corso di gravidanza: “Si sarebbe quindi tentati di dire che l’emicrania è una reazione tossica prodotta dalla sostanza sessuale stimolante quando questa non trova una scarica sufficiente, e forse si dovrebbe aggiungere che vi è un certo canale, ancora da determinare topicamente, che si trova in condizioni di speciale recettività”.

Freud è di una straordinaria modernità, elabora una teoria in cui “la modificazione nevralgica può essere solo centrale, dobbiamo supporre che il centro topico per l’emicrania sia un nucleo trigeminale le cui fibre innervano la dura madre” anticipando così quella che è l’ipotesi più accreditata sull’emicrania: la teoria trigemino-vascolare di Moskowitz [4].

Freud dice che “nel dolore corporeo si produce un investimento elevato che possiamo chiamare narcisistico, delle zone dolenti del corpo; tale investimento aumenta costantemente e agisce sull’Io in un modo per così dire svuotante” concetto chiarito successivamente [9] “Probabilmente il dispiacere specifico che deriva dal dolore fisico dipende dal fatto che la barriera protettiva è stata spezzata in una sua area ben delimitata. Da questa parte della periferia si dirige verso l’apparato psichico centrale una corrente ininterrotta di eccitamenti (…) Viene allestito un consistente «controinvestimento», a beneficio del quale si impoveriscono tutti gli altri sistemi psichici, talché si verifica un’estesa paralisi o riduzione delle altre funzioni psichiche”, il dolore fisico mette a tacere il dolore psichico.

Si può godere della propria emicrania “il sinthomo si pensa, si articola non a partire dalla verità, ma a partire dal godimento, come un modo-di-godere”.

Il godimento è un punto centrale in psicoanalisi, ma “se la vita è condizione del godimento allora è una condizione necessaria ma non sufficiente” non si gode soltanto perché si è vivi.

Miller parla de “La ripetizione, fattore di inadattabilità. Consiste – in primo luogo, a imputare la compulsione alla ripetizione, afferrata ciclicamente, al corpo vivente, all’organismo vivente come tale, vale a dire alla sostanza vivente- in secondo luogo, a concepire questa ripetizione come la tendenza a ristabilire uno stato anteriore – in terzo luogo, consiste nell’identificare questo stato anteriore con la morte concepita come non vita, vale a dire come morte biologica nella misura in cui il non vivente era lì prima del vivente (…) Da un lato, Lacan ammette la ripetizione come fenomeno clinico, ma dall’altro lato egli dà un altro senso alla connessione tra la ripetizione e la morte. Laddove Freud, nella sua estrema speculazione, ci tiene a vedere un fenomeno vitale originario nella ripetizione, Lacan non ne fa un fenomeno vitale – la ripetizione lacaniana non concerne il comportamento dell’organismo vivente – bensì un fenomeno anti-vitale, nella misura in cui di fronte alla speculazione freudiana, la ripetizione nella specie umana si oppone all’adattamento” come nell’emicranico la ripetizione del sintomo cefalalgico si oppone alle mutate condizioni di vita, “la ripetizione è fondamentalmente, per la specie umana, un fattore di non-adattamento, perché la ripetizione, quale emerge dalla clinica, appare condizionante di un comportamento non adattato nei confronti delle esigenze della vita, del benessere del corpo… Lacan dimostra che, in confronto all’adattamento la ripetizione appartiene a un registro che non è per niente biologico, ma che rimane pensabile solo nell’ordine del linguaggio”[5].

Freud ha affermato che si parla di sintomo quando c’è una durata, quando si trasforma da inibizione, che è non leggibile in quanto semplice limitazione di funzione, in sintomo ripetitivo e perciò leggibile.

Bisogna imparare a leggere un sintomo, non di per dare un senso al sintomo stesso in quanto “il senso richiama il senso” come accade nelle psicoterapie dove il paziente deve ascoltare lo psicoterapeuta, nella psicoanalisi si passa “dall’ascolto del senso alla lettura del fuori-senso”.

Ci si apre alla psicoanalisi applicata, non una semplice tecnica terapeutica, ma l’operatore principale è ancora il desiderio dell’analista, è ancora psicoanalisi. “Il desiderio dell’analista rinuncia ad utilizzare il potere della suggestione e si situa in opposizione alla credenza religiosa del transfert e del soggetto supposto sapere. È contrario anche alla collocazione dell’analista nel luogo del padrone”.

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[1]Loder E (2002), What is the evolutionary advantage of migraine?, Cephalalgia 22:624–32.
[2]Freud S., Recensione a «L’Emicrania» di P. J. Mœbius, Vienna 1894, Oper,e Bollati Boringhieri, Complementi 1885-1938: 102-103.
[3] Freud S,. Minuta I. Emicrania: punti assodati (1895), Opere, Bollati Boringhieri, Complementi 1885-1938.
[4] Moskowitz, Pathophysiology of Headache—Past and Present, Volume 47, Issue s1 April 2007, Pages S58–S63.
[5] Miller J.-A., Biologia Lacaniana ed eventi di corpo, La Psicoanalisi, 2000, 28: 14-100.