Giovanna Giardina

E’ il rapporto con l’Altro che fa la congiuntura essenziale dell’essere del soggetto, congiuntura che si dimostra tale nella vergogna (LP n. 46 pag.27). La vergogna è un affetto primario provocato dallo sguardo dell’Altro. Lo sguardo di cui si tratta è proprio presenza di altrui come tale (sem. XI pag. 83), un Altro primordiale e anteriore che, a differenza dell’Altro che giudica e che è correlato alla colpa,“vede e dà a vedere”.Mentre il senso di colpa si articola al desiderio, la vergogna al godimento. Uno sguardo che sorprende il soggetto nella sua funzione di voyeur riducendolo ad una qualche vergogna, immaginato nel campo dell’Altro. Lacan già nel sem. XVII (1970) dice ”non c’è più vergogna” per indicare l’inizio di un’epoca connotata dalla eclissi dello sguardo dell’Altro in grado di provocare la vergogna. Nella contemporaneità si assiste sempre più alla presenza di uno sguardo che trasformando la realtà in uno spettacolo diventa esso stesso uno sguardo che gode, privato della sua potenza di far vergognare. La scomparsa della vergogna implica che il soggetto non sia più rappresentato da un significante per cui valga la pena di vivere o di morire. Al suo posto un significante che lo include ossia un universale che illusoriamente nasconde al soggetto la sua mancanza (oggetto sguardo) e con essa quel significante che lo rappresenta per un altro significante: il Significante padrone, che marchia il soggetto con una “singolarità incancellabile” (ib.pag.35). Ciò che rende singolare e unico il soggetto nel suo orientarsi ed essere nel mondo (S1) è indispensabile perché un dispositivo psicoanalitico possa funzionare. Occorre che il soggetto sappia di avere un S1affinchè si possa operare quella separazione dal suo significante padrone e realizzare quel giro che dal discorso del padrone lo conduca a quello analitico. Ciò non è possibile se il soggetto è preso nel discorso capitalista dove il soggetto barrato, al di sopra della linea, non più condotto da un significante-padrone che fa da riferimento nella sua vita, è contrassegnato da unità di valore, da qualcosa che può essere misurato e reso contabile. Nel d. capitalista scompare la doppia barra tra la produzione e la verità, tipica dei quattro discorsi, che indica il buco del non interpretabile, dell’impossibile. Il rifiuto della castrazione è ciò che contraddistingue il discorso del capitalista. Un sistema che non tiene alla funzione del significante padrone non produce la vergogna ma l’impudenza. Ciò implica che l’attuale periodo della nostra civiltà produca dei significanti padrone artificiali, autoritari ed un dilagare di soggetti “onesti”, la cui coscienza è stata messa a riposo, affinchè si attengano ad un sistema, i cui significanti universalizzati, ne precludono la singolarità creatrice e propulsiva. L’Universalismo, la pretesa che l’insieme umano faccia un uno simbolico, da tutti accettato e da tutti goduto viene così a sostituire la funzione paterna producendo inevitabilmente la segregazione, l’emarginazione (Attualità lacaniana n.22 pag. 28).
E se l’oggetto sguardo è uno dei quattro supporti (sguardo, voce aggiunti da Lacan a quelli orale e anale freudiani) che costituiscono la causa del desiderio ecco che la vergogna costituisce la via che conduce al desiderio, quel prima che apre le porte all’Altro della colpa e quindi del desiderio.
Quale psicoanalisi, dunque? Una psicoanalisi che sappia “far vergonare” come suggerisce Lacan nell’ultima lezione del sem. XVII in opposizione al sintomo universale dell’avere vergogna come tentativo di restituire al significante padrone quel valore di trascendenza per il soggetto, ciò per cui vale la pena di vivere e quindi morire.

Bibliografia:
J.A.Miller “Nota sulla vergogna” LP N.4
J.Lacan. Il seminario. Libro XVII
J.A.Miller “Nota sulla vergogna” LP N.46
A. Di Ciaccia “l’evaporazione del padre” da Attualità lacaniana n.22 “Le impasse della civiltà”
J.Lacan. Il seminario. Libro XI