Sergio Benvenuto*

Quando nel 2014 si affrontarono le squadre di Argentina e Germania in Brasile per la conquista della coppa del mondo di calcio, tra noi amici italiani si chiese per chi si tifasse. Io dicevo: “Parteggio per la Germania, perché sono europeo”. La cosa creava sempre dello stupore, nessuno pensava che l’essere europea fosse per un italiano una ragione sufficiente per sostenere una squadra sportiva. Credo che nelle preferenze sportive si esprima molto più inconscio, non solo politico, che in tutte le analisi dei flussi elettorali. Sarebbe il caso di analizzare seriamente, da analisti, perché certe nazioni godono di pregiudizi favorevoli, ed altri sfavorevoli.
I padri fondatori dell’Europa – come Schumann, Adenauer, Monnet, Spinelli – pensavano che occorresse cominciare dal libero scambio economico per giungere un giorno, via via, agli Stati Uniti d’Europa. Per qualche decennio la strategia ha funzionato, oggi però ci pare di aver messo il carro davanti ai buoi. L’Unione Europea resta soprattutto un’unione economica, essa non è né politica né direi simbolica (in senso lacaniano), non ha S1 (significante-padrone). Non parlerei nemmeno di amore od odio per l’Europa: parlerei piuttosto di indifferenza. Certi paesi europei possono anche essere molto simili, ma perché tutti sono più o meno americanizzati. Gli Stati Uniti (e in parte la Gran Bretagna) restano il centro anche spirituale dell’Occidente, non certo l’Europa. Tutti imparano l’inglese, ma non perché sia una lingua europea, perché è la lingua degli scambi internazionali. E difatti si stanno affermando in Italia feste tipicamente americane come S. Patrizio e Halloween; non mi risulta che in Italia si adotti la festa della presa della Bastiglia del 14 luglio, o la festa svedese di S. Lucia del 13 dicembre, né l’Oktoberfest bavarese… I paesi europei convergono in una comune americanizzazione, ma raramente si guardano reciprocamente.
L’Europa è odiata piuttosto come meccanismo politico, perché non esiste alcun leader eletto d’Europa. Personaggi come Juncker o Draghi o Tusk non sono stati eletti dai cittadini, sono percepiti come dei burocrati cooptati da un’oligarchia politica. L’Europa esisterebbe se avesse quel che Ernesto Laclau ha chiamato significante vuoto, incarnato di volta in volta da un presidente, un re, una regina, un cancelliere…. Non esiste invece un capo dell’Europa eletto dal popolo, né mai ci sarà, perché in Europa si parlano almeno 24 lingue. Un leader eletto dell’Europa dovrebbe parlare correntemente le 24 lingue europee, condizione per essere amato od odiato da tutti… Ma non amiamo né odiamo alcun leader europeo, percepiamo ciascuno di essi come un intruso. Di fatto, ci interessiamo a quel che accade in America, in Inghilterra, persino in Russia, ma nessuno di noi si occupa minimamente di quel che accade in Estonia, Lituania, Cipro, Slovenia, Slovacchia… La maggior parte degli europei non sanno nemmeno quale sia la capitale di questi paesi, mentre tutti sanno chi ha vinto gli ultimi premi Oscar e come è composta la famiglia Trump. Gli italiani poi, che sono uno tra i popoli più ignoranti d’Europa, per lo più non sanno nemmeno quali paesi compongono l’Unione e quali usino l’euro.
L’attuale attacco di molti contro l’Europa come macchina politico-economica non è tanto quindi un atto di odio verso l’Europa delle nazioni (di cui non importa nulla a nessuno), quanto un corollario del dilagante populismo, che consiste essenzialmente in questa narrazione-opposizione: “la gente comune versus i politici”, o “gli elettori contro gli eletti”. Le istituzioni europee sono aborrite come sedi degli eletti, di una “casta politica”, e per ogni populismo “i politici” sono il Male assoluto. Il Male è chi la gente ha eletto – il che la dice lunga sulla crisi della democrazia. Il populismo è il sintomo di un disfacimento della democrazia, perché contrappone elettori a eletti.
Non esiste un esercito europeo, ovvero non esiste una politica estera europea. Una nazione esiste solo nella misura in cui ha unapolitica estera, non venti. C’è un esercito quando qualcuno è disposto a morire per un paese, ovvero per un Significante, ma chi è disposto a morire per il significante Europa? Il risultato è che l’Unione Europea resta pur sempre un gigante economico, ma un nano politico e militare.
Se l’Europa non troverà un significante vuoto che le dia sostanza politica, prima o poi si disgregherà. Diventerà una semplice unione economico-finanziaria di paesi, un po’ come lo sono oggi la Svizzera, o il gruppo Norvegia Islanda Liechtenstein (EEA, European Economic Area), paesi economicamente connessi all’UE, ma senza farne parte. Guarda caso, sono molto più prosperi dei paesi che ne fanno parte. Del resto, stiamo già scoprendo che chi è rimasto fuori dall’euro va economicamente meglio di chi vi è dentro – basti comparare la Norvegia della corona e la Grecia dell’euro.

* Psicoanalista e filosofo, ricercatore del CNR, redattore della rivista American Imago.