Sabato ci incontreremo a Palermo per il Convegno nazionale della SLP.

Tutto è pronto. Dobbiamo solo esserci.

Nel novembre 2017 nella cineteca di Rimini la segreteria della SLP ha interrogato il rapporto tra parola e vergogna. Perché accade che certe parole sono difficili da dire? C’è in gioco qualcosa che riguarda il rapporto con il sesso, con la responsabilità di quello che si dice, con l’onore, che fa si che la vergogna possa chiuderci la bocca.

La settimana successiva al Convegno, sabato 25 maggio 2019, la segreteria della SLP a Rimini, riprenderà il tema del convegno in un incontro aperto alla città. Possiamo constatare che la vergogna è un affetto che non si presenta come prioritario nella nostra contemporaneità, dove l’onore non ha più la meglio sulla vita, ovvero oggi si tratta di “salvare la vita come valore supremo. […]. La scomparsa della vergogna instaura come valore supremo il primum vivere, la vita ignominiosa. La vita ignobile, la vita senza onore” (Jacques-Alain Miller, Nota sulla vergogna).

Rispetto a questo misconoscimento della vergogna, dei clinici e un insegnante saranno invitati a riportarcene gli effetti nella loro pratica: se riscontrano qualcosa che corrisponde a quanto affermato da Miller e lo sperimentano nel proprio ruolo, spiegando quali problemi pone e quali “invenzioni” potrebbero essere necessarie. Gian Francesco Arzente testimonierà invece di quel versante della vergogna della propria analisi portata a termine.

“[…] Il compito dello psicoanalista è quello di far sorgere la vergogna laddove essa è sparita: riportare i senza-vergogna a quella vergogna che marchia in modo indelebile il primo e basilare rapporto con l’Altro”. (A. Di Ciaccia, LP n.46, pag.8)

E poiché la vergogna ha a che fare con il corpo, ci è sembrato che il teatro potesse essere il luogo per eccellenza dove fare risuonare quanto può realizzarsi da questo incontro.