Coordinatore del Laboratorio: Daniele Maracci
Info: laboratorioquestionetrans@slp-cf.it.
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Questo testo di Mary Nicotra nasce con l’obiettivo di dare vita, all’interno della SLPcf, ad un Laboratorio sulla questione trans, come momento di approfondimento e di scambio di esperienze tra membri e partecipanti, ma che sarà aperto anche agli allievi degli Istituti di specializzazione del Campo freudiano. Un fenomeno, quello trans, non nuovo ma rispetto al quale, la provocazione di J.-A. Miller ci mette al lavoro.
La psicoanalisi può fornire una chiave di lettura e un approccio non normalizzante e non segregativo.
Chi è interessato potrà farne parte segnalando il suo interesse alla mail laboratorioquestionetrans@slp-cf.it.
Buon lavoro a ciascuna e ciascuno.
Laura Storti
11/12/2022
Cosa mette in luce il termine trans?
In che cosa si definisce la questione trans?
Che connessioni sono rintracciabili tra l’ascesa del “fenomeno” T in tutte le sue declinazioni, il patriarcato e il suo declino, la messa in questione della differenza sessuale e l’offerta della medicina e delle tecnologie? Queste sono solo alcune delle domande che possono orientare prime riflessioni per situare tale “fenomeno” nel contesto culturale nel quale siamo immersi.
Nel Campo freudiano si è sviluppato negli ultimi anni un interessante dibattito rispetto alla questione trans. A partire da alcune riflessioni di J.-A. Miller [1], sono sorti appunti, conversazioni, considerazioni che girano intono a una questione che non è nuova, ma che nell’ultimo periodo ha catturato l’attenzione dell’opinione pubblica, poiché in alcuni paesi europei tale questione è diventata prorompente e si propone come rottura di un modello identitario sessuato normato all’interno di una logica binaria.
E’ questa la novità che ci interroga? E a questo proposito, possiamo dire che esista una clinica dedicata alle soggettività trans?
Se la risposta fosse sì, collocheremmo in un ambito segregativo le vite di persone che rispondono con una propria soluzione singolare al proprio reale del corpo.
Ci sono persone, soprattutto giovani, che intravedono nelle variegate declinazioni trans offerte dal discorso sociale, “una soluzione” per trattare un indicibile che prende la forma di un disagio e di un malessere. La parola condivisa per dirlo è ‘disforia’, e viene poi interpretata da ciascuno per descrivere un rapporto difficile con il proprio corpo sessuato.
La psicoanalisi ci insegna che i sintomi con i quali ciascun soggetto annoda il proprio legame con l’Altro assumono una declinazione singolare; spetta all’analista non indietreggiare e favorire con la sua presenza e i suoi atti la produzione di un dire del soggetto dell’inconscio.
In quale contesto culturale si situa la produzione di un’offerta che promuove la messa in discussione di una posizione sessuata ancorata alla differenza sessuale?
Sulle questioni della differenza sessuale i movimenti femministi e lgbtq+ sono sensibili oramai da decenni: non senza contraddizioni, tuttavia, tra frange che difendono arroccamenti identitari e altre che favoriscono la pluralità.
Il femminismo dell’uguaglianza, o emancipazionista, poggia su convinzioni scientifiche a sfondo positivista (l’anatomia come destino) e su un concetto di identità stabile e garante di continuità temporale e spaziale, che assicuri l’essenza dell’individuo e la sua verità, immutabili nonostante il cambiamento e la molteplicità delle esperienze.
Diversamente, i femminismi postmoderni concepiscono la soggettività in termini non più di unità dell’Io ma di una complessa molteplicità, fortemente connessa al significato politico delle strutture, la loro formazione, i meccanismi, i poteri che le governano e le forze che le costituiscono. Le differenze produttrici di significato nella struttura vengono valutate in senso dinamico: sono forze, centri pulsionali ed energetici a cui bisogna restituire libertà. L’identità normata del femminile viene decostruita, lasciando intravedere dietro di essa le tecnologie che attraversano ogni tipo di identità. Se la differenza sessuale è solo uno dei tanti assi che attraversa il soggetto (insieme a razza, età, classe sociale, orientamento sessuale, ecc.), per i femminismi contemporanei emerge la necessità di ripensare la donna e il concetto di femminile.
Personaggi pubblici come Paul B. Preciado conducono una ricerca personale che, nel suo caso, l’ha portat* a sperimentare, ormai da molti anni, anche con il proprio corpo il cambio di genere, come pratica performativa queer.
Come spiegare l’impennata del “fenomeno trans” tra i giovani?
Molti dei giovani che incontriamo nei nostri studi non sono degli attivisti dei movimenti lgbtq+, né sanno collocare storicamente e culturalmente ciò che sperimentano con i propri corpi.
Con la psicoanalisi abbiamo imparato che i modelli immaginari implicati nell’ordine sociale, che si producono anche come effetto dell’ordine culturale in cui siamo immersi, costituiscono per l’Io dei punti di coerenza e di identificazione attraverso i quali ognuno trova un posto nel mondo.
Inoltre, non si può non tenere conto che il discorso del capitalista non è più a interdire né a prescrivere ma spinge a un godimento che favorisce l’industria dei corpi. Ed è per questo che nella nostra epoca è importante rimettere in gioco i modi di godimento. «Il desiderio, come il Reale, sono senza legge» [2].
Si potrebbe dire che le nuove generazioni rispondono a un’offerta tra altre offerte, al cui centro vi è il corpo non necessariamente ancorato a una posizione sessuata binaria.
La medicina e la tecnologia offrono soluzioni per mascherare la questione dell’impossibile dell’incontro con la sessualità, offrono ciò che serve a tappare il buco, saturando ogni interrogazione, vacillamento e incertezza individuale. Con il rigetto dell’inconscio e la produzione di risposte universali, esse impediscono così al soggetto di interrogarsi e di trovare la propria posizione soggettiva e singolare, oltre a produrre un’offerta di godimenti inedita.
Le sempre più sofisticate ibridazioni del corpo, la demateralizzazione dei corpi attraverso il virtuale, con gli sviluppi del metaverso offrono modalità di godimento che toccano le abitudini e le vite delle persone e che destabilizzano quei presupposti culturali che ci permettevano di condurre le nostre vite intorno ai saperi novecenteschi.
Se il discorso dei potenti della terra non fa che riaffermare l’idea del dominio attraverso un silente privilegio che addomestica gli abitanti del pianeta, creando speranze di dominio sull’universo e nuove dipendenze dagli oggetti, dall’altro lato si assiste a un sempre più marcato declino del patriarcato.
Un patriarcato che nel mondo occidentale agisce ancora attraverso le proprie implicite leggi del privilegio, ma risulta essere sempre meno credibile, sia sul piano culturale sia su quello sociale. Basti pensare agli effetti di disillusione che si producono rispetto all’incertezza sul futuro del pianeta e la presa di posizione dei movimenti giovanili di screditamento dei potenti “adulti” della terra.
Si osserva come per i più giovani si stia producendo e sia in atto un salto di paradigma non solo rispetto alla differenza sessuale, ma anche nel modo di pensarsi nei rapporti amorosi (la coppia duale non è più emblema di centralità nella relazione intima tra persone), e ancora si assiste, con l’uso massivo delle tecnologie, a una nuova tessitura dei legami tra pari, sempre più virtuali, senza corpo, e in una condizione che fa legame in modo inedito.
Scardinati molti dei punti di riferimento che hanno guidato la vita di molti “boomers” [3] si crea sempre più disorientamento e una difficoltà trans-generazionale marcata.
Ma come psicoanalisti abbiamo imparato da Freud e Lacan e nella pratica che il parlessere, al di là dell’epoca che abita, ha i suoi sintomi di legame per trattare un reale impossibile da sopportare.
Dunque se si tiene conto dei principi che guidano la pratica psicanalitica, c’è moltissimo lavoro da fare che assume in après coup anche un valore politico poiché il discorso analitico è – in atto – il rovescio di quel discorso e di qualunque discorso che punti alla creazione di dipendenze, di omologazione, e soprattutto a produrre segregazione.
[1] J.-.A..Miller, In trans, Quodlibet, 2022, Macerata.
[2] P.G. Guèguen, Le supposè troisiéme sexe, in F.Fajanwaks e C.Leguil (a cura di) Subversion lacanienne des thèories du genre, Michèle, 2015, Paris, p.134.
[3] un modo di dire e un meme usato da adolescenti e giovani adulti per respingere o deridere gli atteggiamenti tipicamente associati alle persone nate nei due decenni successivi alla seconda guerra mondiale, noti come baby boomer.
Mary Nicotra
11/12/2022



