Amore.
Tutti voi avete un corpo da cui procede il vostro immaginario. Siete sorti da questa cosa favolosa totalmente impossibile che è la stirpe generatrice. Siete nati da due germi che non avevano nessun motivo di unirsi a parte questa strana cosa che si è convenuto chiamare amore. Fanno l’amore, ma in nome di che, santo cielo!?
La cosa è tanto patente da manifestarsi apertamente in una piccola punta di senso, a livello simbolico. Ora, ci si è resi conto che l’amore si sostiene unicamente di questo – ama il prossimo tuo – evidentemente nessuno sa chi sia – come te stesso. Ma, in nome di che cosa tu vuoi amare te stesso?
Precisamente in questo punto si incontra il fenomeno assolutamente straordinario che si realizza a partire dal fatto che l’uomo – il mio primo tentativo l’ho fatto proprio a partire da questo punto – ama la sua immagine come la cosa a lui più vicina, vale a dire il proprio corpo. E tuttavia il fatto è che, del proprio corpo egli, non ne ha la minima idea. Crede che sia “io”. Ognuno crede che si tratti di sé. Invece è un buco. E poi, di fuori, c’è l’immagine. E con questa immagine egli fa il mondo.
Rapporto
C’è una sola cosa con cui non sa letteralmente che fare – per esempio quando è un uomo – ed è una donna. Non sa proprio che diamine farci, con una donna. Interrogatevi. C’è forse per un uomo qualcosa di più imbarazzante del corpo di una donna?
A tal punto che persino Platone se ne è accorto. Se n’è accorto nel Simposio dove racconta a livello mitico – è molto comodo il mito ed è anche indispensabile – che essi facevano un sol corpo – ma disgraziatamente questo non si è mai più visto, dopo.
Freud, cascando nel tranello, ci racconta che Eros è la tendenza verso l’Uno. Ora, tutta la questione sta proprio qui – il reale è, chiaramente, due. A partire da ciò, è del tutto evidente che il reale è, come mi esprimo io, l’impossibile. In altre parole, l’impossibile di ciò che darebbe senso al rapporto cosiddetto sessuale.
Sessualità
Freud ha messo in luce qualcosa. Non è certo perché la chiama sessualità che bisogna prendere fischi per fiaschi e credere che ciò che gli dice sia esattamente il contrario di quello che egli effettivamente dice. Ciò che Freud effettivamente dice è che il sessuale si trova dappertutto tranne che nel genitale, in altri termini dappertutto si trova tranne che in quella cosa che finisce con la riproduzione.
Si tratta di mettere in rilievo il rapporto di tutto questo con il fatto che questo stesso essere, qualificato come essere parlante, e malgrado tutti i suoi sforzi per dar senso al rapporto sessuale, sia ridotto a una incredibile proliferazione di parole, eventualmente a lettere d’amore, che son cose che non poggiano assolutamente su niente – su nient’altro che sul fantasma, in altri termini su ciò che suscita godimento.
C’è un rapporto – ma qual è? – tra ciò che Freud ha messo in evidenza a proposito della sessualità e il fatto che ci siano animali che parlano, vale a dire animali afflitti da qualcosa che è del tutto parassitario e che non li lascia, diamine, indifferenti.
Traduzione di Michelle Daubresse
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Estratto da “Il fenomeno lacaniano” di Jacques Lacan, in La psicoanalisi, n. 24, Astrolabio, Roma, 1998, pp. 17-18.
Ringraziamo Antonio Di Ciaccia, Direttore Responsabile de La psicoanalisi, per l’autorizzazione a pubblicare questo estratto sul sito SLPcf; in preparazione alla giornata clinica L’amore e l’odio e al XXII Convegno SLPcf Clinica delle rotture amorose.

