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Appunti n. 139 – Giugno 2018

Editoriale
Emanuela Scattolin

Apriamo questo numero della rivista con la sezione dedicata al tema del Convegno nazionale della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi (SLP): Il desiderio dell’analista, clinica e politica che si terrà a Bologna il 16 e 17 giugno prossimo. Seguono le rubriche: Dal Campo freudiano, Psicoanalisi e politica, Dibattiti e psicoanalisi nella società, Il bambino, l’adolescente e l’inconscio, Psicoanalisi e arte e Cartelli che, insieme alla prima sezione, costituiscono l’ossatura della rivista.
Nell’orientamento tracciato da J.-A. Miller, il desiderio dell’analista è stato incluso nella storia e nella logica della psicoanalisi da quando Lacan lo introdusse, negli anni ’60, in antitesi alla pratica del controtransfert. Il Convegno convoca il desiderio dell’analista correlato al suo atto che punta al reale del parlessere, sia come effetto di un’analisi portata a termine – e dunque strettamente imbricato alla formazione dell’analista, di cui le testimonianze di passe  danno un’eco –, sia come funzione e operatività nella pratica analitica; sia come fulcro su cui poggia la politica della psicoanalisi come politica del sinthomo, sia ancora, sulla scia del desiderio che Freud e Lacan hanno trasmesso, come elemento essenziale per far esistere la psicoanalisi nella sua portata sovversiva.
Variazioni, spostamenti, innovazioni caratterizzano l’insegnamento di Lacan. Così, anche il concetto di “desiderio dell’analista” si declina, nel tempo, secondo diverse accezioni che non si escludono vicendevolmente. Il testo di Luisella Mambrini ne ripercorre le tappe fondamentali che scandiscono il passaggio epistemico e clinico dall’inconscio transferale all’inconscio reale, dall’inconscio decifrabile all’inconscio fuori senso, al sinthomo. Nella prospettiva del sinthomo, come si declina il desiderio dell’analista? Per Céline Menghi ciò che era scoria, diventa alla fine il godimento vivo su cui l’analista poggia il suo atto. È la “presenza dell’analista”, la presenza dell’analista con il suo corpo che, come è indicato nel Seminario XI, segna secondo l’autrice un punto di svolta nell’elaborazione di Lacan. Il testo di Paola Bolgiani, Presidente della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi, interroga, invece, la dimensione politica del desiderio dell’analista e dunque l’incidenza del discorso analitico, quale particolare forma di legame, sugli altri legami sociali. Infine, il testo di Giuliana Capannelli offre alcuni spunti di riflessione intorno all’esperienza di passe: il desiderio di passe non è esso stesso un effetto del desiderio dell’analista?
Due importanti eventi del Campo freudiano si sono tenuti a Barcellona nell’aprile scorso: il Congresso mondiale di psicoanalisi Le psicosi ordinarie e le altre, sotto transfert e il forum sull’autismo Dopo l’infanzia. Autismo e politica. Dal report sul Congresso, di I. Papandrea e M. L. Tkach, cogliamo gli effetti della messa al lavoro e dell’operatività teorica e clinica che la nozione di psicosi ordinaria, strumento trasversale e non diagnostico proposto da J.-A. Miller nel lontano 1998, ha prodotto negli analisti e nella loro pratica rivelandosi anche un valido strumento di lettura della contemporaneità. Dal report di Chiara Mangiarotti sul forum cogliamo invece come nella “battaglia per l’autismo” si tratti di proporre una politica inclusiva e non segregativa del soggetto autistico e della sua famiglia e una clinica che punti a far emergere, al di là di ogni universalismo scientifico, il reale singolare di ciascun soggetto.
Se il discorso del padrone si situa all’interno delle coordinate storiche di un’epoca, l’attuale connubio tra il discorso della scienza e quello del capitalismo globalizzato dei mercati e della finanza sta provocando mutamenti epocali in tutti i campi del sapere e della vita. Tali mutamenti dell’ordine simbolico toccano ogni uomo in quanto essere parlante, determinando nuovi legami sociali. Lo psicoanalista di orientamento lacaniano raccoglie, al passo con le trasformazioni della soggettività dell’epoca, contraddistinta dall’inesistenza dell’Altro e dal dominio dell’oggetto, le sfide della contemporaneità scegliendo di intervenire in modo attivo nel malessere della civiltà. Clinica e politica sono imbricate nella pratica analitica, la cui stessa esistenza dipende dalla libera circolazione delle idee e della parola.
A questo proposito, nella rubrica Psicoanalisi e politica, Domenico Cosenza presenta un’attenta riflessione sull’impatto che lo scritto di J.-A. Miller, Campo freudiano Anno Zero, ha avuto sulla nostra comunità analitica, indicandone sviluppi e prospettive. Massimiliano Rebeggiani propone, invece, alcuni spunti personali di riflessione sia sul totalitarismo che su alcune possibili derive della democrazia e mette in luce la profonda disgiunzione tra psicoanalisi e politica rispetto al modo di rapportarsi al sapere.
La rubrica Dibattiti e psicoanalisi nella società accoglie il contributo di Pietro Bossola che si chiede: quale conseguenza ha sul divenire del sapere odierno la diffusione del digitale/digitabile? Scomparsa la nozione di “rappresentanza” che implica l’intermediazione dell’Altro nell’accesso al sapere, a che cosa si riduce quest’ultimo? Il testo di Giuseppe Salzillo, propone una riflessione sulla disgiunzione tra psicoanalisi e psicoeducazione e interroga il rapporto tra psicoanalisi e politica illustrandone i limiti ma, al contempo, richiamando la necessità della democrazia come unico modello istituzionale che possa garantire al soggetto uno spazio singolare di parola. Giuseppe Pozzi interroga invece la violenza come una delle modalità del legame sociale, modalità paranoica che si regge sulla diade amico-nemico, pulsione di morte all’opera. Se per Lacan il soggetto è sempre responsabile, come può includersi la psicoanalisi nel campo della Legge e del diritto? Silvia Morrone propone un excursus storico sul rapporto tra Legge e psichiatria con le trasformazioni avvenute rispetto al nesso tra responsabilità-imputabilità-pena.
Che cosa si ascolta quando nella pratica analitica incontriamo un bambino o un adolescente? Da cosa lo psicoanalista lacaniano si lascia orientare nella clinica e nella pratica con questi soggetti? Nella rubrica Il bambino, l’adolescente e l’inconscio Nicola Purgato, attraverso alcuni passaggi fondamentali dell’elaborazione di Freud e Lacan traccia le coordinate essenziali del lavoro con i minori. Un romanzo, I turbamenti del giovane Törless, di R. Musil, offre invece a Philippe Lacadée lo spunto per sottoporre al prisma dell’ascolto analitico quei passaggi “di grande finezza clinica” che gettano luce sulla delicata transizione che caratterizza il tempo dell’adolescenza, adolescenza che Matteo Bonazzi, nel suo contributo, preferisce declinare al plurale parlando di adolescenze e proponendo, oltre a quello evoluivo e strutturale, un terzo paradigma di lettura.
Nel suo contributo, ospitato nella rubrica Psicoanalisi e arte, Nathalie Georges-Lambrichs ripercorre alcune interpretazioni del celebre distico virgiliano, Flectere si nequeo Superos, Acheronta movebo, posto in esergo a L’interpretazione dei sogni lasciando intendere come il disagio della civiltà derivi dall’incontro di due correnti che originano da una medesima fonte.
Il dispositivo del Cartello, proposto da Lacan nell’atto di fondazione della Scuola, rimane l’elemento fondamentale per svolgere il lavoro al suo interno. Il contributo di Maria Laura Tkach, Segretaria nazionale dei Cartelli, ne mette in luce, nella rubrica omonima, il funzionamento democratico, che preserva il rapporto di ciascun cartellizzante con il non-tutto, la capacità di contrastare gli effetti di gruppo e la risorsa che esso rappresenta per e nella Scuola.

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Appunti Giugno 2018

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