Laura Storti

Dal 2005 il Consultorio di Psicoanalisi Applicata il Cortile si occupa di violenza sulle donne e di tratta di esseri umani.

Qualche anno fa la responsabile del Centro provinciale contro la tratta chiama il Consultorio per l’invio di una giovane ucraina. Si dice molto preoccupata perché la ragazza si rifiuta di mangiare accusando male alla gola ma alla visita medica non risulta nulla, soffre di insonnia ed è sempre molto triste.

Ricevo Irina, una ragazza di poco meno di venti anni, grandi occhi azzurri su un volto emaciato, l’aspetto è dimesso.

Per molti incontri Irina piange per tutto il tempo senza riuscire a dire nulla, alla fine di ogni incontro le chiedo se vuole tornare e con la testa fa cenno di si.

Un giorno si fa forte e dice “Tanta vergogna, mi sembra di morire di vergogna”. Le dico che se vuole può parlarmene.

Inizia con voce flebile a raccontare del suo viaggio con altre tre ragazze del suo paese, piccolo centro agricolo, accompagnate da un amico di famiglia che aveva prospettato loro un lavoro sicuro in Italia.

Una volta arrivate sono state sequestrate, violentate e rinchiuse in una baracca per circa un mese. Racconta delle droghe che le hanno somministrato a forza e che servivano ad anestetizzare il corpo e la mente.

Irina racconta tutto con una dovizia di particolari, ripetendo un racconto già fatto tante volte e che è servito per la “raccolta fatti”, per la denuncia e per la richiesta del permesso di soggiorno. Senza piangere, dice: “L’ho già detto tante volte, non mi fa neanche più tanto male”.

Dopo alcuni incontri Irina torna ancora e riprende il suo pianto.

Un giorno rompe il silenzio e dice: “Ho sentito mia sorella maggiore, mi ha chiesto del perché non invio più i soldi a casa, allora mi sono fatta forza e le ho raccontato tutto e che sono riuscita a scappare con l’aiuto di una donna italiana e che ora sono in un centro. Lei mi ha risposto che sono l’unica stupida che non invia più soldi e che se ancora non l’avevo capito mi ha mandato in Italia perché sono la più giovane e carina”. Dice tutto questo in fretta e con un filo di voce, tra i singhiozzi.

Le dico: “Finalmente sono uscite queste parole!”, Irina spalanca i suoi grandi occhi azzurri e accenna a un sorriso, poi aggiunge: “Parole che raschiano la gola”.

Tornerà ancora per pochi altri incontri.

Credo che si dicano molte, troppe parole sulle “donne vittime di violenza e/o di tratta” e anche parole a loro favore ma si lasci troppo poco spazio affinché le donne possano dire le loro parole.