Giuseppe Oreste Pozzi

Non c’è bambino senza istituzione, indica Lacan. Non c’è religione senza istituzione, ripropone J.-A. Miller. Accostando tra loro, bambino e religione, cogliamo che entrambi sono l’effetto di altro. L’istituzione, come il linguaggio, sono già lì ad accogliere bambino e religione. Prima c’è ‘istituzione e poi il bambino e la religione. Bambino e religione sono già parlati, sono già un effetto del loro incontro con il linguaggio.
Già nel 1959, Isabel Menzies Lyth inizia a mostrare come le organizzazioni sociali siano, di fatto, dei linguaggi che hanno la funzione di contenere l’angoscia di chi vi opera. Le sue riflessioni sono il frutto delle sue ricerche al King’s College Hospital. La guerra, con le sue stragi e con il finale da bomba atomica era ancora nella memoria di tutti.
Prima di morire, nel maggio del 1981, Franco Fornari dà alle stampe la prima edizione del suo libro “La malattia dell’Europa. Saggio di psicopolitica sulla struttura diabolica del potere segreto”. Forse, oggi, quel potere non è più tanto segreto anche se si camuffa sotto altre mentite spoglie. A pag. 26 del suo testo, attualissimo, Fornari scrive:
“Nei luoghi dove l’informazione è maggiormente presente, il sistema emotivo tende a incallirsi, fino al punto che la gente può vivere all’interno di un grande misfatto, addirittura di un misfatto totale, senza più provare alcuna emozione, come avviene per il misfatto atomico. E a me sembra che uno dei luoghi dove la gente si è incallita di fronte ai misfatti che la riguardano e, attualmente, l’Europa”.
Fornari, visionario e convinto, si proponeva, con i suoi scritti, di “trovare la possibilità di difendere il cervello degli europei dalla callosità emotiva, che nasce dall’eccedenza di informazione accompagnata a cinismo”. La ricerca, di psicopolitica e di psicostoria che ne scaturisce, doveva servire anche per diminuire, almeno un poco, le ansie di Fornari stesso, oltre che essere il tentativo di trovare un aggancio tra psicoanalisi e politica.
Da sempre la storia umana mostra che le istituzioni, come Giano Bifronte, sono un linguaggio utile a contenere le angosce dell’uomo ma anche il luogo ed il tempo per farle esplodere, annegando, l’essere parlante, nel reale da cui vorrebbe difendersi.
Con il Forum “Odio e amore per l’Europa”la proposta di trovare una strada percorribile, per velare l’angoscia, rimbalza con più insistenza e mostra anche una collettività ampia al lavoro.
Bambini e religione sono da sempre una risposta possibile a “quello che vi è di sintomatico nella struttura familiare”, come scrive Lacan nelle “Due note sul bambino”.
Forse la speranza può riprendere la sua forma e il suo discorso proprio da lì, dal sogno e dal desiderio delle nuove generazioni!