Roberto Pozzetti

Ho ben poca simpatia per le organizzazioni che fanno riferimento al nazionalismo e al sovranismo. Rimango, tuttavia, sempre più colpito dalla diffusione di questo punto di vista in larghe fasce sociali e culturali, soprattutto nei giovani. In effetti, qualcosa di analogo si verificò dopo il celebre crollo di Wall Street nel 1929, emblema di una crisi economica che fu fra i fattori predisponenti il successo dei nazionalismi e l’instaurarsi di regimi totalitari avversi alla democrazia. Analogamente, dopo il fallimento di Lehman Brothers, è cresciuto il consenso del nazionalismo à laTrump e delle posizioni euroscettiche che si estendono dai partiti esplicitamente sovranisti sino alla scelta del leavenel referendum sulla Brexit, dalla destra al governo in Austria fino ai gilet gialli francesi. Pur nelle discrete differenze fra loro, credo tale consenso vada situato in riferimento al declino degli ideali e al trionfo degli oggetti della nostra epoca. Nel dibattito verso il Forum, ne ha scritto Marie-Hèléne Brousse.
E’ noto il matema proposto da J. A. Miller: I < a. L’Ideale risulta attualmente meno rilevante rispetto all’oggetto. La nostra società pone al suo apice l’oggetto piccoloa– concetto che rinvia anche all’oggetto perduto in Freud, all’oggetto buono / oggetto cattivo nella Klein, all’oggetto transizionale in Winnicott. Raffaele Calabria ne propone una precisa disamina in un recente libro[1]. J. A. Miller situa tale ascesa dell’oggettoain concomitanza con “la rivoluzione industriale”[2]che ha portato in auge gli oggetti soppiantando il ruolo degli ideali e dei valori paterni nella nostra cultura. L’oggettoanella sua versione naturale, corporea, relativa alla lista degli orifizi pulsionali (orale, anale, scopico, invocante), è stato presentato da Lacan soprattutto in riferimento all’esperienza dell’angoscia, nel suo seminario X; tale concetto viene ampliato e messo in forma logica attraverso il riferimento a tutta una serie di oggettiaprodotti dall’industria. Abbiamo allora lo scooter, l’automobile, lo smartphone, il computer e così via. “La nozione di più-di-godere in Lacan adempie alla funzione di estendere il registro degli oggetti piccolo a, al di là degli oggetti in qualche modo naturali, di estenderlo a tutti gli oggetti dell’industria, della cultura, della sublimazione”[3].
Ci troviamo in un sistema socio-economico nel quale bisogna produrre e produrre sempre più oggetti di consumo: l’effetto dell’industrializzazione è la creazione di un mondo di consumatori i quali dovranno acquistare sempre più prodotti pubblicizzati sul mercato. La deterritorializzazione specifica della rivoluzione industriale, che comporta urbanizzazione e sradicamento dai legami del mondo rurale, va di pari passo con la preponderanza degli oggetti rispetto ai valori e agli ideali.

Nella recente crisi politica susseguente alle elezioni del 4 marzo e poco prima dello stipularsi del cosiddetto contratto di governo, l’intervento del Presidente della Repubblica, il quale si poneva come un padre simbolico, non si è affatto appoggiato ai valori e agli ideali paterni. Non citava i padri fondatori dell’Unione Europea nè il manifesto di Ventotene né tantomeno gli ideali di europeismo e internazionalismo. Egli faceva molto meno poeticamente riferimento ai risparmi e al danaro.
La mia tesi è che l’oggetto asia ora divenuto l’Euro, la moneta unica europea. Dunque il padre, il Presidente della Repubblica stesso è piegato all’imporsi crescente dell’oggetto a, nelle vesti della moneta europea. Tutto può venire messo in discussione, tutto è relativo, opinabile e volubile nel nostro continente, tranne l’indiscutibilità della moneta europea. La moneta europea è un oggetto causa di godimento anziché causa di desiderio. Causa di godimento che è tanto più eclatante in momenti di crisi economica e di recessione. La centralità delle tematiche economiche si ripercuote sui paesi europei con politiche di austerity, blocco di assunzioni e investimenti pubblici, ristrettezze finanziarie. Ne abbiamo visto l’apice drammatico nella situazione greca di questi ultimi anni.
Si discute spesso su quale sia l’organizzazione comunitaria che vogliamo. E’ sicuro che l’Euro ha ben poco a che fare con l’Eros, con il desiderio o con l’incontro d’amore. Forse l’Europa tornerebbe a essere luogo dell’agalmase diventasse, oltre che il contesto della moneta unica, di nuovo un luogo di valori fondamentali per l’umanità come la solidarietà e l’internazionalismo.


[1]R. Calabria, Alle radici dell’oggetto in psicoanalisi,Alpes, Roma, 2017.
[2]J. A. Miller, Una fantasia in La Psicoanalisi, Astrolabio, Roma, n. 38, p. 18.
[3]J. A. Miller, I sei paradigmi del godimento, Astrolabio, Roma, 2001, p. 32.