Giuliana Zani

Gianfranco Pasquino, studioso e importante uomo politico italiano che abbiamo avuto modo di ascoltare in diverse occasioni, afferma in un’intervista[1]che la crisi di fiducia nei confronti delle istituzioni europee dipende, tra l’altro, dalla mediocrità degli attuali uomini politici dei vari paesi, deputati a far funzionare anche il sistema Europa: tutt’altra caratura rispetto a quella dei padri fondatori.
Da un pensiero politico debole risulta un indebolimento delle istituzioni, anche quelle europee, nei termini di credibilità ed efficienza. Sono deboli, private di un pensiero politico preciso e ‘sapiente’, nei confronti dei poteri economici (la Grecia svenduta ad aziende tedesche, ad esempio), incapaci di far fronte alla crisi con adeguate misure e ancor meno di rispondere all’angoscia che, come scrive E. Laurent, è proprio ciò con cui abbiamo a che fare attualmente[2]. La mediocrità media degli attuali governanti è proporzionale al volume delle voci con le quali proclamano la necessità di difendere gli interessi nazionali contro le ‘regole imposte dai burocrati’ dell’Europa. Indebolirne la rappresentatività e la fiducia sembra funzionare in termini di guadagni in consenso. I movimenti populisti si fondano sulla delegittimazione dei saperi, si entusiasmano nel mostrare l’impotenza di un pensiero politico ‘colto’. Che d’altra parte, come si diceva, non è più il discrimine per scegliere i propri rappresentanti politici.
In Italia chi contrasta l’idea europeista in modo più sguaiato cavalca “il problema” dell’immigrazione: ‘l’Europa ci ha lasciati soli’ ad affrontare questa ‘minaccia’ alla sicurezza, al lavoro, alle risorse’…una vera campagna che a sua volta cavalca le angosce e le paure reali. L’Altro che gode è continuamente evocato e alimentato: godono di noi, a nostre spese, privandoci del nostro, sia gli immigrati, il nemico interno, che gli altri stati europei, quello esterno.
I nostri attuali governanti hanno fatto mostra di forza di fronte alle regole europee rispetto alla recente manovra economica. Hanno sbeffeggiato, esultato, per poi accettare le regole e correggere drasticamente i conti. Il che non ha impedito un aumento dei consensi nei sondaggi.  Hanno fatto ‘come se’ sfidassero l’Europa, hanno denigrato e ridicolizzato le sue istituzioni: una parata, un’esibizione di virilità. In Italia ha già funzionato, in passato.
Anche per i fatti di politica interna prevale un atteggiamento di denigrazione rispetto alle istituzioni (vedi l’approvazione dell’ultima manovra economica senza discussione in Parlamento). Emma Bonino lo ha detto così: mai come oggi le istituzioni democratiche sono state umiliate. E rispetto alle ‘ragioni umanitarie’: le navi che raccolgono i richiedenti asilo devono restare in mare, un’altra parata a favore di quei cittadini (sempre più) che hanno finito per crederci davvero che gli immigrati costituiscono una minaccia alla sicurezza e all’economia. Facendo leva sulle paure reali, come la precarietà delle economie che fa sì che facilmente si possa perdere il proprio posto nel sistema e diventarne lo scarto, le si polarizza su oggetti reali. Gli immigrati non sono più il sintomo (di ciò che non funziona nel sistema capitalistico), che divide le coscienze, oggi incarnano ciò di cui non vogliamo sapere niente. Nessuna divisione soggettiva, l’inconscio non è altro che un processo neuronale: la politica della paura propone l’illusione dell’identità forte come soluzione all’angoscia. Un centro vuoto rifiutato che, come ricorda Lacan, se espulso dal simbolico torna nel reale[3], anche sotto forma di violenza.
Le prossime elezioni europee possono essere l’occasione per arginare questa deriva così come potrebbero decretare l’inizio di un periodo buio. Sapremo mostrare che l’alterità non la si espelle dal proprio centro, sapremo suggerire vie alternative per rispondere all’angoscia e mostrare che dietro la parata c’è il nulla? Europa alle origini e nel mito, è femminile. Saprà continuare a esserlo?


[1]http://www.confronti.net/confronti/2017/02/europa. Vedi anche G. Pasquino, L’Europa in trenta lezioni, Utet, Torino 2017.
[2]É. Laurent, Il rovescio della biopolitica, Alpes, Roma 2017, p. 153.
[3]J. Lacan, Il Seminario, Libro III, Le psicosi, Einaudi, Torino 2010, p. 16.