L’esperienza della passe è al cuore della vita della Scuola, per come Jacques Lacan l’ha proposta come il luogo in cui l’analista ha da tenersi al lavoro rispetto alla sua pratica e alla trasmissione della psicoanalisi.
Già Freud affermava che la formazione analitica si produce nella propria analisi; Lacan per parte sua ha posto la questione del termine dell’analisi e della formazione dell’analista come centrale in tutta la sua elaborazione.
Il dispositivo della passe, che ha la finalità di mettere alla prova e verificare che un’analisi sia giunta al termine e che abbia prodotto del desiderio dell’analista, è l’invenzione appropriata che risponde del suo noto enunciato del 1967: “Lo psicoanalista si autorizza soltanto da sé”. Rifiutava con questo ogni soluzione burocratica che avrebbe implicato un’anticipazione indebita relativamente al sapere che cosa sia un analista, mediante un curriculum analitico, delle qualità specifiche, o altro di definito a priori. Rifiutava l’idea dell’analisi didattica come pratica riservata a candidati selezionati in anticipo. Affermava la logica delle conseguenze che guida ogni atto analitico: un’analisi si sarà rivelata tale solo a posteriori se si sarà potuto constatare e trasmettere l’effettività del suo svolgersi e della sua conclusione.
La passe, proprio per la radicalità che mette al cuore dell’esperienza, ha incontrato molte resistenze e ha prodotto scissioni nella Scuola di Lacan. Essa chiama in causa il collettivo Scuola, le sue istanze e una fiducia nel legame che si fonda sulla causa comune e non sulle similarità immaginarie.
Il tempo di una Scuola si misura anche dal rapporto dei suoi membri col dispositivo della passe, che comporta diversi snodi: dei passeur, proposti da analisti AME; un segretariato della passe, che ascolta a valuta per primo le domande per l’accesso alla procedura; un cartello della passe, che decide delle nomine; degli AE, che sono impegnati per tre anni a svolgere un insegnamento che produca trasmissione nell’ambito della Scuola Una. Se dunque la passe chiama in causa il rapporto di ciascun membro alla Scuola, essa ha a sua volta una ricaduta su ciascuno, nella forma di quel che ognuno può trarre dalla testimonianza e dagli insegnamenti degli AE.
L’istituzione della procedura della passe in una Scuola non è dunque una faccenda né formale né burocratica, e per la SLP è oggi una grande opportunità il fatto che, da quasi due anni, sia attivo un cartello della passe italiano stabile, composto da membri SLP e ECF.
La Conversazione “Questioni di Scuola – La fine dell’analisi e l’esperienza della passe nella Scuola”, che si svolgerà a Roma domenica 25 febbraio 2018, sarà il momento in cui, per la prima volta, la SLP potrà fare il punto e ascoltare ciò che l’esperienza del cartello della passe, ma anche più in generale il dispositivo nel suo complesso, può apportare in termini di insegnamento, nello specifico della nostra realtà italiana, non senza l’articolazione con la Scuola Una.
Sarà un’occasione da non perdere sul piano singolare, poiché ciascuno potrà entrare nella conversazione e potrà trarre elementi preziosi per il proprio tempo di formazione, ma anche sul piano del collettivo Scuola, che nella passe trova uno dei suoi fondamenti: quel fondamento paradossale che fa sì che una Scuola di psicoanalisi sia un insieme di “sparsi scompagnati”, che fa obiezione al “tutti”, e che può solo costituirsi ogni volta intorno a quell’oggetto che causa il desiderio, ovvero a ciò che manca.
Paola Bolgiani
Presidente SLP
Si ricorda che la Conversazione è riservata a Membri e Partecipanti SLP
Allievi ed ex allievi degli Istituti di Specializzazione del Campo freudiano possono partecipare inviando richiesta a: presidenza@slp-cf.it
Seguiranno istruzioni per l’iscrizione