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Gli scarti

“L’albero storto vive la sua vita, quello dritto finisce dal falegname.”
Proverbio cinese.

Laura Storti, Presidente SLPCf e Membro AME dell’AMP,
Roma, 30 settembre 2022

Nei prossimi giorni Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica italiana, conferirà a Giorgia Meloni, segretario del partito Fratelli d’Italia, l’incarico di comporre il Governo che guiderà il nostro paese per i prossimi cinque anni.

Durante la campagna elettorale la stampa compiacente ha cercato di mettere a valore che la vittoria di Giorgia Meloni avrebbe condotto una donna, per la prima volta in Italia, a ricoprire la carica di capo del Governo.

Il Movimento femminista, con tutti i suoi rivoli e le sue differenze, ha risposto facendo comunicati e appelli per smascherare questa operazione che sperava di convogliare il voto dell’elettorato femminile verso la candidata della destra.

In realtà la vittoria di Fratelli d’Italia, che con il 26% diventa il primo partito d’Italia, sembra portare a compimento un processo iniziato con il primo governo di Silvio Berlusconi, a metà degli anni Novanta: sdoganare e traghettare alla legalità della democrazia parlamentare l’allora partito di Alleanza nazionale, prolungamento del Movimento sociale, a sua volta nato dalle ceneri del fascismo. Il segretario di quel partito Gianfranco Fini fu allora presidente della Camera, così come Giorgia Meloni ministro della Gioventù (volle perfino modificare il nome del ministero).

Il revisionismo storico che cerca di mettere sullo stesso piano l’operato dello squadrismo fascista e la guerra di liberazione partigiana ha fatto il resto.

Potremmo aggiungere che si arriva a questo punto dopo un lungo percorso di demolizione e discutibile trasformazione della sinistra italiana, che ha in particolare riguardato il più grande Partito comunista europeo.

Ma la sinistra è morta, diceva Jacques-Alain Miller quasi vent’anni fa, nel suo articolo Tombeau pour l’homme de gauche[1]. In quell’articolo egli mostra come l’uomo di sinistra, essendosi riconciliato con il mercato e il consumismo, sarebbe stato sepolto dalla moltitudine di oggetti gadget della produzione di massa, in quell’abbraccio mortale tra il discorso capitalista e le scienze, già predetto da J. Lacan.

D’altra parte tra gli anni ’60 e ‘70 Pier Paolo Pasolini metteva in guardia da una nuova forma di fascismo, più subdola e insidiosa, intesa “come normalità, come codificazione del fondo brutalmente egoista di una società”[2]: il sistema dei consumi, che a partire dagli anni sessanta si è reso responsabile dell’omologazione culturale del nostro paese. Parla, Pasolini, di un potere senza volto, senza camicia nera e senza fez, ma capace di plasmare le vite e le coscienze. Può sembrare sconcertante, ma a distanza di oltre quarant’anni questi suoi interventi mantengono intatta la loro forza critica, permettendo di cogliere alcuni dei tratti più profondi dell’Italia di oggi.

Cosa allora ci preoccupa di questa vittoria elettorale di marcato segno populista, conservatore e che si rifà a valori come: Patria, Chiesa e Famiglia? (vedi l’intervento spesso citato che Giorgia Meloni fa in un comizio in Spagna, dove a gran voce proclama: “Sono una madre, sono cristiana, sono italiana”).

È in questo gridare per imporre i suoi significanti identitari come valori assoluti, per tutti, che sorge più di una preoccupazione. Il proclamare a gran voce che il suo partito al Governo si batterà contro le “devianze giovanili”, e le elenca in un tweet durante la campagna elettorale: anoressia, bulimia, dipendenze, autolesionismo e altro ancora. Come a sostenere che tutto ciò che nella società non funziona e non si conforma, intralcia.

La Signora Meloni vuole eliminare esattamente quello con cui la psicoanalisi opera attraverso un approccio de-patologizzante. Gli “scarti” della società, proprio quegli scarti a cui la psicoanalisi offre un posto.

Non ha detto in che modo intenda operare ma non possiamo non immaginare il nascere di luoghi di segregazione.

La lotta all’immigrazione clandestina, il linguaggio bellico imperversa nei suoi discorsi, le fa proporre i blocchi navali come “unica proposta seria”.

Insomma, ancora l’appello alla paura e la politica dell’odio verso l’altro e il diverso è la ricetta che sembra propinarci.

Tutto ciò ci allarma e non poco, per le sorti della psicoanalisi. Per le sorti di quel “legame (lien) tra coloro che parlano”, di cui parla Christiane Alberti nell’intervento pronunciato all’inaugurazione della Sezione Clinica di Cochabamba[3].

 

[1] J.-A. Miller, Tombeau pour l’homme de gauche, “Lacan Quotidien”, Parigi, 4 dicembre 2002.

[2] P. Paolo Pasolini, Il fascismo degli antifascisti, Garzanti, Torino, 2018.

[3] Cfr. L’intervento di Christiane Alberti sarà pubblicato nel prossimo numero di Rete Lacan.

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