Considerazioni sull’io

n. 11 – gennaio-giugno 1992

JACQUES LACAN – Considerazione sull’io
JUDITH MILLER – Lacan, oggi
ROSA ELENA MANZETTI – Abitare l’immagine
ALFREDO ZENONI – Psicoanalisi versus evoluzionismo
ANTONIO DI CIACCIA – L’io tra soggetto e oggetto
JEAN DE MUNCK – Paradigma ermeneutico e paradigma sintattico
MARIO BAUDINO – Lacan e la poesia
SERGIO GIVONE – “Mantenersi nell’aperto”
JACQUES-ALAIN MILLER – Dalla natura dei sembianti
SERGE COTTET – Lacan e l’avvenire di Freud
ERIC LAURENT – Due sbocchi ai due silenzi dell’inconscio freudiano

E articoli di: DANIÈLE SILVESTRE, PAOLA ANTONIOTTI, GIAN PAOLO CAPRETTINI, JOAN SALINAS-ROSÉS, ENRICO PASCAL, ANTONELLA RAMASSOTTO, GABRIELE LODARI, GUY TROBAS, COLETTE SOLER, VIRGINIO BAIO, MIQUEL BASSOLS, LUIS SOLANO, ALFREDO ZENONI, PIERRE-GILLES GUEGUEN, CHIARA MANGIAROTTI

Estratto dalla Nota editoriale

“Considerazione sull’io” è il testo di una conferenza di Lacan letta in inglese alla British Psycho- Analytical Society il 2 maggio 1951. Esso riprende con alcune varianti la terza parte del “Discorso sulla causalità psichica”, del 1946, pubblicato nel 1966 negli Scritti.

Il tema dell’io è centrale in Lacan.

Come l’io si costituisce? Lacan forgia lo stadio dello specchio per rendere conto del rapporto tra il bambino e la sua immagine, che, pur essendo la sua, è anche quella di un altro.

Di che è costituito questo io? 
Lungi dal fare dell’io l’elemento unificante e unificato, Lacan rivela che l’io non è che un’accozzaglia di identificazioni immaginarie. E nel termine di imago Lacan sintetizza le sue due componenti essenziali: un’immagine sensibile e un insieme ai tratti organizzati.

Ma la sola imago non rende ragione né della costituzione dell’io né di ciò che lo costituisce. Solo attraverso la disgiunzione del simbolico e dell’immaginario è possibile a Lacan stabilire una disgiunzione correlativa tra la funzione simbolica dell’io e la funzione immaginaria dell’io.
Questa disgiunzione è centrale nel Seminario II dal titolo L’io nella teoria di Freud e nella tecnica della psicoanalisi, recentemente pubblicato in traduzione italiana da Einaudi.

Ma in che consiste questo simbolico?
Il simbolico non è il simbolo, che rinvia all’immagine come accade nell’archetipo junghiano. Il simbolico è costituito da due versanti: quello della parola e quello del linguaggio. Questi due versanti sono presenti nell’insegnamento di Lacan, scandendone la temporalità.

In un primo tempo Lacan privilegia il simbolico della parola.
È la parola piena che il soggetto cerca in analisi, è la parola che lo pacifica ed è tramite la parola che vuol essere riconosciuto come desiderante.

In un secondo tempo Lacan privilegia il simbolico del linguaggio. 
Si tratta dell’ordine simbolico, che è un insieme diacritico di elementi discreti. Il simbolico inteso così è una struttura articolata, combinatoria e autonoma. 
Qui il soggetto non è costituente, ma costituito. 
E il suo desiderio non vuol essere riconosciuto, ma interpretato.

Nel corso del suo insegnamento Lacan sposta l’accento dal primo versante al secondo, sebbene li articoli nel concetto di catena significante.

È nella catena significante che l’io, pur stabilendo rapporti con il proprio simile, ritrova la verità del suo discorso nell’Altro, che non è solo l’Altro della parola, ma è anche l’Altro del linguaggio. 
L’Altro, di cui l’inconscio è il discorso.

Antonio Di Ciaccia