Questa frase, che appare in epigrafe nel numero 88 de La cause du désir, del 2014, L’expèrience des addicts, è un indirizzo sul tema del convegno di Padova sulle Addictions, le dipendenze nel XXI secolo. La ricca bibliografia indicata sul sito si apre a partire da una citazione di Jacques-Alain Miller:

“Si può vivere oltrepassando la categoria di dipendenza? Sembra di no, se facciamo riferimento all’ultimo insegnamento di Lacan, in base al quale la stessa […] radice del sintomo è l’addiction, la dipendenza”

J.A. Miller e A. Di Ciaccia, L’Uno-tutto-solo, Astrolabio 2018 p. 120

È una sintesi illuminante che metto in tensione con il primissimo Freud:

“La masturbazione è la forma di dipendenza primaria e le altre dipendenze, alcol, morfina, tabacco, semplicemente derivano da questa matrice originaria.”

Freud, lettera a Fliess del 22.12.1897, in Lettere a Wilhelm Fliess, Bollati Boringhieri, 2008. 

La radice del sintomo è un godimento autistico, un godimento che isola il soggetto e taglia fuori l’altro. In questa chiave le nuove dipendenze non costituiscono dei nuovi sintomi ma l’espressione contemporanea delle trasformazioni sociali: indebolimento del sostegno identificatorio del simbolico e ascesa dell’oggetto di godimento: I > a, è il matema che proponeva negli anni novanta Jacques-Alain Miller. Il soggetto si trova assoggettato all’oggetto, che può prendere la forma di una pluralità di oggetti, spesso immateriali, e il compito dell’analista è di far emergere qualcosa del soggetto nel suo discorso.

Ma è possibile quindi parlare di dipendenze in generale e qual è l’oggetto in gioco? Molto pertinente appare al riguardo la distinzione nella Bibliografia, operata proprio a partire dall’oggetto, tra dipendenze senza oggetto, dipendenze con oggetto e melanconia.

Sergio Sabbatini