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Appunti n. 164 – Marzo 2026

Editoriale

Nicola Purgato

“Non c’è rapporto sessuale”, tema del Congresso Mondiale di Psicoanalisi che si terrà a Parigi il prossimo maggio, ai non lacaniani potrebbe sembrare una sorta di provocazione, se non addirittura un dato che contraddice la realtà. Eppure Jacques Lacan ne ha fatto uno dei punti salienti del suo insegnamento, di cui scopriamo le conseguenze cliniche e politiche avanzando nella comprensione del suo insegnamento e verificando quotidianamente l’attualità del suo orientamento.

Per articolare questo aforisma dalle molteplici conseguenze, Lacan sembra partire proprio dall’esperienza fenomenologica più semplice. “Il godimento in quanto sessuale, è fallico, cioè non si relaziona all’Altro in quanto tale. […] Si può godere soltanto di una parte del corpo dell’Altro per la semplice ragione che non si è mai visto un corpo attorcigliarsi completamente, fino ad includerlo e fagocitarlo, attorno al corpo dell’Altro. È per questo che ci si trova ridotti semplicemente a una piccola stretta, ad afferrare un avambraccio per esempio, o qualsiasi altra cosa”[1].

Infatti, il rapporto sessuale non è la relazione sessuale, l’atto sessuale. “Il rapporto sessuale esisterebbe se si potesse dire che un uomo sceglie una donna e la riconosce in quanto tale, senza passare attraverso gincane straordinariamente tortuose. Il rapporto sessuale esisterebbe se egli potesse riconoscerla, amarla, desiderarla e goderne semplicemente in quanto ella è donna”[2].

Con ancor più sottigliezza e un pizzico di ironia, Lacan successivamente ribadisce: “tutti sanno, naturalmente, che non è mai capitato che due facessero uno, ma insomma, siamo una cosa sola. È da qui che parte l’idea dell’amore. È veramente il modo più rozzo di dare al rapporto sessuale il suo significato […] D’altronde chiunque potrebbe essere toccato – non vi pare – dall’accorgersi che l’amore, se è vero che ha rapporto con l’Uno, non fa mai uscire nessuno da sé stesso”[3].

È per questo che “far cilecca […] è la sola forma di realizzazione di tale rapporto se, come sostengo, non c’è rapporto sessuale. Dunque, dire tutto riesce non impedisce di dire non-tutto riesce, perché il modo è lo stesso: la cosa fallisce. Non si tratta di analizzare come riesce. Si tratta di ripetere a sazietà perché fallisce”[4].

Il rapporto sessuale non esiste, in quanto “non c’è per la specie umana, una formula del tipo Newton per i pianeti, che dice a ogni pianeta come deve rapportarsi l’Altro pianeta, che deve comunque tenere a debita distanza. A livello del rapporto con l’Altro sesso, non c’è sapere nel reale”[5]. Quel che Lacan chiama “sapere nel reale”sono le formule che ci sembra regolino l’ordine naturale: il ritorno annuale delle stagioni, i movimenti di rotazione degli astri, i rituali di seduzione e competizione fra gli animali all’interno dei lek, le maree docilmente obbedienti ai cicli lunari… fino al sapere scientifico orgoglioso di dimostrare l’esistenza di queste leggi.

“La natura era il nome del reale quando nel reale non c’era disordine. Quando la natura era il nome del reale, si poteva dire, come disse Lacan, che il reale torna sempre allo stesso posto. Soltanto in quell’epoca in cui il reale si mascherava da natura, il reale sembrava la manifestazione più evidente, più elevata dello stesso concetto di ordine”[6].

Ma nulla di tutto ciò troviamo nell’essere umano, ieri e ancor più oggi. “Ma chi sa cosa fare del corpo di un parlessere? – al di fuori di stringerlo un po’ più o un po’ meno? L’Altro, quando poi acconsente, che cosa trova da dire? Dice: “stringimi forte”. Roba da niente per la copulazione. Chiunque può far meglio. Dico chiunque – una rana per esempio”[7].

Anche i pinguini – per esempio – che sono monogami e formano coppie stabili e che si ritrovano tutti gli anni nello stesso posto per riprodursi. La sola cosa che possa far sì che l’appuntamento sia mancato è che uno dei due sia morto. Ciò fa dire che a livello della sessualità anche una rana sa fare meglio degli esseri umani: arrivano puntuali all’appuntamento, non commettono atti mancati, non hanno attacchi di panico che impediscono l’appuntamento, non simulano mal di testa… gli esseri parlanti sono invece contorti, non sanno che cosa fare, quando lo fanno lo fanno piuttosto male e soprattutto si fanno male.

E così le ostriche che, a loro modo, hanno rapporti sessuali. In un determinato momento dell’anno l’ostrica maschio secerne una grande quantità di spermatozoi. Questo fa sì che per un certo periodo l’animale rimanga avvolto come in una nuvola e che gli spermatozoi, diffondendosi nell’acqua, giungano fino alle uova dell’ostrica femmina, che ne sono così fecondate. Sembra semplice, ma c’è una difficoltà: come e quando incontrarsi? Perché l’emissione degli spermatozoi e la maturazione delle uova nella femmina devono realizzarsi contemporaneamente. Occorre che l’ostrica maschio secerna gli spermatozoi nello stesso tempo in cui l’ostrica femmina fa maturare le uova. Gli etologi hanno scoperto che si verifica un processo di sincronizzazione: l’accoppiamento delle ostriche avviene senza contatto, una volta l’anno, a giugno, un giorno o due dopo la luna piena o la luna nuova. Questo significa che la chiave della sincronizzazione sono le maree, ossia esiste un sapere nel reale.

Nelle relazioni umane, soprattutto quando si tratta di amore, le cose sono sempre complicate e dove sembrano non esserlo, lo diventano. Non c’è rapporto sessuale iscritto nella natura umana, al contrario di quanto accade negli animali per i quali tale relazione è regolata e predeterminata.

Con questa frattura ontologica del “non esiste” (il rapporto sessuale, La donna, l’Altro) che sembra andare contro ogni presunto buon senso o millantato esame di realtà, Lacan apre a una nuova logica che lascia spazio e permette di leggere le diverse invenzioni sintomatiche a partire da un completo rifiuto di ogni standard o modello con il loro cascame di prestazioni “adeguate”.

Questa apertura vale nel campo della clinica, ma anche in quello politico, come J.-A. Miller ha mostrato con le battaglie nelle quali si è implicato tutto il Campo Freudiano. Di questa frattura non abbiamo esplorato ancora tutte le conseguenze per la psicoanalisi e per la politica della psicoanalisi, cosa che il Congresso AMP di Parigi non mancherà di fare.

Perché c’è qualcosa che supplisce al non c’è, solo che è singolare, contingente, imprevedibile, come una seduta analitica o come l’amore che “supplisce al rapporto sessuale in quanto inesistente”[8].

“Non è forse dal confronto con questa impasse, con questa impossibilità nella quale si definisce un reale, che vene messo alla prova l’amore? […] il cosiddetto rapporto sessuale cessa di non scriversi. Cessare di non scriversi, questa non è una formula proposta a caso, l’ho riferita alla contingenza. […] La contingenza l’ho incarnata nel cessa di non scriversi. Perché qui non c’è nient’altro che incontro, l’incontro nel partner dei sintomi, degli affetti, di tutto ciò che in ciascuno indica la traccia del suo esilio, non come soggetto ma come parlante, del suo esilio dal rapporto sessuale. Non è forse come dire che è solamente tramite l’affetto che risulta da questa faglia beante che si incontra qualcosa che può variare infinitamente quanto al livello del sapere, ma che, per un istante, dà l’illusione che il rapporto sessuale cessi di non scriversi?”[9]

Quindi l’amore rende possibile qualcosa, qualcosa che non cessava di non scriversi si scrive. Così il segno d’amore è il segno di un incontro in cui ciascuno incontra nell’altro la traccia particolare del proprio esilio dal rapporto sessuale. L’incontro d’amore sposta così la negazione dal cessa di non scriversi al non cessa di scriversi, dalla contingenza alla necessità. È questo passaggio, questa sostituzione “che determina il destino e anche il dramma dell’amore”[10].

“C’è una sorpresa dell’amore nella misura in cui l’evento dell’amore smentisce l’impossibile del rapporto sessuale. È per questo che Lacan ha detto che c’è una dimensione in cui l’amore è reale, e non semplicemente immaginario e narcisistico. La dimensione in cui l’amore è reale è la dimensione dell’incontro contingente sullo sfondo dell’impossibile”[11].

Questo amore reale lo si può imparare in una analisi, perché se è vero che “in principio dell’esperienza analitica era l’amore”[12] e che “non si fa che questo, parlare d’amore, nel discorso analitico”[13], è grazie al desiderio dell’analista che dalla dimensione immaginaria e simbolica si può arrivare – tramite l’amore per il proprio inconscio – all’amore del reale[14]. Si tratta della funzione propria del desiderio dell’analista che occuperà una seconda parte importante di questo volume.

I testi qui raccolti ci preparano innanzitutto al Congresso AMP di Parigi, grazie al lavoro svolto nelle Segreterie di Roma con Clotilde Leguil, Pamela King e Carolina Koretzky, e di Napoli con Paolo Rocco Cipriano, Massimiliano Rielli e Francesco Saturno, sei testi che mettono in tensione l’aforisma di Lacan con la clinica contemporanea e le questioni amorose.

A seguire, la rubrica Tre domande a… Ricardo Seldes, direttore del Congresso AMP 2026.

Potrete poi leggere i contributi che sono stati presentati nella Giornata Nazionale Questioni di Scuola, Gli anziani e i giovani: sul desiderio dell’analista, con gli interventi di Michela Boccabella, Sara Bordò, Luisella Brusa, Monica Buemi, Chiara Cecchetti, Paolo Rocco Cipriano, Matteo De Lorenzo, Carmine Mangano, Adele Succetti, Alide Tassinari.

Per la rubrica Ciò che fa serie…, Marianna Matteoni e Marta Palmosi ci introducono a due serie molto attuali e contemporanee, legate a loro modo al tema del congresso AMP.

Chiude la sezione Il lavoro in istituzione: clinica e politica: Chiara Mangiarotti e Samuele Nale raccontano la loro esperienza in due diverse istituzioni, il Centro Martin Egge e una struttura socio-educativa del comune di Firenze.

Buona lettura!

[1] J. Lacan, Il Seminario. Libro XX. Ancora [1972-1973], Einaudi, Torino 2011, pp. 9 e 23.
[2] J.-A. Miller, Divini dettagli [1989], Astrolabio, Roma 2012, p. 64.
[3] Lacan, Il Seminario. Libro XX. Ancora, cit., p. 45.
[4] Ivi, p. 55.
[5] J.-A. Miller, L’apparato per psicoanalizzare [1997], in, in I paradigmi del godimento, Astrolabio, Roma 2001, pp. 128-129.
[6] J.-A. Miller, Il reale nel XXI secolo. Presentazione del IX Congresso dell’AMP, in La Psicoanalisi, n. 52, Astrolabio, Roma 2012, pp. 14-15.
[7] J. Lacan, Il seminario di Caracas, in La Psicoanalisi, n. 28, Astrolabio, Roma 2000, p. 12
[8] Lacan, Il Seminario. Libro XX. Ancora, cit., p. 43.
[9] Ivi, pp. 138-139.
[10] Ivi, p. 139
[11] J.-A. Miller, Introduzione all’erotica del tempo, in La Psicoanalisi, n. 37, Astrolabio, Roma 2005, p. 40.
[12] J. Lacan, Il Seminario. Libro VIII. Il transfert [1960-1961], Einaudi, Torino 2008, p. 6.
[13] Lacan, Il Seminario. Libro XX. Ancora, cit., p. 78.
[14] V. Baio, L’Amore del reale. Una nuova logica della vita amorosa?, in La Psicoanalisi, n. 24, Astrolabio, Roma 1998, p. 159.

Allegati

Appunti n. 164

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