Milano, domenica 17 febbraio 2009
Hotel Michelangelo – Piazza Luigi di savoia, 6 – Milano

Il tema dell’identificazione è centrale nella teoria e nella clinica psicoanalitica. Come ascoltiamo in particolare nelle testimonianze di passe, e come ciascuno esperisce nella propria analisi, un’esperienza analitica incide sulle identificazioni immaginarie e simboliche, per spingere a isolare un punto identificatorio strutturale e fondativo, quell’S1 che si rivelerà come ciò che ha governato le diverse identificazioni del soggetto a sua insaputa. L’ultimo insegnamento di Lacan spinge la questione dell’identificazione fino a individuare nel sinthomo ciò con cui, al termine dell’analisi, ci si può identificare, elemento di godimento irriducibile e singolare.

L’analisi produce per ciascuno effetti di discorso, ovvero modi differenti di situarsi nei legami sociali. L’entrata in analisi, per esempio, produce un cambiamento di discorso che rende il sintomo con il quale si giunge dall’analista un sintomo analizzabile; allo stesso modo possiamo individuare, nel percorso di ciascuno, diverse scansioni che modificano necessariamente il modo di fare legame man mano che l’analisi viene portata avanti verso quel punto di identificazione che tocca la dimensione del reale.

Il legame sociale contemporaneo, come sappiamo, si struttura in maniera diversa rispetto ai tempi di Freud e Lacan. La caduta degli ideali a favore dell’ascesa allo zenit degli oggetti di consumo e di godimento, produce effetti di isolamento, generando individualismo, frammentazione dei legami, segregazioni e auto segregazioni, fino alla violenza agita contro l’altro.

Nessun parlessere è indenne dagli effetti di questa tendenza generalizzata, in cui ciascuno di noi è immerso nella sua vita quotidiana, nei suoi rapporti sociali e professionali, nella Scuola stessa. Tuttavia, proprio in virtù di come il lavoro analitico avrà modificato il piano delle identificazioni, potremo constatare delle incidenze sul modo con cui ciascuno si posiziona nel legame sociale. D’altra parte una Scuola di psicoanalisi è fondamentale per mantenere in un legame di lavoro coloro che domandano di farvi parte, contrastando gli effetti inerziali della pulsione di morte.

Con il movimento Zadig abbiamo a che fare, nel campo sociale e politico, con questa stessa questione: in che maniera, modificandosi la modalità di fare legame sociale, un analista può, e gli analisti come insieme collettivo possono, posizionarsi nel discorso sociale e politico proprio della loro epoca?

Nella conferenza di Madrid, Jacques-Alain Miller dice: “Per operare in politica, affidarsi all’autonomia del proprio pensiero è necessario quanto abbassare il livello delle identificazioni e ottenere che ciascuno faccia riferimento alla propria opinione. Detto altrimenti, non massificare le reazioni, non farsi incantare dal riferimento a un capo. Al contrario, si tratta di fare qualcosa di multiplo, di articolato e discusso”.

Nella Conversazione che ci vedrà riuniti a Milano discuteremo intorno all’articolazione fra l’esperienza analitica personale, con i suoi effetti che vanno nella direzione di “abbassare il livello delle identificazioni”, e gli effetti in termini di cambiamento di discorso, cioè di legame. Se l’analisi spinge verso un’autonomia di pensiero e a “fare riferimento alla propria opinione”, senza “farsi incantare da un capo”, al contempo implica necessariamente per noi la dimensione della conversazione e della discussione, pena la caduta nell’individualismo che impera nella nostra epoca.