Si sentono dei suoni, si vede qualcosa… qualcosa bussa!
Un cartello-lampo di tre “giovani” bussa alla Scuola.
Bussa con la musica, con alcuni video di “Musica per addiction”.

Una breve serie di video, corredati da testi di poche righe, intendono animare, provocare, con ritmi, parole e immagini, la partecipazione alla giornata clinica del prossimo sabato 9 novembre a Padova.

Voilà alcuni pezzi musicali, di successo o di nicchia, seri o ironici, classici o pop, dei pezzi staccati tra loro ma legati dal nodo/sintomo addiction. Un legame alla contemporaneità che mira a «un’interpretazione, una decifrazione di addict al “Godi!” del super-io, per riattualizzarsi, per farsi partecipe di una elaborazione etica, nuova, rigorosa, desiderante e sintomo al tempo stesso…, per farsi provocatrice di soggetti in presa diretta con la sostanza di godimento.»1

Dunque al lavoro!
Buon divertimento dal cartello M x a!

1 Biondi L., testo di presentazione alla giornata clinica.
https://www.slp-cf.it/giornata-clinica-nazionale-addictions-dipendenze-nel-xxi-secolo/

M x a – Ouverture

Antonino Zaffiro

Una leggenda narra che Bach, sentendo suo figlio che, suonando una sua composizione al clavicembalo, si fermava su un accordo di quarta e sesta, irruppe nella stanza, gli diede uno schiaffo, e risolse l’accordo da sé1. I “martelloni” da discoteca sono costituiti da un unico suono, che si ripete in maniera indefinita e senza soluzione di continuità rispetto al proprio stesso riverbero.

In discoteca ci si va senza padri, se non proprio da soli, e le donne non pagano.

P. suonava lo strumento del padre, finché un sintomo alimentare non occupò tutta la sua giornata.
Dopo svariati anni P. riprese lo strumento, ma riusciva a leggere solo le cose, anche difficili, studiate con il padre. Ogni altra frase, per quanto facile, risultava illeggibile. Un giorno P. e il padre andarono a fare un giro insieme. Lui disse qualcosa. P. si gettò dall’auto in corsa.

1 Un accordo detto “di quarta e sesta” è un accordo che, partito da una tonalità, si manifesta come una tensione, creata dalla interazione dei vari armonici, che si placa solo con la risoluzione della frase musicale su un ritorno alla tonica.

M x a – # 1

Daniele Silvestri – Dipendenza

Omar Battisti

“Capire dove sta la differenza tra il vizio e l’esigenza.”

Tante versioni di una stessa persona, diverse solo per abito e posizione. Solo questo da a vedere il video. Non tanto un personaggio che si ripete ma tante versioni dello stesso; anche la musica è scandita con la rima baciata nel ritornello: dipendenza, fare senza, tra vizio ed esigenza, questione di coerenza.

Un immagine fissa, una cadenza che cattura. E poi, se si va oltre a questa cattura, si può scoprire un senso, che è una domanda: cosa distingue il vizio dall’esigenza?

Un limite che separa tra il mortifero e il vitale.

M x a – # 2

Uochi Toki – Il ladro

Matteo De Lorenzo
(con un ringraziamento a Clelia Leo)

«[…]disegnando posso permettermi di arrivare al limite del rappresentabile.»1

Nel sogno il soggetto cerca un oggetto, elemento di un circuito, un “condensatore”. Spinto dal “sogno di ricerca” va in un negozio e sotto lo sguardo dell’Altro – che sospetta che lui abbia rubato l’oggetto – gli di-mostra di non essere un ladro. E ruba l’oggetto.

Il ladro sa che l’oggetto gli serve per conoscere la causa dei sogni e per situarsi circa il desiderio dell’Altro.

Il ladro non sa che il gioco della ricerca dell’oggetto, con i sintomi che ne derivano, sono la sua addiction.

1 Matteo Palma è sia Napo, voce degli Uochi Toki e sia Lapis Niger, disegnatore e fumettista.
Qui un’intervista all’artista: https://conversazionisulfumetto.wordpress.com/2013/09/17/conversazioni-con-lapis-niger/

M x a – # 3

Duo Bucolico – Scemo per scelta

Omar Battisti

“non pensare mai più a niente diventare un deficiente”

Natura o cultura? Meglio non pensare a niente e diventare un deficiente per essere felici. Non rendersi conto di niente e vivere come un primitivo. Cosa c’entra il pensare con le dipendenze? Oggi che chiunque non sia schiavo del diktat della soddisfazione ad ogni costo viene infamato come radical chic o intellettuale, si evita di sapere che c’è una scelta nel modo di far fronte alla vita.

M x a – # 4

Chadia Rodriguez – Mangiauomini

Matteo De Lorenzo

«Sono io l’uomo di casa, bro’, questa cosa mi gasa!»

Mangiauomini funziona come il fallo immaginario: Φ
“Lei”, in posizione maschile, è La donna che non esiste.

Mangiauomini irradia, proprio da lì dove mancherebbe, una luce che abbaglia, che fa girare la testa agli “uomini” – che non sono solo maschi: «non sono una tipa all’antica, mi piace pure la tua tipa».

Mangiauomini divora, tutto in serie, «droga, sex, money», consuma ed è senza memoria, senza dubbi, senza angoscia: «zero ex, zero pare, zero stress!»

Mangiauomini rende addicted gli uomini abbagliati ma parla del godimento di La donna.
Onestamente dice: «mi chiamano la Mangiauomini», è l’Altro che la chiama così; lei, il soggetto, “una” donna, è altrove che gode. Ma lei non fa la passe e non ci dice dove…

M x a – # 5

Gaetano Donizetti – Elisir d’amore

Antonino Zaffiro

Sono troppo giovane per aver vissuto il fenomeno Elvis nella sua portata. Posso dire però che, volente o nolente, divenne una icona pop. Popolare cioè, ma icona. Che succede quando un’icona, “la cui virtù preclara e i portenti infiniti sono noti all’universo”, invece di ricevere preghiere, offre soluzioni? L’elisir d’amore, da bugiardino, cura nell’ordine: infestazioni, impotenza, depressione, dermatiti, paralisi e coma, disfunzioni respiratorie, isteria, diabete, otiti, adenite tubercolare, rachitismo, epatiti. Tre lire, e solo alle prime cento telefonate una coperta in lana merinos, e una mountain bike con cambio shimano. Tutto questo, senza parlare con nessuno. Ora invertite l’ordine dei fattori e chiedetevi: cosa placa una sete d’amore?