“Il reale è senza legge. Al reale-ordine si oppone il reale trauma, vale a dire il reale in quanto ‘inassimilabile’. (…) La ripetizione freudiana indica come inassimilabile la ripetizione del reale-trauma. Proprio perché è inassimilabile, il reale è la molla della ripetizione.”

J.-A. Miller, A. Di Ciaccia, L’Uno-tutto-solo, Astrolabio, Roma, 2018, p. 41

C’era una giovane ospite detta schizofrenica, Mia, che un giorno disse: “Siamo nel far-west. Non c’è legge nel far-west”.

Da Freud continuiamo a rendere conto dell’inassimilabile, il disegno di un bordo, che per ciascuno ha la forma sinuosa del suo S1. Il modo con cui si staglia questa semplice scrittura nel testo è stato per me fondante di una concezione ancora più pulita della nostra posizione etica. Il reale-trauma non è senza legge, è legato a questo Uno-tutto-solo, S1, da cui siamo dipendenti. Altrove il reale senza legge ribolle come lava all’inferno. La grata, il decoro sul bordo del foro su cui è ritagliato l’oggetto a.

“Occorre essere attenti, per essere padroni, di se stessi, occorre essere attenti (…) E scegliersi la parte dietro la Linea Gotica”[1]. La parte, dietro a quell’Uno-tutto-solo, reale-trauma, inassimilabile, quella Linea Gotica, quella “questione privata”[2].

Nella psicosi è l’Altro a dovere essere regolato. Mia si calma se si canta. La musica regola il reale senza legge, senza servirsi di Nomi-dei-Padri. Con la musica si può respirare, cantando vale la pena perfino parlare.

Annalisa Piergallini

[1] CSI (Consorzio Suonatori Indipendenti): Linea Gotica, in Linea Gotica, Universal Music Italia, 1996.
[2] Ibidem.