Carla Antonucci

C’è un argomento che in questi giorni interessa molto da vicino il Bel Paese, le vicissitudini del sindaco di Riace, un uomo che già da molti anni è finito sulle testate giornalistiche benché non si tratti né di un politico all’italiana vero e proprio né di una celebrità. Per quello che mi concerne quest’uomo è un esempio di discorso che resiste e che combatte i discorsi che uccidono ai quali Gil Caroz fa riferimento.
Quest’uomo è stato arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, si è rifiutato apertamente di accettare quella legge che obbliga alla non assistenza delle persone in pericolo, è andato contro coloro che non fanno altro che applicare la legge si è spinto ad assumere posizioni clamorose come la volta in cui si è reso disponibile ad accogliere minori non accompagnati e donne incinte presenti sulla nave Acquarius che tutti conosciamo.
Mi colpisce di questo uomo il suo “essere lacaniano”, definisce il suo lavoro come il risultato di incontri più o meno fortunati. La sua storia comincia nel lontano 1998 quando ancora non c’era tutta questa attenzione sulla questione dell’immigrazione, quando ancora non era sindaco ma un semplice insegnante. “Un sintomo” affligge il suo paese; Riace sta andando inesorabilmente incontro alla morte, si è spopolato, non rimangono che case abbandonate dagli emigranti che hanno cercato la loro fortuna altrove scappando da un paese che non poteva dargli opportunità. Vi sono solo vecchi e pochi disperati che rimangono a vedere la nave affondare.
Succede che un giorno il caso porta, sulle piccole coste del paese, a naufragare un veliero di profughi. Arrivano i migranti. Lucano in questo sbarco ha visto un’opportunità, non paura del diverso, ha offerto loro gli appartamenti abbandonati degli emigrati insieme alla formazione per il lavoro. Da un incontro casuale con un evento, il sindaco di Riace ha trasformato il sintomo del suo paese in un opportunità diventando un modello studiato in tutto il mondo e adottato come esempio nell’ambito della crisi dei rifugiati in Europa.
In questo momento Riace è nuovamente un paese in ginocchio, la legge dello stato scaccia i migranti, esilia il suo sindaco con il risultato che la comunità rischia di scomparire diventando questa volta un esempio del frutto dei discorsi che uccidono.
Mi colpisce la semplicità di quest’uomo, traspare un desiderio intenso, un entusiasmo poco presente nei giorni nostri in politica, questi basa le sue azioni sul senso di umanità. Le sue parole sono comprensibili a tutti, in una intervista televisiva dirà: “ Quando si vede qualcuno che muore è impossibile rimanere indifferenti, non si può rimanere fermi perché lo dice la legge.” Questa è quella che Lucano chiama la legge della normalità e che potrebbe essere confrontata con quelle che Lacan commenta nel seminario VII, “le leggi non scritte della Δίκη” (1) nche Antigone difende contravvenendo alle leggi di Creonte quale rappresentante della legge sovrana, della legge ad ogni costo, una legge che deborda e che passa il limite fino alla tragedia.

(1) Lacan, J., Il Seminario, Libro VII, L’etica della psicoanalisi, Einaudi, Torino, 2008, pag. 302.