Omar Battisti, Membro SLP e AMP
Longiano, 30/10/2022

Se questo titolo ha attirato la tua attenzione e ti sei fermato a leggerne questo seguito forse anche tu avverti l’immondo1 che sempre di più è al cuore dell’attualità. Immondo che viene spesso mascherato grazie alla manipolazione delle immagini oggi imperanti. Tra queste immagini, su Specchio de La stampa di oggi 30 ottobre 2022, alcune emergono “come un volto che ci guarda nella boscaglia”: le facce. Per Riccardo Falcinelli le facce sono “parlanti e attraenti”, per questo abusate dal mercato, racchiuse dentro la cornice di uno schermo che ci guarda, boscaglia contemporanea in cui vaghiamo. La psicoanalisi dà stato civile e diritto di cittadinanza al corpo parlante, nel luogo dell’incontro tra una parola e una presenza con una mira particolare: estrarre le parole ammassate che accompagnano ogni giorno in un tempo fuori mercato dove arrestare il dominio della produttività e del consumo; un luogo che non solo è dato dalla seduta ma anche dall’incontro che può avvenire in ogni istituzione che permette l’instaurarsi di un “luogo alfa”2. Nello stesso articolo Falcinelli chiude mettendo in valore come l’interesse per le facce sia in qualche modo legato alla domanda su ciò che si cela di autentico dietro ad un’immagine, “l’anelito a voler sapere in un’immagine cosa è davvero ‘vero’”3. Il vero e l’autentico sono così ridotti ad oggetti da scrutare e di cui godere guardando in una macchina o-scura chiamata reality. La presenza di un analista in seduta spinge a fare i conti con l’autenticità e la verità delle parole dette che hanno segnato la propria vita. Non a fini intellettuali o speculativi, ma per arrestare l’inerzia di ciò che si lascia andare verso il peggio, di ciò che non si vuole sapere. Ben oltre al fenomeno sociologico la massa potrebbe essere intesa nel campo lacaniano come un effetto. Ma come può una pratica fondata sulla singolarità far fronte e dire qualcosa di un fenomeno che ne è l’esatto rigetto? Forse proprio considerando la volontà di rigettare ciò che di singolare abita in ciascun individuo come effetto di massa, effetto che la presa tra scienza e mercato hanno su ciascuno di noi. Qualcosa che forse già Gaber aveva intuito nel suo brano “La massa”4 in cui riporta l’inerzia di un fenomeno strano.

La psicoanalisi oggi ha da fare i conti con le parole ammassate di chi ancora bussa alla porta. Da qui la sua posta in gioco: dare luogo, diritto di cittadinanza alla singolarità che abita in queste parole dette da qualcuno che vi si rivolge; un’autenticità irriducibile all’attrazione di una faccia ma che si può cogliere grazie alla regola fondamentale5. Rimando così a questo breve testo di Jacques Lacan, non senza averne riportato qui un breve passaggio:

“La regola vuol dire: vale la pena – valer la pena dice bene quel che vuol dire e che poc’anzi ho chiamato il dover sudare di brutto – vale la pena attardarsi attraverso tutta una serie di particolari affinché qualcosa di singolare non venga omesso”6.

[1] Cfr. V. Palomera, Del mondo e del suo a-mondo, in Rete Lacan 48

[2] J.-A. Miller, Verso Pipol 4, in La psicoanalisi, 42, Roma, Astrolabio, 2007, p.220.

[3] R. Falcinelli, Tutto quello che so di me, La stampa, 30 ottobre 2022

[4] G. Gaber, La massa, in Gaber, 1984, disponibile qui

[5] J. Lacan, Sulla regola fondamentale, in La psicoanalisi, 35, Roma, Astrolabio, 2004, pp. 9-12.

[6] Ibidem, p. 11.